15/06/2006, 00.00
LIBANO – ONU - SIRIA
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Per Brammertz "legami possibili" tra l'omicidio Hariri ed altri 14 attentati

di Yousef Hourany

Oggi l'Onu decide la proroga di un anno della Commissione d'inchiesta. Il giudice belga si dice soddisfatto dell'atteggiamento siriano.

Beirut (AsiaNews) – Esistono "possibili legami" tra l'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafic Hariri ed "altri 14 attentati" compiuti nel Paese dei cedri dopo l'ottobre 2004. E' l'opinione espressa ieri sera davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite da Serge Brammertz, capo della Commissione di inchiesta dell'Onu sull'omicidio Hariri, il mandato della quale oggi sarà prorogata di un anno.

Il 43enne giudice belga, in questi primi mesi di lavoro ha acquisito la stima di tutte le parti interessati, soprattutto dopo la presentazione del suo secondo rapporto, definito "scientifico, oggettivo e degno di essere rispettato" dal ministro degli Esteri libanesi, Fawzi Saloukh, ed in modo positivo anche dalle autorità siriane. Fonti diplomatiche prevedono anche la volontà dei membri del Consiglio di Sicurezza di allargare la competenza della commissione dell'ONU a tutti gli atti di violenza compiuti in Libano dall'ottobre 2004 fino all'assassinio del deputato giornalista anti-siriano, Gebran Tueini. L'ipotesi trae origine dalle parole pronunciate dal giudice Brammertz durante la riunione del Consiglio di sicurezza, quando ha sostenuto l'esistenza di un filo che lega l'attentato del 14 febbraio 2005, che è costato la vita a Rafic Hariri a tutti gli altri 14 attentati ed ha chiesto alla comunità internazionale di offrire il suo contributo agli organi giudiziari libanesi per poter chiarire le responsabilità e ristabilire la situazione in Libano, che ormai è stanco del "profumo di sangue".

Il giudice Brammertz si è anche detto soddisfatto per l'atteggiamento delle autorità siriane, che si sono mostrate molto disponibili ad offrire collaborazione, ed ha definito molto costruttivi gli incontri con il presidente siriano Bachar El Assad e con il suo vice Farouk Chareh. Sono stati 16, ha rivelato il capo della Commissione d'inchiesta, gli interrogatori di responsabili siriani e tutti hanno avuto risultato positivo.

Il Segretario generale del ministero degli Esteri libanese, ambasciatore Boutros Asaker, ha espresso "la sua stima nei riguardi del lavoro compiuto dal giudice Brammertz con oggettività ed alto senso di responsabilità". Lo steso vice-ministro degli Esteri siriano, Faysal Makdad, che si trova ancora a new York, ha rinnovato "la piena adesione del suo governo alle richieste della commissione d'inchiesta internazionale".

La stampa siriana di oggi definisce "oggettivo, fatto con alta professionalità", il rapporto del giudice Bramertz. Vengono criticate invece le dichiarazioni dei "nemici della Siria", che sono, secondo il giornale "Techrin" (Ottobre) "strumenti nelle mani di Israele". Il giornale si riferisce alle dichiarazioni dell'ambasciatore americano all'ONU, John Bolton, che ha denunciato "la scarsa collaborazione del governo siriano con il giudice Bramertz" ed ha auspicato il compimento della missione della Commisione in modo capace di rivelare la verità sull'assassinio di Hariri.  Techrin  ripropone alcuni brani dell'intervista fatta dal vice-ministro Makdad alla televisione "Al Arabiya", nella quale ribadisce la non complicità del suo Paese nell'assassinio di Hariri, che era "l'amico della Siria" ed ha ripetuto le sue critiche contro il metodo seguito dal predecessore di Bramertz, il giudice Tedesco Detlev Mehlis, che "ha rovinato l'indagine ed era partito da un presupposto anti-siriano".

 

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