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  • » 03/08/2017, 10.31

    CINA-VATICANO

    Per i cattolici cinesi: l’Ora santa, come meditare il Vangelo (1)

    Ottavio De Bertolis

    AsiaNews inizia oggi la pubblicazione a puntate di un libro che spieghi il modo, le tecniche, i contenuti della meditazione del Vangelo, sulla scia della spiritualità di sant’Ignazio di Loyola. Un servizio alla Chiesa in Cina nel suo bisogno urgente di formazione spirituale per i vescovi, i sacerdoti, le religiose, i laici.

    Roma (AsiaNews) - Vescovi, sacerdoti, religiose, laici cinesi sono tutti d’accordo su un fatto: che è necessario potenziare la formazione spirituale e intellettuale dei fedeli. Anche i due rami della Chiesa cattolica, gli ufficiali e i sotterranei, cercano in tutti i modi di trovare strumenti e persone per l’insegnamento teologico, culturale, spirituale delle loro comunità e seminari.

    Già la Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi sottolineava l’importanza della formazione permanente, anzitutto per i sacerdoti (n. 13). A quella era seguita nel 2009 una lettera a firma del card. Tarcisio Bertone ai sacerdoti cinesi, in cui si ribadiva il valore della formazione.

    Quest’anno, al Simposio sulla Chiesa in Cina proposto da AsiaNews è emersa ancora questa necessità, resa ancora più urgente dalle sfide missionarie che la Chiesa cinese deve affrontare: l’ateismo di Stato, la crescita delle religioni tradizionali, la modernità.

    Talvolta l’enfasi attuale sul raggiungimento di accordi diplomatici o sulle nomine dei vescovi, nasconde o mette ai margini una responsabilità che è di tutti i cattolici nel mondo: aiutare la Chiesa in Cina, quella di oggi, non quella del futuro, a crescere e solidificarsi nella fede. Papa Francesco non è insensibile a questo tema: la sua Evangelii Gaudium è un manuale di formazione permanente del discepolo-missionario, fino a dettagliare come fare le omelie!

    Nasce da qui la proposta di pubblicare a puntate un libro sull’Ora santa, sulla meditazione del Vangelo, che spieghi il metodo, i ritmi, e anche i contenuti della meditazione. L’autore è p. Ottavio De Bertolis, professore gesuita, in servizio alla chiesa del Gesù a Roma. Con il suo permesso, cominciamo oggi la pubblicazione (BC).

     

    VEGLIATE E PREGATE

    L’ora santa

     

    Una premessa

     

    Con il nome di «ora santa» viene tradizionalmente indicata una classica espressione della devozione al Cuore di Gesù, che prende spunto dalle parole stesse del Signore: «L’anima mia è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate con me» (Mt 26, 38). Facciamo così memoria ogni giovedì notte di quella preghiera piena di dolore e di amore con la quale Cristo accolse la volontà del Padre, «imparò l’obbedienza dalle cose che patì» (Eb 5, 8), si caricò delle nostre sofferenze, si addossò i nostri dolori e fu schiacciato per le nostre iniquità (cfr. Is 53, 4-5).

    Lui è veramente il sommo sacerdote che intercede per i suoi fratelli, santo, innocente, senza macchia, che ha offerto se stesso (cfr. Eb 7, 26-27). In lui, prostrato a terra in Getsemani, diviene vera quell’espressione del Salmo che dice: «Io, quand’erano malati, vestivo di sacco, mi affliggevo col digiuno, riecheggiava nel mio petto la mia preghiera. Mi angustiavo come per l’amico, per il fratello, come in lutto per la madre mi prostravo nel dolore» (Sal 35, 13-14). Lui ha pregato per noi malati e nel suo cuore, nel suo petto, nell’orto degli Ulivi riecheggiava la preghiera che giungeva al Padre per noi, mentre vedeva tutti i tradimenti e le infedeltà dei suoi che si sarebbero consumati lungo la storia. Lui che ci ha chiamati amici (cfr. Gv 15, 14) e fratelli, e ha detto che saremmo stati per lui anche madre, se avessimo compiuto la volontà del Padre (cfr. Mc 3, 34), si è angustiato per noi come noi per i nostri amici, fratelli e madre, nelle loro infermità. Davvero in quell’ora «colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore» (2 Cor 5, 21); in altri termini, ha vissuto in se stesso la separazione e la lontananza da Dio, come l’ultimo dei peccatori e dei dannati, patendo lui stesso al posto nostro, perché nessuno potesse dire di non essere stato amato fino a quel punto. E così si compie la parola del Salmo: «Se salgo in cielo là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti» (Sal 139, 8). Gesù ha abitato gli inferi, non solo scendendo nella dimora dei morti nel mistero del sabato santo, ma anche abitando nella dimora di coloro che sono morti nello spirito anche se sono vivi con la carne, cioè i peccatori, subendo la loro stessa condanna, vivendo la loro stessa situazione di infinita lontananza da Dio, il loro dolore infinito: perché chiunque, anche l’ultimo dei peccatori, potesse dire che Lui gli si è fatto vicino «fino alla fine» (Gv 12, 1), cioè fino al punto in cui era.

    A questo riguardo, mi ha sempre molto impressionato una parola di Gesù rivolta a santa Margherita Maria Alacoque, e da lei annotata, che dobbiamo leggere secondo le categorie e il linguaggio dei tempi della santa e che pure, una volta ben capita, contiene una conferma di quanto sopra abbiamo riferito: «Qui ho sofferto più di tutto il resto della mia Passione vedendomi abbandonato dal Cielo e dalla terra, caricato di tutti i peccati dell’umanità. Stavo davanti alla santità di Dio che, senza riguardo della mia innocenza, nel suo furore mi ha schiacciato; mi ha fatto bere il calice, che conteneva tutto il fiele e l’amarezza della sua giusta indignazione, come se avesse dimenticato il nome di Padre […]. Nessuno al mondo può comprendere l’intensità dei dolori che allora ho sofferto. È lo stesso dolore che prova l’anima in peccato, quando si presenta davanti al tribunale della santità divina, la quale si appesantisce su di lei […] e la sprofonda nell’abisso del suo giusto rigore». Veramente «Dio non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (cfr. Rm 8, 32).

    Santa Margherita Maria si dedicava alla pratica dell’ora santa ogni giovedì notte, dalle 23 alle 24, nella cappella del suo monastero; ma noi non siamo tenuti a questo. L’essenza di questa preghiera consiste nel meditare o contemplare per un’ora intera e continua la Passione del Signore, col desiderio di offrirgli amore e riparazione per le infedeltà e tradimenti nostri e in special modo per quelli delle anime a lui consacrate. Non c’è un «sistema» particolare: si può leggere e meditare il racconto della Passione di uno dei Vangeli, in tutto o in parte, o pregare con i misteri dolorosi, o fare la via crucis, o anche stare in silenzio ed effondere il proprio cuore dinanzi a Lui.

    Ognuno prega quindi come meglio è capace: io propongo, specialmente per coloro che iniziano, di fermarsi sul racconto dell’agonia nel Getsemani, o su un brano della Passione; dopo averlo letto e riletto qualche volta, semplicemente ci si domandi che cosa il testo dice e che cosa il testo mi dice, cosa dice a me, alla mia vita; lasciamoci toccare dalla Parola e infine, quando verrà spontaneo, diciamo noi qualcosa al Signore che ci viene incontro. Oppure si cerchi di immaginare la scena che abbiamo letta, si entri in essa, immaginandosi lì dentro, e si abbia un colloquio con le persone lì presenti, secondo quanto saremo ispirati, spontaneamente e liberamente. Quanto alla posizione del corpo, sia quella che più ci aiuta, anche variandola: in piedi o in ginocchio, seduti o prostrati, come più sentiamo utile. E rimaniamo in questa orazione fino a quando non ne avremo tratto frutto.

    È chiaro poi che una preghiera simile è sempre graditissima a Gesù, senza specificazioni di giorni o di tempi: ma è pur vero che il giovedì notte è precisamente il ricordo esatto di «quel» giovedì notte, di quell’ora nella quale sembrò vittorioso il potere delle tenebre. Vegliare, inoltre, ha un significato importante: si veglia di notte, e la notte non è solo il buio esteriore, ma anche quello interiore. Impariamo a illuminare la notte con la preghiera, la nostra notte personale, quella del mondo, e forse anche la notte della Chiesa. Del resto, è a mezzanotte che arriva lo sposo e gli corriamo incontro (cfr. Mt 25, 6): il cuore di Cristo, sul quale il discepolo prediletto appoggia il capo, è il cuore o petto dello sposo, al quale la sposa dice, nell’intimità dell’amore: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore» (Ct 8, 6).

    Naturalmente non è necessario rimanere in Chiesa per fare tutto questo, anche se è vero che pregare davanti al sacramento è pregare in modo diverso: ma non si tratta necessariamente di uscire di casa, e forse è proprio l’occasione per entrare nel silenzio della propria camera e di pregare nel segreto. In quest’ora ognuno di noi, e specialmente i sacerdoti, troverà una sorgente inesauribile di grazia, di consolazione e conforto personale, di intercessione gli uni per gli altri, di fecondità apostolica nel proprio ministero.

    È un’autentica «scuola del Sacro Cuore», perché in fondo questa spiritualità non si insegna e non si impara dai libri, ma è Gesù stesso che la rivela a ciascuno secondo la grazia propria. A mio parere è il mezzo migliore per conoscere di una conoscenza vera, non libresca ma vissuta, non «per sentito dire» ma per avere «veduto e toccato», il cuore stesso di Gesù, che si mostra a chi lo cerca.

    In questo libriccino desideriamo offrire degli spunti per scoprire, o riscoprire, questa bella forma di preghiera, uno «stare con Gesù» semplice, gratuito, non fatto per dovere, ma semplicemente per amore. È uno spazio settimanale per dilatare la nostra preghiera, che forse negli altri giorni possiamo fare un po’ di corsa, in mezzo a tante attività. È una specie di sosta spirituale che ci concediamo, un rifornimento o supplemento del quale abbiamo molto bisogno. Vorrei notare che, probabilmente, fare l’ora santa ogni giorno sarebbe difficile, e farla una volta al mese la renderebbe troppo diluita: ma una volta alla settimana è un ritmo possibile a tutti, e così facendo essa diventa quasi un corso di Esercizi Spirituali nella vita corrente. Senza lasciare le nostre occupazioni, ecco che abbiamo incominciato a cercare e a trovare il Signore, ad abbeverarci all’acqua viva che sgorga dal suo Cuore.

    Vorrei suggerire infine, per quanti non se la sentono di star fermi a pregare per un’ora intera, di iniziare a praticare l’ora santa in un modo più semplice e tuttavia non meno efficace, che d’altra parte possiamo seguire tutti. In un’ora del giorno, a nostra scelta, semplicemente procuriamo di fare quel che facciamo come se fossimo davanti a Gesù: invitiamolo, per così dire, a stare con noi nelle nostre occupazioni, e offriamogli quel tempo volendo rispondere all’amore del suo Cuore. Non si tratta dunque di pregare, né di concentrarsi, ma di stare lì con lui: specialmente i malati possono unire le loro sofferenze, fisiche o morali, alla sua passione; chi incontra qualcuno e vede gente, potrà onorare Cristo lì presente in coloro che gli sono vicini in quel momento; chi fa un lavoro può unirsi alla sua vita nascosta. E così la nostra vita tutta è ormai nascosta con Cristo in Dio (cfr. Col 3, 3) e impariamo a offrire i nostri corpi, cioè le nostre vite, come sacrificio spirituale, santo e gradito a Dio (cfr. Rm 12, 1-2). Non sottovalutate quanto può essere utile questo modo semplicissimo di pregare, sempre alla nostra portata: ci insegna infatti a vivere con lui, davanti a lui, per lui, in tutto. Con le parole di sant’Ignazio, ci insegna a essere «contemplativi nell’azione», per cercare e trovare in tutto la più grande gloria e servizio di Dio nostro Signore.

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