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  • » 12/09/2017, 12.23

    RUSSIA-UCRAINA

    Poroshenko e la Chiesa ortodossa a Kiev

    Vladimir Rozanskij

    Il presidente ucraino ha chiesto al Patriarcato ecumenico Bartolomeo l’autocefalia per le Chiese orientali nel Paese. Al presente vi sono la Chiesa ortodossa ucraina, di obbedienza moscovita; quella di Kiev, separata da Mosca; quella greco-cattolica. Contese storiche e pratiche sugli edifici religiosi. Dal patriarcato di Mosca: questioni di giurisdizione ecclesiastica vanno risolte all’interno delle stesse Chiese, senza ingerenze da parte dei capi di Stato.

    Mosca (AsiaNews) - Nei giorni scorsi il presidente ucraino Pietro Poroshenko ha sollecitato un progetto politico che coinvolge la Chiesa Ortodossa. Rivolgendosi al Patriarca di Costantinopoli, e senza suggerimenti di alcun rappresentante del clero locale, egli ha chiesto l’autocefalia della Chiesa in Ucraina, comprendendo sia gli ortodossi autonomi di Kiev, sia quelli legati a Mosca. Le posizioni di Poroshenko hanno suscitato forte impressione: in pratica,il capo dello Stato ucraino chiede alla Chiesa di separarsi dallo Stato russo.

    Il presidente ha ribadito in più occasioni che l’Ucraina deve avere la propria Chiesa. E’ anche intervenuto davanti ai deputati della Verkhovnaja Rada, il parlamento di Kiev, comunicando ai deputati di aver scritto una lettera ufficiale indirizzata al Patriarca Ecumenico Bartolomeo. Nella lettera egli sostiene che “ogni cittadino dell’Ucraina, e lui soltanto, ha scelto, sceglie e sceglierà la propria fede e la propria Chiesa. Lo Stato ucraino è separato dalla Chiesa, ma esso non può rimanere passivo di fronte al fatto che altri Stati, e altri organi statali, usano le istituzioni ecclesiastiche da essi dipendenti per raggiungere i propri scopi geopolitici”.

    Le  Chiese in Ucraina

    La principale confessione del paese, la Chiesa ortodossa ucraina, è di fatto autonoma nella sua giurisdizione, pur essendo parte integrante del Patriarcato di Mosca. Il primate di Kiev, il metropolita Onufrij, viene scelto per elezione dal sinodo dei vescovi ucraini, e riceve la conferma del Patriarca russo. Partecipa alle sessioni del Sinodo ortodosso di Mosca, con il quale vengono concordate tutte le altre nomine episcopali. Per numero di parrocchie, chiese e sacerdoti, tale Chiesa è sempre stata una parte molto consistente dell’intero patriarcato, quasi alla pari con le strutture in Russia, anche se negli ultimi anni queste ultime si sono molto ampliate.

    Esiste anche un’altra comunità ortodossa, il Patriarcato di Kiev, che si è costituita nel 1992 separandosi da Mosca, dopo la caduta del regime comunista. Guidata ancora dall’anziano Filaret di Kiev, che nel 1990 aveva sfiorato l’elezione a Patriarca di Mosca, questa Chiesa conta su un seguito difficile da valutare, per la grande approssimazione nella sua gestione amministrativa. Si calcola che gli ortodossi “moscoviti” siano intorno agli 8 milioni di ucraini, e quelli “kievani” tra i 3 e i 6 milioni. Gli anni di conflitto stanno ulteriormente confondendo le proporzioni.

    Da ricordare che le chiese della Crimea annessa alla Russia vengono ancora oggi gestite dalla giurisdizione ucraina di Onufrij. La Chiesa di Filaret venne subito appoggiata negli anni ‘90 dal primo presidente indipendente, Leonid Kuchma, in funzione anti-russa, e anche oggi continua a rappresentare un modello politico-religioso di riferimento, come traspare dalle parole del presidente Poroshenko.

    In Ucraina vi è pure un’ulteriore compagine minoritaria di ortodossi dipendenti dal Patriarcato di Costantinopoli: essi sono eredi della Chiesa clandestina dei tempi sovietici.

    Esiste poi la grande comunità storica dei greco-cattolici,  composta circa da 3 milioni di fedeli.

    La loro storia s’intreccia con quella delle altre confessioni ortodosse fin dall’Unione di Brest del 1596, una risposta “occidentalista” alla proclamazione forzata del Patriarcato di Mosca nel 1589, che introdusse il principio non tradizionale dei patriarcati nazionali. Tra divieti, scismi, riannessioni, sinodi e ingerenze politiche, le diocesi e le parrocchie greco-cattoliche (presenti soprattutto nella regione della Galizia, che fu anche parte dell’impero austro-ungarico), sono da sempre oggetto di contesa.

    I greco-cattolici e Mosca

    Da anni i russi accusano i greco-cattolici di essere i principali ispiratori dei sentimenti anti-moscoviti in Ucraina, e della stessa rivolta di piazza Majdan nel 2013-2014, che ha portato all’attuale guerra “ibrida” nel Paese. Eppure, pur essendo i primi sostenitori dell’indipendenza ucraina, gli “uniati” non sono schierati politicamente, anche se ad essi si attribuiscono simpatie verso i movimenti nazionalisti più radicali. Essi non si identificano neppure con le posizioni di Poroshenko, che nei suoi appelli alla “Chiesa nazionale” vorrebbe attrarli in una fusione di tutte le giurisdizioni di rito orientale del Paese. Più chiaramente filo-occidentale è invece la posizione del milione di cattolici di rito latino, sostanzialmente di etnia polacca, che attendono solo di portare le regioni occidentali del paese nel contesto dell’Unione Europea.

    Dietro alle esortazioni e alle dispute, quasi sempre stanno questioni non solo spirituali o politiche, ma anche pratiche e materiali. Centinaia di edifici e proprietà vengono rivendicati dagli uni e dagli altri, e difficilmente il Patriarca di Costantinopoli vorrà gettarsi nell’arena di questa infinita contesa, come del resto fa lo stesso Papa di Roma, che non si intromette più di tanto nella gestione delle chiese greco-cattoliche. Egli lascia la più ampia autonomia all’Arcivescovo maggiore di Kiev, Svjatoslav Shevchuk, e ai vescovi locali, anche a costo di subire le loro lamentele. Dopo l’incontro all’Avana del 2016 con il Patriarca Kirill, in effetti, Shevchuk aveva espresso tutta la sua insoddisfazione, poiché papa Francesco non aveva preso le loro difese di fronte ai russi.

    Finora, dal Patriarcato di Mosca non ci sono state grandi reazioni alle iniziative cesaro-papiste di Poroshenko, che del resto fanno il parallelo con i toni spesso utilizzati da Vladimir Putin nel definire le relazioni tra Chiesa e Stato in Russia. Un sobrio comunicato dei portavoce patriarcale si è limitato a ricordare che le questioni di giurisdizione ecclesiastica vanno risolte all’interno delle stesse Chiese, senza ingerenze da parte dei capi di Stato. In realtà, l’intera storia di Russia e Ucraina (e non solo) dimostra esattamente il contrario, e non si sa come la questione potrà evolversi in un prossimo futuro.

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