26/04/2010, 00.00
VIETNAM
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Preoccupa, in alcuni ambienti cattolici, la nomina del coadiutore di Hanoi

di J.B. An Dang
Malgrado le ripetute dichiarazioni dell’arcivescovo Kiet, la scelta di mons. Van Nhon è vista come il frutto di un accordo tra governo e Vaticano, mirato a sostituire mons. Kiet in cambio dell’istaurazione di rapporti diplomatici e di una visita del Papa.
Hanoi (AsiaNews) - Continua a sucitare preoccupazione, in alcuni ambienti cattolici vietnamiti, la nomina di mons. Peter Nguyen Van Nhon, presidente della Conferenza episcopale, ad arcivescovo coadiutore di Hanoi.
 
Ciò malgrado nelle ultime 24 ore l’arcivescovo Joseph Ngo Quang Kiet e il suo ufficio abbiano diffuso diverse dichiarazioni al riguardo. Mons. Kiet ha definito la nomina del coadiutore una “grande notizia” e ha invitato i fedeli di Hanoi a “ringraziare Dio e la Santa Sede per averlo mandato al servizio dell’arcidiocesi e per dare sostegno alla mia fragile salute”. L’arcivescovo ha anche chiesto ai sacerdoti di mettere il nome di mons. Peter nella preghiera per il vescovo locale che si dice in ogni messa.
 
Lo stesso mons. Kiet, in una recente intervista a ha affermato che, a causa del suo stato di salute, lui stesso ha domandato alla Santa Sede di essere rimosso dall’incarico. Ma né la Santa Sede, né la Conferenza episcopale hanno accettato che lui si ritiri. Mons. Kiet ribadisce più volte che anche nei momenti più difficili del suo rapporto col governo, “la Santa Sede e la Conferenza episcopale sono state sempre accanto a me, quando sono stato criticato”.
 
Malgrado le affermazioni di mons. Kiet, per alcuni ambienti cattolici la nomina del coadiutore sembra difficile da digerire. Alcuni siti, anche diretti da cattolici, sono stati sommersi da aspri commenti contro la Santa Sede e la Conferenza episcopale. Per costoro, la Santa Sede avrebbe ceduto alle pressioni del governo, accettando di rimuovere l’arcivescovo Kiet – cosa da tempo richiesta dalle autorità – in cambio della istaurazione di rapporti diplomatici e di una visita del Papa in Vietnam. Qualcuno è arrivato a dire che, a tale prezzo, i rapporti diplomatici e la visita del Papa non sarebbero accolti bene.
 
A sostegno delle proprie ipotesi, chi non crede alle parole di mons. Kiet sottolinea la stranezza della decisione della Santa Sede di nominare un coadiutore più anziano del vescovo. E aggiunge che  l’arcidiocesi di Hanoi, con 335mila fedeli, 143 parrocchie e 90 sacerdoti diocesani e religiosi, non sembra avere grande necessità di tre vescovi (c’è anche un ausiliare).
 
L’arcivescovo di Hanoi viene dipinto in tali ambienti come una vittima di un accordo tra il Vaticano e un regime vietnamita intenzionato a risolvere a suo modo la questione delle proprietà della Chiesa. La scelta del governo di aprire al libero mercato ha infatti portato a una crescita vertigiosa del valore dei terreni, rendendo particolarmente appetibili quelli delle diverse realtà religiose. Utilizzando il principio comunista per il quale “tutta la terra appartiene al popolo ed è gestita dallo Stato nell’intersse del popolo” i governanti di un Paese che ufficialmente combatte, ma non batte la corruzione, hanno costretto i responsabili religiosi a “donare” i loro terreni, spesso trasformati in alberghi di lusso, ristoranti e night club. E talvolta, per bloccare possibili azioni dei religiosi, le demolizioni sono cominciate prima ancora di possibili ricorsi.
 
La nomina di mons. Van Nhon, considerato un “moderato”, in questo quadro, è vista come segno di future conseguenze negative sulla questione dei beni della Chiesa.
 
E c’è chi, come padre Pascal Nguyễn Ngọc Tỉnh, OFM - il biblista che ha guidato il gruppo che ha tradotto la Liturgia delle ore e che si dedica alla traduzione della Bibbia e del Messale romano – parla della “solitudine” di mons. Kiet anche all’interno della Conferenza episcopale.
 
“L’imminente sostituzione dell’arcivescovo Joseph Ngo Quang Kiet – afferma – è solo questione di tempo”. Egli, afferma padre Tinh, ha presentato le dimissioni “per motivi di salute”, dichiarando di essere colpito da una insonnia cronica che gli causa astenia. “Ma l’insonnia da dove viene?”.
 
Il religioso ricorda che il 20 settembre 2008, quando incontrò il Comitato del popolo di Hanoi e pronunciò la celebre frase “la libertà di religione è un diritto e non una concessione”, l’arcivescovo appariva “giovanile, pieno di vita e dinamico”. Laffermazione e la sua strenua difesa dei terreni della ex delegazione apostolica e della parrcchia di Thai Ha gli sono costati una violenta campagna di stampa da parte dei media statali e violenze di attivisti.
 
Ma, sebbene la Conferenza episcopale abbia affermato che “l’arcivescovo Kiet non ha fatto nulla contro la legge della Chiesa”, mons. Kiet era ed è “solo”.
 
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