24/01/2019, 08.45
MEDIO ORIENTE
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Primavera araba, siccità e cambiamenti climatici dietro il boom migratorio

Sono i risultati emersi da una inchiesta che mostra per la prima volta legami provati fra fenomeni estremi e spostamenti di massa. Analizzati i dati sulle richieste di asilo in 157 nazioni fra il 2006 e il 2015. Particolare evidente la correlazione in Siria, Yemen, Libia e Tunisia. Necessario aiutare le persone a mitigare e gestire gli effetti dei cambiamenti. 

Beirut (AsiaNews) - I gravi episodi di siccità registrati negli ultimi anni, resi ancor più probabili a causa del riscaldamento globale, hanno acuito i conflitti nei Paesi teatro della Primavera araba di inizio decennio, costringendo le persone a fuggire. Sono i risultati emersi da una inchiesta pubblicata ieri, secondo cui emergerebbero per la prima volta “prove evidenti” di legami fra fenomeni estremi a livello climatico e migrazioni di massa.

Lo studio ha utilizzato dati relativi alle richieste di asilo in 157 nazioni al mondo, nel periodo compreso fra il 2006 e il 2015. Questi ultimi sono stati associati a un indice che misura la siccità e a valori riguardanti i decessi in situazioni di guerra, per valutare appieno i legami fra cambiamenti climatici, conflitti e migrazioni. 

I risultati della ricerca, pubblicati dalla rivista Global Environmental Change, mostrano una particolare correlazione fra eventi climatici estremi e conflitti in diverse parti del Medio oriente e del Nord Africa, in particolare nel periodo fra il 2010 e il 2012. In quest’arco di tempo, molte nazioni dell’area hanno subito profondi mutamenti interni a livello politico, istituzionale e sociale nel contesto delle rivolte della Primavera araba. 

Fra i Paesi in cui è più evidente la correlazione abbiamo la Siria, lo Yemen, la Tunisia e la Libia. Ad eccezione della Tunisia, ancora oggi le altre tre nazioni sono teatro di conflitti, guerre civili o sanguinose lotte intestine. I ricercatori sottolineano inoltre un legame climatico con i conflitti che hanno poi innescato le migrazioni nell’Africa sub-sahariana nello stesso triennio preso in esame; questo legame non è più emerso in altri periodi di tempo. 

“I cambiamenti climatici” in sé non bastano a “innescare un conflitto” e a provocare “ondate migratorie” sottolinea Jesus Crespo Cuaresma, ricercatore all’International Institute for Applied Systems Analysis e docente alla Facoltà di economia dell’Università di Vienna. Tuttavia, aggiunge il co-autore dell’inchiesta, in un particolare “contesto” di “governance inadeguata e di livello medio di democrazia” gravi fenomeno i climatici possono “provocare conflitti per la penuria di risorse”.

Raya Muttarak, membro del team di ricerca e docente alla University of East Anglia’s School of International Development, spiega che lo studio evidenzia un legame fra siccità e richiedenti asilo. In queste condizioni, infatti, il dato schizza dal 95% al 146% rispetto a situazioni in cui le condizioni climatiche sono normali. 

Fra le ragioni che hanno animato la ricerca, il picco di migranti verso l’Europa registrato nel 2015 con l’arrivo di oltre un milione di profughi. Da qui la necessità di una migliore gestione delle risorse di base come l’acqua, per gestire le pressioni migratorie. Inoltre, aggiunge Muttarak, risulta necessario impedire “gli sfruttamenti” su “base etnica”. 

Analizzando in profondità la realtà africana, il presidente del Comitato internazionale della croce rossa (ICRC) sottolinea che è necessario “aiutare le persone a migliorare la loro capacità di gestione degli effetti dei cambiamenti climatici e delle violenze”. Questo binomio, aggiunge, rischia di trasformarsi “in un mix esplosivo che non finirà nel breve periodo”. Fra le soluzioni a livello locale un maggiore utilizzo dell’energia solare e piccole dighe per raccogliere l’acqua, insieme a un rafforzamento dell’istruzione, formazione e lavoro per trovare nuove risorse in un ambiente fragile.

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