18/09/2012, 00.00
ISLAM
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Proteste anti-Usa, i musulmani moderati condannano le violenze

A Kabul un kamikaze donna si è fatta esplodere vicino all'aeroporto uccidendo 12 persone, fra cui nove stranieri. Ma si moltiplicano le dichiarazioni e gli atti per fermare le violenze. Oggi, l'organizzazione delle conferenze islamiche (Oci) ha condannato l'uccisione dell'Ambasciatore Usa in Libia. In Pakistan le manifestazioni hanno preso risvolti anti-cristiani, ma ad Hyderabad, nel Sindh un gruppo di giovani musulmani ha fermato un attacco degli estremisti contro un ospedale cattolico. Nelle Filippine i ribelli islamici del Milf hanno invitato la popolazione musulmana ad evitare atti violenti. Voci contrarie agli attacchi anche in Indonesia e in Egitto.

Kabul (AsiaNews/ Agenzie) - La proteste contro il film blasfemo su Maometto diventano sempre più violente e coinvolgono ormai tutti Paesi dal Nord Africa fino all'Indonesia. Tuttavia, insieme all'ira degli estremisti si moltiplicano le dichiarazioni di condanna da parte dei gruppi islamici moderati. L'attacco più grave è avvenuto oggi in Afghanistan, dove una donna kamikaze a bordo di un auto si è fatta esplodere lungo l'arteria che conduce all'aeroporto di Kabul uccidendo 12 persone, fra cui nove lavoratori stranieri di una società di spedizioni internazionali. L'attentato è stato rivendicato dal  Hizb-i-Islami, gruppo estremista islamico, il cui obiettivo era punire il maggior numero di stranieri per il film blasfemo.

In parallelo all'invito ad attacchi e manifestazioni lanciato ieri da Hassan Nasrallah leader  del movimento sciita libanese Hezbollah, oggi l'Organizzazione delle conferenze islamiche (Oci) ha criticato l'eccessiva violenza delle proteste che hanno portato alla morte di Christopher Stevens, ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, ucciso a Bengasi lo scorso 12 settembre. Pur condannando la produzione del filmato che offende tutto l'islam, Rizwan Sheikh, portavoce Oci, ha affermato che la tragica uccisione di Stevens è una perdita non solo per l'America, ma per tutto il mondo diplomatico. Per la prima volta anche Teheran si è detta contraria agli atti violenti contro le sedi diplomatiche Usa. Ieri il generale Mohammad Ali Jafari, comandante delle Guardie Rivoluzionarie , ha detto che l'ira dei musulmani non giustifica la morte di diplomatici americani in Libia. 

Proteste violente sono avvenute anche in Pakistan. Da tre giorni ad Hyderabad, nella provincia del Sindh,  gli estremisti organizzano cortei di protesta che hanno coinvolto anche edifici cristiani. Come avvenuto anche in altri Paesi la foga degli estremisti è stata però contestata in più di un'occasione da gruppi di giovani musulmani contrari alla violenza. Ieri, un corteo ha cercato di forzare il cancello dell'ospedale cattolico Sant'Elisabetta, ma è stato fermato da un cordone di sicurezza formato da giovani cattolici e musulmani. Lo scorso 16 settembre oltre 8mila musulmani radicali sono scesi in strada gridando slogan anti-cristiani, bruciando croci, cercando di attaccare istituti cristiani. La folla si è avvicinata alla Cattedrale cattolica di San Francesco Saverio, tirando sassi e rompendo le vetrate della chiesa, protetta da una cinta muraria. Dai piani alti di alcune case vicine sono stati sparati colpi d'arma da fuoco contro il portone, serrato, della Cattedrale. Nelle agitazioni sono stati coinvolti una suora e il suo autista, bloccati dalla folla mentre cercavano di forzare il blocco dei manifestanti intorno alla chiesa. L'uomo è rimasto ferito da un colpo di pistola. A Lahore, Karachi e Peshawar, centinaia di musulmani hanno tentato di assaltare i consolati Usa, scontrandosi con le forze dell'ordine. Nella regione tribale di Dir una persona è morta in un attacco a una stazione di polizia. Oggi le autorità pakistane,  hanno bloccato il sito di Youtube per impedire alla gente di vedere e condividere il film prodotto negli Stati Uniti. La stessa decisione è stata presa dalle autorità del Bangladesh, teatro in questi giorni di diverse manifestazioni contro gli Stati Uniti.

Lo scontro ideologico fra fondamentalisti islamici e musulmani moderati si è verificato anche nell'Asia del sud-est. In Indonesia, i vertici politici e il movimento musulmano moderato Nahdlatul Ulama (Nu) hanno accusato i membri dell'Islamic Defender Front (Fpi), gruppo islamico radicale, di monopolizzare le manifestazioni, invitando la popolazione alla calma e prendendo le distanze dai gruppi estremisti radicali. Da ieri oltre 400 persone dell' 'Islamic Defender Front (Fpi) stazionano davanti all'ambasciata Usa di Jakarta, attaccata con lanci di pietre e bottiglie molotov. In parallelo l'Nu ha lanciato nell'isola di Java un gruppo interreligioso composto da cristiani e musulmani per discutere in modo pacifico la situazione e isolare i gruppi violenti. Oggi, Dino Patti Djalal, ambasciatore indonesiano a Washington incontrerà i vertici del Dipartimento di Stato Usa per cercare una strategie comuni per affrontare le rivolte.   

Nelle Filippine sono stati invece i leader del Moro Islamic Liberation Front (Milf), il più grande movimento  separatista islamico, a invitare la popolazione a mantenere la calma. Ieri, a Marawi nell'isola di Mindanao, a maggioranza musulmana, oltre 300 persone si sono radunate nel centro della città bruciando bandiere degli Stati Uniti e cantando slogan anti-americani. Grazie all'influenza del Milf fino ad ora le proteste sono state pacifiche.

In Egitto e Tunisia teatro delle prime manifestazioni le autorità indagano sui gruppi violenti che avrebbero fomentato gli attacchi contro ambasciate e sedi diplomatiche Usa. In Tunisia, questa notte la polizia ha fatto irruzione nella moschea al Fath a Tunisi, per tentare di scovare l'imam salafita Sei Allah Ibn Hussein, conosciuto anche come Abu Iyadh, leader del gruppo estremista Ansar al-Sharia. Egli è accusato di aver guidato gli attacchi contro l'ambasciata Usa avvenuti nei giorni scorsi. Il blitz si è concluso con un nulla di fatto. Poco prima dell'arrivo delle forze dell'ordine l'imam estremista si era già dileguato senza lasciare traccia. In Egitto, due avvocati musulmani hanno denunciato Abu Islam Abdulla, leader islamico vicino ai salafiti e proprietario dei canali televisivi al-Omah e Mariya, di aver fomentato all'odio contro i cristiani in occasione della grande manifestazione anti-Usa avvenuta lo scorso 14 settembre al Cairo. Secondo Mamdouh Ramz, vice-presidente del Reform and Development Party e Tharwat Bakheet, Abu Islam Abdulla avrebbe bruciato senza alcuna ragione delle bibbie davanti all'ambasciata americana in uno dei cortei. Sul caso sta indagando la magistratura egiziana.    

 

 

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