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» 19/04/2011 13:11
ASIA
Proteste dal Vietnam, il governo laotiano rimanda ogni decisione sulla diga di Xayaburi
Oggi si è riunita la Commissione per il fiume Mekong, formata da Vietnam, Cambogia, Laos e Thailandia. I Paesi mantengono “visioni diverse” in merito al progetto, Hanoi chiede con forza il blocco, gli ambientalisti chiedono una moratoria di 10 anni. Alla fine Vientiane decide di posticipare la scelta.

Vientiane (AsiaNews/Agenzie) – Il governo laotiano ha rimandato ogni decisione sulla costruzione della diga di Xayaburi, per la forte opposizione dei Paesi vicini fra cui il Vietnam, suo storico alleato. È quanto è emerso dall’incontro in programma oggi a Vientiane fra i rappresentanti di Laos, Cambogia, Vietnam e Thailandia. Si tratta della prima centrale idroelettrica sul basso corso del fiume Mekong – ne esistono già quattro in Cina – e secondo gli ambientalisti avrà pesanti ripercussioni sull’ecosistema ambientale dell’intera regione Indocinese. Intanto la polemica si è allargata alla rete e sono gli internauti vietnamiti i più contrariati: su Facebook è nata la pagina Những người phản đối đập Xayaburi, dedicata a “Chi è contrario alla diga Xayaburi”.
 
Nei giorni scorsi il gruppo ambientalista statunitense International Rivers aveva denunciato l’inizio dei lavori per la diga di Xayaburi; una mossa decisa da Vientiane, incurante delle proteste e senza darne notizia alle nazioni circostanti. Il Laos avrebbe avviato parte dei lavori “preliminari”, fra cui la realizzazione di una strada di collegamento con la zona scelta per la nascita dell’impianto. I funzionari governativi in un primo momento non hanno voluto commentare la notizia, rimandando ogni decisione ufficiale all’incontro di oggi.
 
Il vertice di Vientiane non è però servito a raggiungere un accordo definito sulla diga di Xayaburi: la Commissione per il fiume Mekong (Cfm) riferisce che le quattro nazioni mantengono “visioni diverse” in merito al progetto. La strenua opposizione del Vietnam – il governo laotiano è uno storico alleato di Hanoi – ha spinto Vientiane a “rimandare ogni decisione” sulla realizzazione della diga. Analisti internazionali avevano sottolineato con stupore la prova di forza “senza precedenti” del governo laotiano, che sembrava incurante delle proteste del Vietnam. Uno studio della Commissione rivela che il progetto originario di 11 dighe sul Mekong comporterebbe una perdita di 550 milioni di dollari all’anno nel comparto agricolo e una riduzione del 30% nell’apporto medio giornaliero di proteine per gli abitanti dell’area.
 
La diga di Xayaburi, un impianto idroelettrico da 3,5 miliardi di dollari e dalla portata di 1.260 megawatt, dovrebbe essere costruita in una zona remota e selvaggia nel nord del Laos. Esso comporta lo spostamento forzato di 2.100 abitanti di villaggi dislocati nell’area e avrà serie conseguenze su decine di migliaia di altre persone. La realizzazione è affidata a una ditta thailandese e sarà proprio il Paese degli elefanti a trarre i maggiori benefici dalla centrale.
 
Il Laos intende trasformarsi nella “batteria del Sud-est asiatico”; la Commissione per il fiume Mekong chiede per una moratoria di 10 anni sulla costruzione, per elaborare ulteriori studi sui possibili impatti ambientali.
 
Circa 65 milioni di persone vivono lungo il fiume Mekong – nasce sull’altopiano del Tibet e scorre lungo la provincia cinese dello Yunnan, poi in Myanmar, Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam – che le sostiene grazie alla pesca (stimata valere 3 miliardi di dollari annui) e agli allevamenti ittici. Ma ora il fiume, lungo 4.880 chilometri e ritenuto il 2° più ricco al mondo per biodiversità, è minacciato dai molti progetti di dighe idroelettriche, che potrebbero alternarne l’ecosistema.

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