18/02/2020, 08.51
RUSSIA
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Proteste e scioperi per la ‘Rete’ dei giovani russi

di Vladimir Rozanskij

Condannati per terrorismo 11 ragazzi che in realtà , si trovavano in rete per condividere idee anti-terroristiche e antifasciste, che a loro parere si stanno diffondendo nella società russa e internazionale degli ultimi anni. Confessioni estorte con la tortura.

Mosca (AsiaNews) - Il 17 febbraio alcuni grandi librerie russe hanno fatto sciopero per protestare contro le torture delle autorità nei confronti degli 11 ragazzi (nella foto) condannati per terrorismo, nel cosiddetto affare “Set” (La Rete), un’organizzazione accusata di progettare attentati contro lo Stato russo. I giovani avrebbero in realtà formato un gruppo di ispirazione anarchica, fingendo di impersonare personaggi dei grandi romanzi russi, per difendersi dai rigurgiti dittatoriali della società e del potere in Russia. La loro condanna del 10 febbraio scorso sarebbe basata unicamente sulle confessioni estorte con la violenza.

Secondo i librai in sciopero, “come si fa a suscitare il desiderio di imitare i propri eroi leggendo libri, quando per le proprie fantasie si può ricevere una condanna praticamente a vita, dopo essere stati picchiati e torturati? Come possiamo far amare i classici della letteratura, quando i libri che si trovano in qualunque biblioteca scolastica vengono destinati alla distruzione per ordini dall’alto?”.

Insieme ai librai sono intervenuti diversi giornalisti, attivisti per i diritti umani, politici, insegnanti, registi e attori cinematografici, studenti, scrittori, scienziati e psicologi. Diverse persone espongono in questi giorni per strada dei cartelli in difesa dei condannati, manifestando rigidamente in forma individuale per evitare accuse di “assembramento sedizioso”. (Nella foto: Ragazza col cartello “Libertà per gli accusati dell’affare Set”).

Un gruppo di 140 psicologi russi ha diffuso una lettera aperta in difesa dei giovani della “Rete”, chiedendo di rivedere il processo nei loro confronti, come ha dichiarato il loro portavoce Valerij Tenevoj. Nela testo si afferma che “nel XXI secolo non si possono ammettere le torture e le condanne ottenute con mezzi spaventosi e disumani, a fronte di una quasi totale mancanza di prove”. Gli psicologi sostengono di voler aiutare la popolazione russa a “conservare la salute psichica, ma la questione della Rete è uno shock terribile per tutti i cittadini: essa crea le condizioni per una violenza generalizzata”.

Gli 11 giovani, secondo la versione del FSB (ex KGB) avrebbero formato a San Pietroburgo e a Penza un’associazione terroristica, con lo scopo di arrivare a un colpo di Stato. Gli arresti sono cominciati a ottobre del 2017, e quasi tutti i ragazzi hanno riconosciuto la propria colpevolezza nei primi giorni di reclusione, salvo poi ritrattare in seguito. Le confessioni sarebbero state ottenute con pressioni psicologiche, scariche elettriche e altra violenza fisica. Il primo ad essere arrestato fu lo studente di fisica Egor Zorin, che ha fatto i nomi degli altri accusati; egli stesso è stato rilasciato dopo l’arresto dei “complici”.

Gli 11 condannati, tutti giovani tra i 20 e i 25 anni, sono stati accusati di organizzare attentati e custodire armi proibite ed esplosivi, di organizzare attentati contro negozi e fabbriche, di produzione e spaccio di droghe. Le “cellule” dell’organizzazione avrebbero agito a Mosca, San Pietroburgo, Penza e perfino in Bielorussia. I nomi delle cellule (“Campo Marzio”, “Giordania”, “Alba” e altre), sarebbero stati presi dalle squadre di “strike-ball” (o Air-Soft, un gioco di simulazione di azioni militari), e il linguaggio cifrato sarebbe servito per evitare attacchi informatici dai gruppi neo-nazisti.

Lo scandalo sarebbe proprio nell’accusa di terrorismo a dei giovani che, in realtà, si trovavano in rete per condividere idee anti-terroristiche e antifasciste, che a loro parere si stanno diffondendo nella società russa e internazionale degli ultimi anni. I metodi del FSB hanno fatto gridare al ritorno degli anni del “terrore rosso” di Stalin, che negli anni ’30 usava ogni forma di controinformazione, confessioni estorte e violenze per eliminare gli avversari politici. Lo scopo delle condanne della “Rete” sarebbe quello di creare il pretesto per opprimere ogni forma di protesta giovanile, come quelle più volte manifestate nelle piazze ultimamente, e magari arrivare alla censura generalizzata della rete informatica in Russia.

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