09/04/2014, 00.00
COREA
Invia ad un amico

Pyongyang, raffica di arresti per "attività religiose": 100 sotto inchiesta, rischiano il lager

Dopo un primo raid compiuto alla fine del 2013, il regime guidato da Kim Jong-un ha ordinato una nuova stretta contro coloro che vanno all'estero "per incontrare fedeli di qualche religione, che hanno come unico scopo quello di rovesciare il governo legittimo". Una fonte conferma: "Si tratta di una mossa per aumentare la paura nella gente".

Seoul (AsiaNews) - Il regime della Corea del Nord ha messo sotto inchiesta 100 abitanti della capitale Pyongyang per presunti "contatti illegali con gruppi religiosi in Cina". La decisione è stata presa per "mantenere alta la paura e impedire in ogni modo contatti che possano mettere in pericolo la stabilità del governo". Lo confermano diverse fonti locali al DailyNK, sito che monitora la situazione della parte nord della penisola coreana.

Secondo "voci attendibili", il regime di Kim Jong-un (terzogenito ed erede del defunto "caro leader" Kim Jong-il) vuole "colpire il più forte possibile" coloro che si avvicinano alla religione, in modo da "farne un esempio per tutti gli altri". Un residente di Pyongyang, anonimo per motivi di sicurezza, dice: "Il governo ha già condannato negli scorsi mesi 30 persone ai lavori forzati per 'attività religiose', e ora vuole continuare su questa strada".

Tutti gli arrestati si sono recati per qualche motivo in Cina, e secondo le autorità avrebbero "stretto rapporti" con le chiese protestanti locali che aiutano i rifugiati e i nordcoreani in genere. Secondo la legge locale, anche se la libertà religiosa "è garantita dalla Costituzione" (anche se in pratica essa non esiste) è "proibito contattare membri di gruppi religiosi stranieri, che vogliono solo destabilizzare il governo di Pyongyang".

La campagna contro ogni forma di religiosità, riprende la fonte, "va avanti da un bel po' di tempo, e ora tutti hanno paura di parlare di eventuali visite compiute in Cina. Persino coloro che nel rispetto della legge si sono spostati, magari per andare a trovare i parenti che vivono all'estero da decenni, ora cercano di passare il più inosservati possibile".

In Corea del Nord è permesso soltanto il culto dei leader: Kim Jong-il e suo padre Kim Il-sung. Il regime ha sempre tentato di ostacolare la presenza religiosa, in particolare di buddisti e cristiani, e impone ai fedeli la registrazione in organizzazioni controllate dal Partito. Sono frequenti le persecuzioni brutali e violente nei confronti dei fedeli non iscritti e di coloro che praticano l'attività missionaria. Da quando si è instaurato il regime comunista nel 1953, sono scomparsi circa 300mila cristiani e non ci sono più sacerdoti e suore, con ogni probabilità uccisi durante le persecuzioni.  

 

 

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Cristiano condannato a morte, politici Usa scrivono all’Onu
14/07/2007
Arcivescovo di Seoul: appello per la libertà religiosa in Corea del Nord
18/08/2005
Vescovo di Seoul: Nord e Sud consacrati all'Immacolata
09/12/2004
L'enciclica "conforta la Chiesa coreana, costretta nel nord al silenzio"
01/02/2006
Seoul denuncia attività nucleare sospetta in Corea del Nord
22/12/2006