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» 03/08/2012
CINA
Rebiya Kadeer: Pechino continua a reprimerci. Ma il Ramadan è sacro
La leader dell’etnia islamica attacca le condanne pronunciate contro 20 giovani uighuri per “terrorismo” e le restrizioni del governo centrale, che cerca di portare la popolazione dello Xinjiang a non rispettare il mese sacro dell’islam.

Pechino (AsiaNews) - Gli arresti e le condanne contro il popolo uighuro "fanno parte di un piano cinese ben orchestrato. Loro sperano di colpire la nostra etnia durante il Ramadan, perché pensano che siamo più deboli. Ma non è così: la comunità internazionale deve costringere Pechino a smetterla con queste politiche repressive". È la denuncia di Rebiya Kadeer, leader in esilio degli uighuri dello Xinjiang, che commenta così le condanne di 20 giovani della provincia.

I tribunali del popolo di Kashgar, Akesu e Urumqi hanno condannato queste persone (con pene fino a 15 anni) con l'accusa di "aver organizzato atti terroristici nella provincia". Secondo il Congresso, si tratta di "denunce costruite a tavolino, decise senza alcuna prova e senza dare la possibilità agli inquisiti di difendersi davvero".

Nella provincia settentrionale è in corso da anni una repressione senza remore nei confronti dell'etnia. Secondo la Kadeer, l'ultima sfida riguarda i limiti che le autorità cinesi hanno imposto per i musulmani della regione: il governo centrale ha stretto le possibilità di fare il digiuno del Ramadan e di prendere parte alle altre pratiche religiose che vi sono associate. Secondo le istruzioni pubblicate da numerosi siti governativi, i quadri comunisti locali "sono sollecitati a limitare strettamente le attività religiose del mese sacro musulmano, in particolare il digiuno e il libero accesso alle moschee e il digiuno".

Nello Xinjiang vivono circa 9 milioni di uiguri, musulmani turcofoni che lottano da anni per ottenere una vera autonomia dalle repressioni di Pechino. Altre disposizioni del governo centrale invitano gli amministratori locali "ad offrire in dono dei viveri ai capi villaggio al fine di assicurarsi che non digiunino durante il Ramadan".

Il Congresso mondiale degli uighuri, con sede in Germania, ha avvertito che questi provvedimenti "spingeranno il popolo uighuro a resistere con ancora più fermezza. La Cina utilizza la sua amministrazione per costringere il popolo uiguro a mangiare e a rompere il digiuno."

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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