28/03/2007, 00.00
TURCHIA
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Riapre la chiesa armena della Santa Croce sul lago Van, ma solo come museo

di Mavi Zambak
Costruita nel X secolo, sorge in una delle zone più belle del Paese, nell’area dove è avvenuto il genocidio armeno. Il giornalista Hrant Dink, ucciso mesi fa, ne aveva chiesto la riapertura e il restauro. Per anni gli antichi affreschi sono stati usati come bersaglio di tiro a segno; l’edificio sacro annerito dai fuochi del barbecue e dei picnic. Polemiche con le autorità religiose armene. Il patriarca Mesrob II si rifiuta di partecipare alla cerimonia.

Ankara (AsiaNews) – Domani 29 marzo il governo turco riaprirà –solo come museo – l’antica chiesa armena della Santa Croce sull’isola Akdamar in mezzo al lago di Van, nella Turchia dell’est a confine con l’Armenia. La data dell’apertura era stata spostata ben 4 volte. Domani ci saranno le autorità turche, compreso il primo ministro Erdogan, ma non saranno presenti autorità spirituali armene. Il governo di Ankara ha infatti negato l’uso dell’edificio come chiesa e si rifiuta di porre una croce alla sommità della cupola, com’era nell’originale.

Affreschi distrutti e anneriti

Situata sullo splendido lago di origine vulcanica, dalle acque salate, questa suggestiva chiesa, raggiungibile con 15 minuti di battello è uno dei più pregevoli esemplari di arte armena del X secolo, creazione architettonica di rara bellezza (v album fotografico a questo indirizzo : http://www.pbase.com/dosseman/akdamar ).

Già anni addietro il giornale turco Milliyet, denunciava allarmato che i preziosi bassorilievi che abbelliscono le pareti esterne della chiesa di Santa Croce con storie dell’Antico e Nuovo Testamento, erano diventati bersaglio per esercitazioni di tiro a segno e a riprova era stata diffusa una foto che mostrava gli evidenti danni provocati dai proiettili. Inoltre, essendosi diffusa la voce tra gli abitanti dell'area dell'esistenza di un tesoro nascosto sull'isola, non poche erano le incursioni di "cacciatori" che alla ricerca di un presunto bottino, commettevano razzie di ogni sorta.

Come se non bastasse, l’isola, meta ambita per i pic nic nei giorni di festa, veniva letteralmente presa d’assalto da barbecue istallati anche all’interno della chiesa stessa, ormai sventrata, con la tragica conseguenza che gli affreschi interni erano così anneriti da essere ormai impossibili da ammirare.

Anche il giornale Zaman nel 2004 aveva dato l'allarme circa lo stato di degrado in cui versava la chiesa di Santa Croce, nonostante essa sia tuttora oggetto di visita da parte di molti turisti provenienti da ogni parte del mondo, soprattutto armeni della diaspora. E’ risaputo, infatti, che questa zona - tra le più belle e scenografie della Turchia - è tristemente nota alle cronache per essere stata uno dei luoghi dove gli armeni furono massacrati durante il genocidio del 1915. E ancor oggi per qualsiasi armeno, dovunque si trovi, Akdamar è un luogo particolarmente caro da vedere e visitare prima di morire. Non pochi sono gli anziani armeni che, in lacrime, appena approdati sull’isola si inginocchiano in preghiera.

Un anno e mezzo fa, le autorità turche hanno deciso il restauro di questo patrimonio artistico, è stato preparato un progetto per la preservazione dell'identità storica della chiesa stessa e dopo 15 mesi di intenso lavoro, il restauro – costato oltre due milioni di euro e condotto anche con la consulenza di un noto architetto armeno turco, Zakerya Mildanoglu - è terminato. 

Ma non senza polemiche.

Il restauro e il genocidio armeno

Il giornalista turco armeno Hrant Dink - ucciso ad Istanbul il 19 gennaio di quest’anno - aveva scritto per il giornale turco Birgun e ripubblicato dal quotidiano Milliyet proprio il giorno in cui è stato assassinato: “Dieci anni fa mi ero rivolto alle autorità di Van. “Per attirare il turismo invece di cercare di inventarvi il mostro del lago occupatevi delle opere d'arte che vi stanno davanti al naso - sostenevo. Che bisogno c'è di perdere tempo con stupidaggini simili? Van è un tesoro dal punto di vista artistico. Perché non pensate da persone serie di mettervi a un tavolo per dire: E se facessimo restauri in questa regione? - E anche se poi arrivassero degli armeni, che vengano, che possano vedere i luoghi dove hanno vissuto i loro antenati, che male ci sarebbe?” E avevo anche detto: “Se c'è bisogno di aiuto noi siamo pronti. Gli armeni di Turchia e della diaspora sono pronti a venire come volontari, siamo ai vostri ordini, sappiatelo! Venite, restauriamo non solamente la chiesa ma anche le nostre anime spossate”. Finalmente dopo una lunga attesa i restauri di Akdamar sono stati completati (…) siamo profondamente debitori a Cahit Zeydanli per il suo meticoloso lavoro, si è consultato con esperti provenienti dall'Armenia ed anche con l'architetto Zakarya Mildanoglu, armeno di Turchia. Hanno fatto del loro meglio ed hanno realizzato qualcosa di splendido. Loro hanno fatto grandi cose ma poi politici e burocrati si sono immischiati nella faccenda e l'inaugurazione non si è potuta realizzare. Una prima volta l'inaugurazione prevista per il 4 novembre 2006 è stata rimandata a causa del maltempo e poi si è rinviato tutto ad aprile, il 24, come ha precisato il ministro della Cultura Atilla Koc. Le reazioni non si sono fatte attendere. Il patriarca armeno Mutafyan ha fatto sapere che nel caso in cui l'inaugurazione sarà il 24 aprile nessun armeno potrà partecipare. La scorsa settimana la questione è arrivata fino in parlamento. Il deputato del CHP (Partito Repubblicano del Popolo) Erdal Karademir ha chiesto se la scelta del 24 aprile, anniversario del genocidio armeno, fosse un riflesso della politica del partito AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo). La stampa nazionalista dal canto suo ha presentato in prima pagina l'avvenimento come "L'inaugurazione della vendetta a Van". Si è riusciti a trasformare qualcosa di positivo in un errore, una vera farsa, un disastro. Il governo sulla questione armena non ha ancora assunto una posizione ed una strategia netta. La sua preoccupazione non è risolvere il problema, ma guadagnare punti come un lottatore impegnato in un'arena, come e cosa fare solo in funzione delle conseguenze che avrà sull'avversario, tutto qui. Non sono per niente credibili. Invitano gli storici armeni alla discussione ma non si fanno scrupoli nel processare qualcuno che sulla questione del genocidio sostiene posizioni diverse da quelle ufficiali. Restaurano la chiesa armena per attirare turisti nell'Anatolia Orientale, ma non vedono nessun problema nel preoccuparsi di come ricavarne dei vantaggi politici”.

Dopo aver ipotizzato anche l’11 aprile, ormai è deciso: domani l’apertura ci sarà e alla manifestazione sarà presente anche il premier turco Recep Tayyip Erdogan, insieme al ministro della Cultura e del Turismo Attila Koc, invitato anche il ministro della cultura armeno Hasmik Poghosyan. Ma i problemi non sono terminati.

Si sa che il confine tra Turchia e Armenia è chiuso e così, dopo vari tentativi di richiesta perché fosse aperto un valico per l’occasione o si desse la possibilità di uno scalo aereo temporaneo perché gli invitati dall’Amenia potessero recarsi a Van direttamente dalla capitale armena, ai ripetuti no da parte delle autorità turche, il gruppo di architetti, storici e giornalisti armeni, oggi dovranno affrontare via terra un viaggio di quindici ora per oltrepassare i confini dalla Georgia, quando Van dista da Erivan solamente un centinaio di chilometri.

Un museo senza croce e cerimonie religiose

Il Patriarca armeno Karekin Katolikos II ha inoltre rifiutato l’invito a partecipare, così come il patriarca armeno turco Mutafyan Mesrob II. Il motivo? Questa storica chiesa è stata trasformata in museo, è stata negata la richiesta di collocare in cima alla cupola la croce e non ci sarà la presenza di campane, verrà fatta una cerimonia di apertura come un qualunque museo.

“Visto che non è considerata una chiesa, visto che non ci sarà una celebrazione religiosa di riapertura, la mia presenza è insignificante”, ha affermato il patriarca Mesrob II, aggiungendo: “Ho pregato il Primo Ministro e il Presidente della Repubblica perché si collocasse una croce,  li ho invitati ad istituire un Festival annuale armeno in questa zona, ma non mi è mai arrivata una risposta. La mia presenza lì il 29 marzo non ha dunque alcun senso”.

E i delicati rapporti tra il patriarcato armeno e le autorità turche non si fermano qui.

Giorni addietro Mesrob II si è recato, scorato da polizia e gendarmi viste le minacce ricevute, ad Iskenderun, l’antica Alessandretta, città marittima sulla costa sud mediterranea della Turchia, per una celebrazione a ricordo dei 225 anni della fondazione della chiesa armena lì presente. Ebbene, proprio in questa città, sede anche del Vicariato cattolico dell’Anatolia, il sindaco ha deciso di innalzare sul lungo mare un monumento ai caduti turchi uccisi per mano dei francesi e degli armeni, durante l’occupazione francese del 1918-38.

Il Patriarca, non ha potuto far altro che commentare questo gesto come un’ulteriore provocazione dei nazionalisti per creare dissapori tra la popolazione: “Anziché costruire un dialogo, un ponte, tra la gente, in questo modo non si fa altro che inasprire le tensioni interne, e questo non può essere che un lavoro dei nazionalisti”, ha tristemente risposto ai giornalisti che lo hanno interpellato.

Anche riguardo all’assassinio di Hrant Dink non è ancora emerso nulla di preciso e chiaro: “Se non si è ancora riusciti a scovare i responsabili di questo omicidio, vuol dire che sono ben protetti dall’alto”, è l’amaro commento del Patriarca.

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