10/07/2012, 00.00
MONGOLIA
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Ritornare ogni giorno alla missione: ecco la sfida per la Chiesa mongola

di mons. Wenceslao Padilla
Il Prefetto apostolico di Ulaanbaatar traccia la storia dei primi 20 anni della Missione cattolica in Mongolia. Una storia che parte da 3 missionari e arriva a centinaia di fedeli e di sacerdoti, decine di strutture e nuove conversioni ogni anno. Ma oggi, con lo sviluppo economico e l’avvento della democrazia, le sfide si moltiplicano: “Dobbiamo tornare a testimoniare il Vangelo prima di ogni altra cosa”.

Ulaanbaatar (AsiaNews) - Il 10 luglio del 1992 una Chiesa è nata nelle steppe dell'Asia centrale. Questa nascita avvenne quando tre missionari del Cuore Immacolato di Maria (Cicm) misero il piede sul suolo mongolo. Ai tre religiosi maschi sembrava quasi un'avventura: stabilire una missione là dove la Chiesa non aveva alcuna struttura fisica o membri da considerare propri. Sin dall'inizio, l'idea di far nascere una Chiesa dal nulla sembrava uno sforzo spaventoso, pieno di sfide, ma anche di eccitazione.

Arrivando subito dopo la liberazione della Repubblica di Mongolia dalle grinfie della Russia sovietica, la nazione stava cercando di fare i primi passi per rimanere in piedi da sola. Il governo appena costituito cercava di rispondere ai vari problemi e alle necessità della nazione e del popolo. La situazione era in un certo senso caotica soprattutto nei luoghi pubblici, dove si svolgevano - soprattutto davanti al Palazzo presidenziale e al Parlamento - scioperi della fame per chiedere le dimissioni dell'allora primo ministro. A guidare le dimostrazioni c'era un attivista instancabile e senza paura, un uomo dedito alla democrazia: Tsakhiagiin Elbegdorj, attuale presidente del Paese.

I primi contatti

Stando in un appartamento in affitto, abbiamo trovato con lentezza la nostra strada verso il cuore dei mongoli cercando di vivere come loro, facendo le stesse esperienze e provando le stesse difficoltà della vita di quel tempo. C'era scarsità di cibo e mancavano le comodità. La Mongolia era una "nazione fatta di durezze", come dicevano i tanti stranieri con cui ci siamo incontrati durante i primi giorni della nostra integrazione. Non troppo tempo dopo, tuttavia, dopo aver conosciuto meglio il popolo e il loro stile di vita (e aver imparato un poco meglio la lingua), siamo divenuti più efficaci nel metterci in contatto con i locali.

"Andate e vedete" è stato il nostro motto di quei tempi, per far sentire benvenute le persone che si avvicinavano a noi. Il popolo si poneva molte domande: chi sono questi stranieri? Cosa fanno? Perché sono in Mongolia? A queste domande abbiamo iniziato a rispondere invitando la popolazione alle celebrazioni liturgiche, organizzando classi di catechismo e impegnandoci nelle prime attività sociali.

I primi anni sono stati un periodo di sopravvivenza, adattamento e piccoli aggiustamenti alle realtà fisiche della nazione e del suo popolo. Per quel trio, sono stati anni di vero discernimento, di inculturazione e di prima evangelizzazione... I primi contatti della Chiesa istituzionale con i fedeli di altri credi e convinzioni.

Non eravamo molto preoccupati dalle difficoltà e dalle sfide che ci circondavano: inverni molto rigidi; barriere linguistiche; mancanza di comodità; fortissima affiliazione della popolazione a buddismo, sciamanesimo e islam; presenza di altre denominazioni e sette cristiane e l'assenza di strutture e di fedeli cattolici. Dal punto di vista personale, ho preso tutto questo come aspetti positivi della vita di missione. Queste condizioni ci hanno offerto una sfida e un'opportunità. Abbiamo mantenuto forte la convinzione che quel Dio che ci ha chiamati e mandati in Mongolia fosse presente già da tempo nelle vite ordinarie dei fratelli e delle sorelle mongole, da prima che noi arrivassimo.

Uno sguardo alla Chiesa mongola di oggi

Guardando indietro a questi primi 20 anni di presenza cattolica in Mongolia, siamo lieti di ripetere come il salmista: "L'Eterno ha fatto cose grandi per noi, e noi siamo nella gioia" (126, 3). Dai 3 missionari pionieri, oggi siamo forti di 81 sacerdoti di 22 diverse nazionalità e di 13 fra gruppi e congregazioni religiose. E da una popolazione cattolica pari a zero, oggi circa 835 fratelli e sorelle mongole si sono uniti alla Chiesa attraverso il catechismo. Molti di più sono al momento interessati ala nostra fede e seguono diversi programmi di approccio portati avanti dai missionari.

Con l'aumento del personale cattolico (missionari e collaboratori locali) continuano a crescere e a evolversi programmi pastorali, sociali, di sviluppo, di istruzione, umanitari e caritativi. Questi progetti sono tutti proiettati al miglioramento della vita dei poveri. La nostra missione ora può essere orgogliosa di avere 4 parrocchie e 6 sottostazioni con intenti sociali; 2 centri per i bambini di strada; un ospizio per gli anziani; 2 asili Montessori; 2 scuole elementari; un Centro per bambini disabili; una scuola tecnica; 3 librerie con aule studio e computer; un dormitorio femminile per universitarie, anche questa con aule studio e connessioni a internet; diversi centri di attività giovanili; 2 fattorie; una clinica con laboratorio e tanto altro ancora.

Quest'anno, per festeggiare il 20mo anniversario della missione della Chiesa cattolica, una delle sottostazioni parrocchiali - Maria Madre della misericordia - otterrà lo status di parrocchia. E sarà inaugurata la scuola elementare della Prefettura, i cui lavori di costruzione sono iniziati 2 anni fa. Siamo anche lieti di annunciare che 2 giovani mongoli sono oggi in un seminario maggiore della Corea del Sud, presso l'Università cattolica di Daejeon, per seguire la loro vocazione al sacerdozio.

A fronte di tutto questo, siamo oggi in grado di guardare al futuro con più fiducia e speranza. Con pazienza e determinazione siamo risoluti a raggiungere ancora più persone, non soltanto coloro che si sono unite a noi nella fede ma anche coloro che si sono avvicinate al nostro lavoro anche se non ancora battezzate.

Tuttavia va registrata anche una frustrazione, in questa Chiesa adolescente. Circa il 23 % dei battezzati non frequenta la liturgia ecclesiastica, e alcuni hanno abbandonato la fede. Un altro 15 % è molto spesso fuori, per portare avanti la propria vita di pastorizia. Speriamo che, dovunque si trovino, stiano in qualche modo praticando la loro vita cristiana.

Guardando al futuro e alle sue sfide

Sono passati 20 anni ed è difficile riportare la barra a come eravamo quando siamo partiti. Con la trasformazione e le metamorfosi in corso nel Paese, causate dall'avvento della democrazia e dell'economia di mercato, la Mongolia si affaccia a un futuro sconosciuto per molti mongoli. Al momento il Paese si trova alla ribalta e attrae l'avidità di molti investitori stranieri, data la sua ricchezza di risorse naturali. L'industria mineraria è esplosa negli ultimi anni e sta convogliando un movimento di immigrazione dalle zone rurali. C'è anche un influsso proveniente da esperti e tecnici stranieri che stanno costruendo le prime infrastrutture estrattive e fanno partire i primi scavi.

Con lo sviluppo portato da questo fenomeno, il livello di vita della popolazione sta raggiungendo standard elevati. Il costo della vita e quello dei beni di prima necessità ha raggiunto nuove medie. Per affrontare questa situazione la popolazione viene sostenuta da denaro governativo, che sta già ottenendo somme considerevoli grazie agli investimenti previsti dalle compagnie estrattive. Al momento attuale, le "somme ancora non realizzate" dalle attività minerarie sono già in uso da parte delle autorità politiche, che le condividono con il popolo. Come conseguenza di questo, la maggior parte dei dividendi governativi fai profitti minerari tornerà nelle tasche degli investitori una volta che le operazioni saranno in pieno sviluppo e inizieranno a rendere.

La Chiesa cattolica è molto colpita dal trend dei tempi attuali. Le sfide che dobbiamo affrontare in quanto Chiesa sono tremende. Quello che sta succedendo potrà essere di aiuto al popolo ma di sicuro non aiuterà la Chiesa, che ottiene il sostegno e il mantenimento dall'estero: non abbiamo alcuna fonte di guadagno locale, dato che siamo qui come Organizzazione no profit. L'aumento dei salari del 53 % avvenuto quest'anno ha colpito in maniera fortissima le risorse finanziarie cattoliche. È molto probabile che i missionari inizieranno a tirare la cinghia, ma saremo anche costretti a licenziare una buona parte del nostro personale o a chiudere alcuni progetti.

Oltre a tutto questo dobbiamo anche affrontare una considerevole diminuzione delle donazioni dall'estero. Le agenzie di raccolta fondi, colpite dalla recessione economica globale, non hanno potuto fare come facevano negli scorsi anni. E i benefattori che hanno letto o sentito parlare della propaganda riguardo la scalata al benessere della Mongolia danno, anche loro, di meno. Con questa nuova situazione, la Chiesa deve superare ostacoli sempre più grandi per sopravvivere.

Un'altra sfida che la Chiesa deve affrontare è la rinascita dello sciamanesimo, la religione ancestrale basata sulla cultura locale, che propone l'adorazione della natura e il Tengerismo (l'adorazione dei Cieli). Le persone stanno tornando a queste tradizioni culturali e religiose.

Infine, data la necessità dei numeri utili per portare avanti le operazioni minerarie, sono sicuro che con questa nuova situazione dovremo cambiare le strategie di missione della Chiesa, per aiutare quelle persone che saranno coinvolte nell'attesa migrazione che coinvolgerà le campagne e le città del Paese.

Cosa può offrire oggi la Chiesa alla Mongolia?

Per essere rilevante, la Chiesa deve guardare con più forza al futuro e adattarsi in maniera veloce ai cambiamenti di una società in via di sviluppo, cambiamenti portati dalla democrazia, dall'economia di mercato, dal materialismo e dal consumismo. Da una comunità nomade di pastori a una società di residenti urbani e rurali, con forme più sedentarie di vita, le cose sono molto cambiate. E la Chiesa deve adottare un nuovo tipo di apostolato e ministero per compiere la propria missione: la diffusione del Vangelo. Per essere percepita come necessaria, la Chiesa deve concentrarsi sull'aiuto alle popolazioni locali nella preservazione o nell'acquisizione dei valori della vita civilizzata. Questo, io credo, si raggiunge inculcando i valori cristiani e le discipline che portano con loro.

Stiamo attraversando un varco, dove la Chiesa aveva passato gli anni a concentrarsi sui propri sforzi nel campo sociale, umanitario e di sviluppo. Questi ambiti rimangono e rimarranno, dato che molte persone - in modo particolare i rurali e i nuovi migranti nelle città - sono ancora in difficoltà con la vita economia e sociale dato che manca loro l'etica sociale e i soldi per comprare quello di cui hanno bisogno. Tuttavia, è arrivato il momento di rafforzare il ruolo educativo e pastorale della Chiesa.

Io credo che l'istruzione, in tutte le sue varie ramificazioni, debba essere un campo di competenza. Credo che qualunque sia la strada che la Mongolia e il suo popolo vogliono prendere, deve avvenire un cambiamento di mentalità da nomade/rurale a sedentario/civilizzato. Questo può avvenire solamente con il giusto approccio e le giuste conoscenze. La Chiesa può aiutare, rafforzando il proprio impegno nel campo dell'educazione.

Allo stesso tempo, la Chiesa deve mantenere la propria reputazione come una Chiesa che accoglie e che difende i poveri, offrendo ai bisognosi il sostegno morale che serve loro. La vita dei membri della Chiesa, se vogliono essere agenti di evangelizzazione credibili e degni di fiducia, deve consistere nella preghiera e nel loro modo di vivere. Devono testimoniare il Vangelo e i suoi valori con le parole e con i fatti.

Conclusioni

Io credo che questa Chiesa viva grazie alla guida dello Spirito di Dio. È sopravvissuta ai suoi primi e più difficili anni di esistenza grazie alla dedizione e all'impegno dei missionari e dei loro collaboratori laici, e so che continuerà a crescere grazie al suo continuo impegno e agli agenti e cooperatori che la aiutano, accostati alla generosità dei singoli e dei gruppi membri di altre Chiese di tutto il mondo. Siamo in debito con i nostri benefattori! Grazie e che Dio vi benedica!

Inoltre, è molto necessario che nel nostro sforzo e nella nostra visione comune aumenti la collaborazione e l'integrazione dei diversi carismi delle congregazioni. Lo spirito di unità e di comunione fra i missionari è un obbligo, ed è la migliore testimonianza che possiamo trasmettere e offrire al popolo mongolo. Anche la vita personale di ogni agente pastorale è una maniera potente di testimoniare il Vangelo. Le parole di papa Paolo VI sono ancora più vere nella nostra situazione: "Uomini e donne oggi ascoltano più volentieri i testimoni che i maestri. E se ascoltano i maestri è perché sono testimoni".

La Missione mongola si muove insomma verso il futuro tenendo ben a mente il "noi" dell Chiesa, il "noi" della fede apostolica. Ognuno ha un compito diverso nel campo del Signore, ma noi siamo tutti lavoratori nella vigna di Dio. Questo vale oggi e per il futuro, per ogni singolo cristiano. Siamo tutti umili ministri di Gesù. Serviamo il Vangelo nella misura in cui ci è consentito, secondo i nostri doni, e chiediamo a Dio che la Sua buona novella e la sua Comunità ecclesiale si sviluppi oggi e nei tempi avvenire tramite "noi".

Ed è questa, al di là delle nostre funzioni effettive, la vera sfida nell'essere veri missionari, chiamati ad aiutare a trasformare le vite di coloro con cui entriamo in contatto, in modo particolare i poveri e i bisognosi, nel nostro ministero e nella nostra missione.

 

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