04/01/2017, 07.50
ARABIA SAUDITA

Riyadh, scioperano contro il mancato pagamento di stipendi: immigrati arrestati e fustigati

Un tribunale saudita ha inflitto quattro mesi di carcere e 300 frustate per danneggiamento di beni pubblici. Sconosciuta la nazionalità degli immigrati condannati. I lavoratori erano dipendenti della Binladin Group e di Saudi Oger, giganti nel settore dell’edilizia. Dietro la crisi il crollo delle entrate nel settore petrolifero, che ha influito sul bilancio dello Stato.

 

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale saudita ha condannato al carcere e alla fustigazione decine di lavoratori migranti, dipendenti del colosso dell’edilizia Binladin Group, per aver scioperato contro il mancato pagamento degli stipendi arretrati. La stampa saudita non ha sinora precisato la nazionalità degli operai, che hanno incrociato le braccia per le molte mensilità non percepite; le proteste sarebbero poi sfociate in violenze di piazza, che hanno portato all’arresto.

I primi a riferire delle condanne sono i giornali arabi Al-Watan et Arab News, i quali però non chiariscono la nazionalità dei lavoratori migranti. Alcuni diplomatici contattati dall’Afp non hanno potuto (o voluto) chiarire la vicenda, affermando di non conoscerne i dettagli.

Un gruppo di operai ha subito una condanna a quattro mesi di carcere e 300 frustate per danneggiamento di beni pubblici e istigazione al disordine pubblico. Altri hanno ricevuto pene inferiori, per un massimo di 45 giorni di prigione inflitti da un tribunale della Mecca.

Da tempo gli operai del settore edile, dipendenti della Binladin Group e di Saudi Oger, non ricevono lo stipendio anche a causa della crisi nel settore petrolifero, che ha portato a un crollo nei ricavi. Lo stesso governo saudita sarebbe in ritardo sui pagamenti, aggravando così i conti già in rosso delle due imprese.

Come rivela il nome, la multinazionale araba fondata nel 1931 è di proprietà della famiglia Bin Laden e lo stesso Osama - leader di al Qaeda e a lungo il ricercato numero uno del terrorismo islamico internazionale - era uno dei 52 figli del fondatore Mohammed bin Laden. Fra i vari incarichi ottenuti dal capostipite, il restauro della celebre moschea di al Aqsa, a Gerusalemme. Tuttavia, oggi il gruppo ha conosciuto la crisi e non ha certo contribuito a rilanciarne l’immagine il crollo di una gru nel settembre 2015 alla grande moschea della Mecca, che ha causato la morte di 109 persone. La crisi del gruppo, acuita dal crollo nelle entrate petrolifere, ha portato anche al licenziamento nel maggio scorso di decine di migliaia operai stranieri.

Sulla crisi del settore edilizio è intervenuto di recente anche il ministro saudita delle Finanze Mohammed Aljadaan; il 22 dicembre scorso, nel corso di una conferenza stampa dedicata alla presentazione del bilancio per il 2017, l’alto funzionario governativo ha assicurato che il pagamento degli arretrati avverrà “entro 60 giorni”.

 

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