04/01/2016, 00.00
A.SAUDITA - IRAN
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Riyadh rompe i rapporti diplomatici con Teheran

di Paul Dakiki
L’annuncio è stato dato ieri sera, dopo che manifestanti iraniani hanno assaltato l’ambasciata di Riyadh a Teheran e il consolato di Mashad. Khamenei chiede la “vendetta divina”; Rouhani condanna l’assalto all’ambasciata saudita come “azione illegale” e “ingiustificata”. Manifestazioni anti-saudite anche in Libano, Siria, Iraq, Iran, Pakistan e Kashmir indiano. L’irrigidimento della politica saudita.

Beirut (AsiaNews) - Il ministro degli esteri Adel al-Jubeir ha annunciato ieri sera che l’Arabia saudita ha interrotto i rapporti diplomatici con l’Iran dopo che gruppi di manifestanti hanno saccheggiato la sua ambasciata a Teheran e il consolato nella città di Mashad. Al-Jubeir ha anche affermato che tutti i diplomatici iraniani devono lasciare il Paese entro 48 ore.

Le manifestazioni protestavano contro l’esecuzione – avvenuta due giorni fa - del dignitario sciita Nimr al-Nimr, accusato di “terrorismo” dalle autorità saudite. Insieme ad al-Nimr sono stati giustiziati altri 46 “terroristi”, alcuni sunniti appartenenti ad al-Qaeda, altri sciiti. Diversi di loro sono stati decapitati, altri fucilati davanti a un plotone di esecuzione.

Il 2 gennaio sera centinaia di manifestanti iraniani hanno attaccato l’ambasciata saudita nel quartiere a nord di Teheran lanciando bottiglie molotov e saccheggiando gli uffici consolari.

La guida suprema Alì Khamenei ha paragonato le esecuzioni saudite a quelle perpetrate dallo Stato islamico e ha invocato la “vendetta divina” sulla casa dei Saud.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha avuto reazioni più composte. Egli ha condannato come un “errore storico” l’esecuzione di al-Nimr, ma ha anche condannato la violenza dei manifestanti contro l’ambasciata e ha chiesto alle autorità giudiziarie di punire gli autori di tali “azioni illegali”. La polizia iraniana ha arrestato 44 persone per l’assalto, definito “totalmente ingiustificato” da Rouhani.

Da tempo Onu, Stati Uniti e Unione europea avevano consigliato a Riyadh di non giustiziare al-Nimr per non far deflagrare una nuova tensione fra sunniti e sciiti e soprattutto un nuovo fronte di lotta fra Arabia saudita e Iran.

Da decenni i due Paesi si fronteggiano per il controllo sul mondo islamico e al presente si combattono per procura in Siria e Yemen. In Siria, Teheran sostiene Assad e combatte lo Stato islamico; Riyadh sostiene tutti gli oppositori di Assad. In Yemen l’Iran sostiene la minoranza houthi (di derivazione sciita); l’Arabia sostiene il governo di Adb Rabbo Mansur Hadi, e accetta anche la collaborazione dei gruppi di al-Qaeda.

L’uccisione di al-Nimr sta scatenando manifestazioni e critiche in tutto il mondo islamico sciita: in Libano, Siria, Iraq, Iran, Pakistan e Kashmir indiano. Manifestazioni di sciiti si sono tenute anche in Europa e Stati Uniti.

Secondo molti analisti, l’avventata azione saudita rischia di infuocare ancora di più la regione medio-orientale rendendo ancora più difficile la ricerca di soluzioni alla guerra in Siria e in Yemen, mentre si tentava di aprire nuovi dialoghi sui diversi fronti. In più, la mossa di Riyadh ridà fiato ai conservatori di Teheran e ai nemici di Rouhani, che nei mesi scorsi aveva fatto vincere la posizione moderata nei dialoghi che hanno portato all’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano.

Le relazioni fra Arabia saudita e Iran hanno avuto alti e bassi fin dalla rivoluzione khomeinista del 1979. I loro rapporti diplomatici si sono interrotti dal 1987 al 1991, dopo gli scontri fra pellegrini iraniani e forze saudite alla Mecca nel 1987, dove sono morti circa 400 iraniani. Nel 2014 vi sono stati tentativi di distensione, con l’invito a un pellegrinaggio alla Mecca del ministro iraniano degli esteri Javad Zarif e di Rouhani, mai realizzato. La morte del re Abdallah e la salita al trono del re Salman e soprattutto degli ambiziosi Mohammed bin Nayef (nipote del re), come ministro degli interni, e di Mohammed bin Salman (figlio del re), come ministro della difesa hanno portato a un irrigidimento della politica saudita.

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