16/07/2021, 08.59
AFGHANISTAN
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Russia, Cina e nazioni Asia centrale si preparano alla vittoria dei talebani

di Vladimir Rozanskij

La minaccia è al centro del summit Sco di oggi e domani. Profughi afghani si rifugiano in Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan dopo l’inizio del ritiro Usa. Il presidente afghano promette di sconfiggere le milizie talebane. Mosca gioca su due tavoli, negoziando anche con i guerriglieri islamisti.

Mosca (AsiaNews) – Cina, Russia e gli altri membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) si riuniscono nella capitale tagika Dušanbe per affrontare il problema dell’avanzata talebana in Afghanistan. La due giorni di summit si apre oggi; i partecipanti hanno tenuto un summit preliminare il 14 luglio.

L’Afghanistan confina con quattro dei sei Paesi dell’Organizzazione (Sco), e coinvolge tutta la regione centrasiatica. Dopo gli scontri dei giorni scorsi tra forze governative e miliziani talebani, e la fuga dei soldati afghani oltre le frontiere di Tagikistan e Uzbekistan, profughi civili e militari afghani stanno scappando anche in Kirghizistan e il Kazakistan.

Secondo quanto riporta Bloomberg, dopo la loro ritirata il 2 luglio dalla base di Bagram gli Usa si sono rivolti ai governi centrasiatici con la richiesta di accogliere decine di migliaia di afghani: in sostanza tutti coloro che collaboravano con le forze di Washington e della Nato. Se i talebani conquisteranno Kabul, tutti i collaboratori degli occidentali rischiano la vita. Il Kazakistan ha smentito di aver aderito a questa proposta, che ha suscitato grande scalpore nel Paese.

All’incontro della Sco prende parte anche il ministro degli Esteri afghano Mohammad Hanif Atmar. L’Afghanistan è candidato a entrare nell’organizzazione guidata da Pechino e Mosca; dopo il 31 agosto, quando il ritiro Usa si avvierà alla conclusione, la realtà sul campo potrebbe essere molto diversa. Nonostante le notizie sulla continua avanzata dei talebani, il presidente afghano Ashraf Ghani ha cercato di rassicurare i partner affermando di controllare la situazione. Secondo Ghani “ai talebani non basteranno 100 anni per ottenere la vittoria”.

Dal canto loro i guerriglieri islamisti fanno capire che per loro la conquista di Kabul è solo una questione di tempo, e non certo di un secolo. Il loro rappresentante politico Mohammad Sohail Shakhin ha diffuso una dichiarazione in parte diretta proprio agli Stati della Sco, secondo cui i talebani non concederanno a forze straniere di usare il territorio afghano come base per colpire altri Paesi: “Noi ci siamo impegnati a non accogliere né singole persone né gruppi ostili a qualunque altro Paese vicino, compresa la Cina. Non permetteremo di svolgere in Afghanistan né campagne di reclutamento né addestramenti o raccolte di fondi per uno qualunque di questi gruppi”.

L’accenno alla Cina non è casuale, vista la grande preoccupazione di Pechino per il coinvolgimento dei separatisti uiguri nel conflitto, organizzati in milizie autonome pronte a operare per il miglior offerente, sia contro che insieme ai talebani. Questi ultimi cercano di accreditarsi come una forza politica nazionale, non interessata a giochi geopolitici più vasti.

L’ideologia talebana si fonda sull’interpretazione radicale dell’Islam, vicina a quella del nazionalismo pashtun, i cui territori originari sono anche quelli che hanno dato maggiore impulso al movimento fondamentalista. Gli scontri di questi giorni interessano però soprattutto i territori settentrionali, dove gli abitanti sono di etnia diversa da quella pashtun: per lo più tagiki, uzbeki e kirghisi.

La Russia ha cercato di spiegare i contatti avuti nei giorni scorsi con rappresentanti talebani, con i quali del resto Mosca aveva stretto rapporti sette anni fa, insistendo sulla necessità di istituire forme di dialogo con tutte le parti del conflitto afghano. Siccome i russi non hanno avuto in passato scontri diretti con i talebani, ora è possibile parlare con loro, come ha spiegato il rappresentante speciale di Putin a Kabul, Zamir Kabulov. “Noi avevamo previsto questa situazione, e per questo avevamo preso contatto con i talebani nel 2014. Stiamo parlando di mosse tattiche”, ha dichiarato Kabulov alla Ria Novosti.

Secondo i russi, le basi Usa non erano “strategicamente” pensate per contenere i talebani, quanto piuttosto per controllare l’Asia centrale e Paesi come Russia, Iran, Pakistan e Cina. Per questo il Cremlino ha voluto rimanere neutrale, e oggi intende trarre vantaggio da questa posizione per evitare gli esiti catastrofici del conflitto.

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