13/10/2017, 11.39
EGITTO
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Sacerdote copto ucciso alla periferia del Cairo, probabile matrice estremista

L’omicidio è avvenuto a El-Marg, sobborgo nord-orientale della capitale. Fonti locali parlano di “crimine di odio” compiuto da un elemento vicino al fondamentalismo. La polizia avrebbe individuato e fermato l’assalitore, ora sottoposto a interrogatorio. Cristiani egiziani nel mirino dell’estremismo islamico.

 

Il Cairo (AsiaNews) - Un sacerdote copto, membro di una chiesa del governatorato di Bani Swaif, nell’Alto Egitto, è stato pugnalato a morte da un uomo - di cui sono ignote le generalità - nella giornata di ieri, 12 ottobre. Secondo quanto riferisce il quotidiano di Stato egiziano Akhbar Al Youm l’omicidio è avvenuto a El-Marg, sobborgo nord-orientale della capitale il Cairo.

Il sacerdote, Sam'an Shehata (nella foto), si trovava al Cairo quando un uomo di giovane età ha bloccato la strada mettendosi davanti all’auto. L’ignoto assalitore si è quindi rivolto al prete copto intimandogli di scendere dal veicolo.

Un giornalista locale, dietro anonimato per il timore di ritorsioni, riferisce che l’uomo ha colpito il sacerdote con una mannaia, per poi fuggire via e far perdere le proprie tracce. “Si presume - aggiunge il cronista - che si tratti di un crimine di odio, compiuto da un estremista [di matrice islamica]”.

In queste ore la Chiesa egiziana copta ha diffuso una dichiarazione ufficiale, in cui sottolinea che la morte del sacerdote Sam'an Shehata si è verificato nei pressi della cittadina di El-Salam, mentre si trovava in compagnia di un altro prete Benjamin Moftah. Anche quest’ultimo è stato oggetto di un assalto. La nota non fornisce ulteriori dettagli sulla sorte e le condizioni del secondo sacerdote.

Fonti giornalistiche locali riferiscono che la polizia avrebbe identificato e fermato l’assalitore, senza però diffonderne le generalità. Egli si troverebbe sotto inchiesta e sottoposto a interrogatorio, per far luce sulle cause dell’attacco. Il sacerdote copto si trovava al Cairo per partecipare a una conferenza, su invito di una parrocchia locale situata nel sobborgo di Dar al-Salam, situato non distante da El-Marg dove è avvenuto l’omicidio.

Nell’ultimo periodo in Egitto si stanno diffondendo casi di sequestro di giovani donne e ragazze cristiane, da parte di elementi riconducibili all’estremismo islamico e ai movimenti jihadisti locali. I rapimenti avvengono il più delle volte per costringere le donne cristiane a matrimoni e conversioni forzate con uomini musulmani. Le vittime sarebbero anche oggetto di abusi psicologici, fisici e sessuali, schiavitù domestica e prostituzione. I sequestratori, musulmani assoldati dai jihadisti, traggono enormi vantaggi dai sequestri; essi ricevono infatti benefici materiali, denaro, case e lavoro per i propri familiari. Secondo un attivista cristiano copto intervistato dal Washington Times i rapimenti sono parte di “una campagna per islamizzare la comunità cristiana egiziana”, sulla falsariga di quanto già avviene in Pakistan.

Negli ultimi mesi la comunità cristiana egiziana è stata oggetto di una serie di attacchi, fra i quali l’assalto a un bus di pellegrini copti a maggio, che ha causato la morte di decine di persone. Da dicembre sono quasi un centinaio i membri della minoranza religiosa (il 10% circa del totale della popolazione, pari a oltre 90 milioni di abitanti) a essere morti sotto i colpi dei fondamentalisti islamici. Fra questi le vittime delle esplosioni alle chiese la domenica delle Palme, e i fedeli deceduti nel contesto dell’attacco contro la cattedrale copta di san Marco in Abassiya, al Cairo, a dicembre dello scorso anno. Gli attacchi sono stati rivendicati dai miliziani dello Stato islamico (SI, ex Isis), attivi nel Paese.(DS)

 

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