19/12/2016, 13.50
GIORDANIA
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Sacerdote giordano: L’attacco a Karak, opera di terroristi locali che minano l’unità del Paese

P. Rifat Baader parla di attentato “preoccupante” che rischia di avere “contraccolpi” nell’industria del turismo. Non un lupo solitario come in passato, ma “un gruppo organizzato composto in maggioranza da giordani”. Il vicariato latino vicino ai familiari delle vittime. Per Natale preghiere per la pace in Giordania e nel mondo. 

 

Amman (AsiaNews) - Un attacco “preoccupante” che ha colpito giordani e stranieri e potrebbe causare pesanti “contraccolpi” nell’industria del turismo, una delle principali risorse dell’economia del Paese. Preoccupa inoltre il fatto che “a colpire non è stato, come in passato, un ‘lupo solitario’ ma un gruppo organizzato e composto in maggioranza da giordani”. È quanto afferma ad AsiaNews p. Rifat Baader, direttore del Centro cattolico per gli studi e i media di Amman, commentando l’attacco di ieri contro polizia e l’assalto al castello medievale di Karak. Il Paese è “unito” contro il fondamentalismo, il terrore, le violenze, aggiunge il sacerdote, “ma l’allerta è grande: stavolta a colpire sono stati sei terroristi giordani e un siriano. Prima di oggi eravamo portati a pensare che il terrorismo fosse un pericolo proveniente dall’esterno, ora sappiamo che ci sono connazionali che vogliono minare l’unità nazionale e colpire il Paese”. 

L’assalto è iniziato verso mezzogiorno di ieri. Un gruppo armato ha aperto il fuoco contro la polizia, nei pressi di una centrale della cittadina di Karak, città di 170mila abitanti nel sud della Giordania, a 150 km dalla capitale Amman. Nella zona è attivo un ospedale italiano gestito da religiose, in prima linea nell’opera di accoglienza e aiuto ai profughi in fuga dalle guerre in Siria e Iraq.

Nella sparatoria sono rimasti coinvolti alcuni civili e sarebbero deceduti sette poliziotti. Dieci le vittime in totale, fra cui due civili giordani e una turista canadese. Altre 27 persone sono rimaste ferite. 

Il commando si è poi diretto verso il castello di Karak, uno dei più celebri edifici crociati della regione; gli assalitori hanno fatto irruzione all’interno e hanno preso in ostaggio alcuni visitatori, fra i quali vi erano anche diversi turisti provenienti dalla Malaysia. 

L’assedio è terminato nella serata, con un blitz delle forze di sicurezza giordane che ha permesso la liberazione degli ostaggi. Al momento non vi sono comunicazioni ufficiali in merito ai terroristi uccisi dalle teste di cuoio. 

La polizia riferisce del sequestro di armi e cinture esplosive, rivenute in un nascondiglio usato dai “terroristi fuorilegge”. Tuttavia, al momento non è chiaro se gli assalitori appartengono a gruppi miliziani o hanno legami con movimenti jihadisti attivi nella regione. Fonti ufficiali, dietro anonimato, ritengono che dietro l’attacco vi siano “estremisti” legati allo Stato islamico o ad al Qaeda ed è alto il rischio di nuove violenze nelle prossime settimane. 

“Al momento non conosciamo ancora l’affiliazione dei terroristi - spiega ad AsiaNews p. Rifat Baader - e siamo ancora in attesa di capire se ci saranno rivendicazioni ufficiali. L’elemento più preoccupante è che a colpire sia stato un gruppo, composto in maggioranza da giordani”. A fronte della preoccupazione e della paura per la presenza di “cellule interne” pronte a seminare violenze, il sacerdote sottolinea la “fierezza di un popolo” che si stringe in queste ore attorno al re Abdallah e alle massime istituzioni statali. 

“Abbiamo fiducia nel futuro - sottolinea il direttore del Centro cattolico per gli studi e i media di Amman - e vedere ieri le immagini di semplici cittadini aiutare i poliziotti nella cattura dei terroristi è confortante. Ogni volta che veniamo colpiti, il Paese si mostra più unito e più forte”. “Certo non bisogna sottovalutare i rischi - aggiunge - perché siamo nel mezzo di una regione che è ancora infuocata. Le guerre in Siria e in Iraq, le offensive per la liberazione dei territori sotto il controllo di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] hanno causato una fuga dei jihadisti, che oggi si riversano nei Paesi vicini fra cui la Giordania. Dobbiamo fare attenzione, ma cristiani e musulmani di questa terra sono uniti contro il terrorismo”. 

P. Rifat non esclude il pericolo di “nuovi attacchi” e per questo raccoglie l’invito del vicario patriarcale latino per la Giordania, mons. Maroun Lahham, che invita a “pregare per la pace in Giordania e nella regione”. “Il nostro vescovo - conclude p. Rifat - ha presentato le condoglianze alle famiglie delle vittime e ha chiesto alle chiese di pregare per la pace. Non ci saranno festeggiamenti e luminarie, ridurremo i fasti ma pregheremo e parteciperemo alle funzioni con ancora maggiore fede e raccoglimento”.

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