28/11/2020, 08.00
COREA DEL NORD
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Scambi con la Cina: per Pyongyang la pandemia è più dannosa delle sanzioni internazionali

Commercio bilaterale crollato del 73% nei primi nove mesi del 2020: per fine anno si stima un calo dell’80%. Nel 2018 le restrizioni imposte per il programma nucleare nordcoreano avevano portato a una riduzione del 57,4%. Il crollo è dovuto ai controlli frontalieri voluti da Kim Jong-un, che secondo i sudcoreani ha ordinato anche il lockdown per la capitale.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – La pandemia da Covid-19 è più dannosa delle sanzioni internazionali per il commercio tra Corea del Nord e Cina. Secondo la Kita, organizzazione che rappresenta la maggior parte degli esportatori sudcoreani, nei primi nove mesi dell’anno gli scambi commerciali tra i due Paesi sono calati del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019; la proiezione per fine anno è di -80%. Il crollo è causato dai controlli frontalieri istituiti dal regime di Kim Jong-un per combattere l’emergenza sanitaria.

Tra gennaio e settembre, Pyongyang ha scambiato con Pechino beni per 444 milioni di euro, con un passivo di 371,6 milioni di euro, dato che conferma la sua dipendenza politico-economica dal gigante cinese. Lo scorso anno, il commercio bilaterale con la Cina ha rappresentato il 95,4% di quello totale realizzato dalla Corea del Nord; nel 2007 la quota era del 67,1%.

A causa delle restrizioni imposte dalla comunità internazionale per contenere il programma nucleare e missilistico nordcoreano, Pechino è l’unico vero partner di Pyongyang. Ma la pandemia ha privato Kim anche del salvagente cinese. Nei primi tre trimestri del 2018, subito dopo un inasprimento delle sanzioni decise dalle Nazioni Unite, il volume del commercio tra Corea del Nord e Cina si era ridotto del 57,4%.

Le autorità nordcoreane sostengono che nel Paese non vi siano casi di contagio da Covid-19. Citando le informazioni ricevute dalla propria intelligence, parlamentari sudcoreani hanno dichiarato ieri che Kim ha isolato la capitale e altre province del Paese, oltre a imporre un bando sulla pesca in mare. Chiuse anche le scuole per evitare al massimo i contatti tra la popolazione.

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