23 Giugno 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  •    - Brunei
  •    - Cambogia
  •    - Filippine
  •    - Indonesia
  •    - Laos
  •    - Malaysia
  •    - Myanmar
  •    - Singapore
  •    - Tailandia
  •    - Timor Est
  •    - Vietnam
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 16/11/2016, 12.14

    MYANMAR

    Scontri e violenze contro i Rohingya. Card. Bo: Fermate la guerra



    Da ottobre sono almeno 60 i musulmani uccisi dall’esercito nello Stato. Impedita l’entrata di aiuti umanitari e osservatori indipendenti. Arcivescovo di Yangon: “L’unica religione di cui il Myanmar ha bisogno ora è la pace”.

    Yangon (AsiaNews) – Come rappresentanti di tutte le religioni che vivono in Myanmar “ci appelliamo ai nostri compatrioti e compatriote, ai nostri leader politici, ai nostri capi dell’esercito e dei gruppi armati, affinché cerchino il sentiero della riconciliazione e facciano della pace la religione comune di tutti noi”. È la richiesta avanzata dal card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, preoccupato dalle recrudescenze del conflitto in atto fra esercito governativo (Tatamaadaw) e gruppi ribelli nello Stato Rakhine (ovest del Paese).

    Negli ultimi giorni sono aumentati gli scontri fra il Tatmadaaw e quello che i soldati definiscono “un gruppo militante di musulmani Rohingya”. Il 14 novembre fonti governative hanno reso nota la morte di almeno 30 combattenti islamici. I Rohingya sono una minoranza musulmana (poco più di un milione di persone) originaria del Bangladesh, alla quale il Myanmar non riconosce la cittadinanza e i cui membri abitano in campi profughi in più parti del Paese.

    Le operazioni dell’esercito si sono concentrate nell’area di Maungdaw, al confine con il Bangladesh. Le forze di sicurezza hanno isolato la regione impedendo l’ingresso di aiuti umanitari e di osservatori indipendenti. Dall’inizio di ottobre, il bilancio parla di 60 Rohingya morti e 17 soldati governativi deceduti. Il Tatmaadaw continua a passare di villaggio in villaggio ripulendo il territorio dagli elementi ribelli. Si tratta degli scontri peggiori nello Stato dal 2012, quando i morti furono centinaia.

    Residenti e attivisti per i diritti umani denunciano l’esercito, colpevole di esecuzioni sommarie, stupri e incendi dolosi. Secondo Human Rights Watch, almeno 430 case di rifugiati Rohingya sarebbero state date alle fiamme senza motivo.

    Ad un mese dall’ultimo appello per la cessazione dei conflitto (in corso anche nello Stati Kachin e Karen), il card. Bo è tornato a denunciare “l’incubo della guerra che continua. Ci sono più di 200mila sfollati nella loro terra […] e questo causa traffico umano, la minaccia della droga e ulteriore violenza nelle comunità”.

    Il Myanmar è composto 135 etnie che hanno sempre faticato a convivere in maniera pacifica con il governo centrale e la sua componente di maggioranza birmana. Dopo l’armistizio firmato dall’esercito con diversi gruppi ribelli nell’ottobre 2015, i dialoghi di pace sono ripresi a fine agosto durante la conferenza di Panglong (voluta da Aung San Suu Kyi), che per ora non ha dato i risultati sperati.

    Queste guerre, scrive l’arcivescovo di Yangon, “non si possono vincere. Più di 60 anni di conflitto lo hanno dimostrato. Esse hanno inflitto una sofferenza cronica a migliaia di persone e impedito lo sviluppo umano”. Ci appelliamo, conclude il card. Bo, “ai politici della Lega nazionale per la democrazia [Nld, partito guidato da Aung San Suu Kyi ndr], ai partiti politici etnici e ai gruppi della società civile perché cerchino una risoluzione consensuale dei conflitti. Ci appelliamo ai leader religiosi perché siano strumenti di pace. Il Myanmar ha bisogno di una sola religione oggi, ed è la pace”.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    15/06/2016 13:03:00 MYANMAR
    Card. Bo: Basta violenze, lavoriamo insieme per la pace nello Stato Kachin

    L’arcivescovo di Yangon rivolge un appello al governo, ai ribelli e alla comunità internazionale per la cessazione del conflitto. Più di 150mila persone vivono in capi profughi in mezzo a campi minati. La conferenza di pace di luglio “un’occasione da non perdere”. I leader religiosi, cattolici e protestanti, “stanno fallendo nel lavorare a fianco del popolo per la pace”.

     



    04/07/2016 08:50:00 MYANMAR
    Stato Rakhine: migliaia di buddisti in piazza contro i Rohingya

    Yangon ha accettato la richiesta della Nazioni Unite e per indicare la minoranza islamica userà la formula “la comunità musulmana dello Stato Arakan”. I nazionalisti vogliono invece chiamarli “Bengali”, per sottolineare il loro essere migranti illegali dal Bangladesh.

     



    06/04/2017 11:23:00 MYANMAR
    Rohingya, Aung San Suu Kyi: ‘Nessuna pulizia etnica’

    La leader del Myanmar respinge le accuse: “Ci sono ostilità, stiamo cercando di ricomporre queste divisioni”. La risposta del premio Nobel alle critiche per la sua mancata condanna alle violenze: “Non sono Margaret Thatcher, ma neanche Madre Teresa”



    07/09/2012 MYANMAR
    Gambira contro monaci ed esercito che sfruttano il dramma dei Rohingya
    Il leader della Rivoluzione zafferano del 2007 contro i militari, che soffiano sul fuoco del nazionalismo e della religione per mantenere il potere. Critiche ai monaci che scendono in piazza per la cacciata della minoranza musulmana. E accusa: in Myanmar “non è cambiato nulla”, è sempre un regime sotto mentite spoglie.

    30/12/2016 11:54:00 MYANMAR
    Card. Bo: il primo gennaio digiuno e preghiera per la pace

    Nel messaggio di fine anno l’arcivescovo di Yangon si appella a tutte le religioni: “Affolliamo monasteri, chiese, templi e moschee portando manifesti e bandiere con scritto ‘Stop a tutte le guerre!’”.





    In evidenza

    RUSSIA-VATICANO
    Studiosi vaticani e ortodossi russi dialogano sulla storia e sulla Ostpolitik

    Vladimir Rozanskij

    Il Convegno inizia domani e continua fino al 21 giugno. Il lavoro comune si era bloccato nel 2002 per le accuse di “proselitismo” alla Chiesa cattolica russa. Clima cambiato dopo l’incontro fra Francesco e Kirill all’Avana nel 2016. I russi preferiscono parlare di missione comune verso il mondo piuttosto che di unità della Chiesa indivisa nei primi 10 secoli.


    LAOS - VATICANO
    Il primo cardinale del Laos: ‘La forza delle piccole Chiese perseguitate’

    Weena Kowitwanij

    Il 21 maggio scorso papa Francesco aveva annunciato a sorpresa la nomina. La comunità cattolica in Laos è composta da circa 50mila fedeli. “È una Chiesa bambina, che vive il primo annuncio, rivolta soprattutto ai tribali e agli animisti”. “Alcuni dei problemi più gravi sono la carenza di sacerdoti e la qualità della formazione”. “Per molti essere cardinale è un onore, per me significa aiutare il papa a risolvere i problemi”.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®