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  • » 28/11/2013, 00.00

    COREA DEL SUD

    Seoul, buddisti e protestanti si uniscono ai cattolici contro il governo Park

    Joseph Yun Li-sun

    Mille monaci buddisti scendono in piazza per denunciare le ingerenze dei Servizi segreti e criticare il presidente, "incapace di comunicare con il popolo". E dal 16 dicembre un gruppo di pastori protestanti inizia dieci giorni di preghiere e sciopero della fame contro l'esecutivo. Ancora tensione fra il Partito di maggioranza, che attacca la Chiesa dalle pagine dei giornali conservatori.

    Seoul (AsiaNews) - Nonostante l'ondata di critiche e di minacce contro la Chiesa cattolica, anche i monaci buddisti coreani sono scesi ieri in piazza a Seoul per denunciare i Servizi segreti nazionali e criticare il presidente Park Geun-hye, definita dai manifestanti "incapace di comunicare con il popolo". I circa mille religiosi hanno chiesto al governo di nominare un consiglio indipendente per investigare sulle accuse contro il Nis (l'intelligence di Seoul), che si sarebbe intromesso nelle ultime elezioni presidenziali. Inoltre, pretendono dalla Park delle scuse ufficiali per "aver gestito in maniera arbitraria gli affari di Stato".

    La scelta dei monaci "sposa" la campagna per la democrazia lanciata alcuni mesi fa dalla comunità cattolica, che chiede al governo in carica "verità e giustizia" riguardo la politica nazionale. Il 22 novembre scorso, un sacerdote della diocesi di Jeonju è finito nell'occhio del ciclone per aver pronunciato un'omelia molto critica nei confronti dell'esecutivo e per aver attaccato la politica militaristica del governo, che "costringe" la Corea del Nord a rispondere con atti militari.

    Il vertice del potere sudcoreano si è scagliato contro p. Park Chang-shin, accusato di essere un "nemico della patria" e messo sotto inchiesta per "vari capi di imputazione". L'arcivescovo di Seoul, mons. Andrea Yeom Soo-jung, ha ricordato ieri che i cattolici "hanno il dovere di occuparsi delle questioni politiche" ma ha invitato i sacerdoti e i consacrati ad agire "con prudenza, senza coinvolgimenti diretti".

    La situazione rimane però molto tesa: due giorni fa un falso allarme bomba ha costretto l'arcidiocesi a chiudere la cattedrale Myeongdong, e la polizia ha circondato il luogo di culto per "difenderlo" da una manifestazione guidata da centinaia di veterani dell'esercito, che ha persino caricato la chiesa. E i giornali conservatori insieme al Partito Saenuri (di maggioranza) continuano nel loro attacco contro le "ingerenze" della Chiesa.

    A fianco dei cattolici si sono schierati anche i protestanti: un gruppo di pastori cristiani ha annunciato per il 16 dicembre una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni della Park, cui seguiranno 10 giorni di sciopero della fame e preghiera davanti al municipio di Seoul. Ieri, il Korea Herald ha pubblicato un editoriale in cui si legge: "Le organizzazioni religiose sono avvisate di stare lontane dalla politica. Quando la società coreana ha vissuto la transizione dalla dittatura alla democrazia, c'è stato bisogno della loro partecipazione. Ma quei giorni sono passati".

    Eppure, conclude l'editorialista, "la Park non deve fare orecchie da mercante davanti al messaggio di questi gruppi religiosi, per quanto progressisti possano essere. Deve assicurarsi che venga portata alla luce tutta la verità riguardo le sistematiche interferenze delle agenzie di Stato nella elezioni dell'anno scorso".

     

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