27/11/2013, 00.00
COREA DEL SUD
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Arcivescovo di Seoul sui cattolici in politica. Minacce contro la cattedrale Myeongdong

di Joseph Yun Li-sun
Dopo le enormi polemiche scatenate dalle frasi di p. Park Chin-shin sulle posizioni del governo sudcoreano, mons. Andrea Yeom Soo-jung richiama la Chiesa agli insegnamenti della dottrina: "Non ci disinteressiamo dalla vita pubblica, ma i pastori non devono intervenire in maniera diretta nelle strutture e nell'organizzazione politica". Allarme-bomba, la polizia circonda la cattedrale.

Seoul (AsiaNews) - I fedeli cristiani "hanno l'obbligo di interessarsi alla politica. Non possiamo fare come Pilato e lavarcene le mani. Tuttavia, i pastori della Chiesa non dovrebbero intervenire in maniera diretta nella struttura politica e nell'organizzazione della vita sociale". È la posizione dell'arcivescovo di Seoul, mons. Andrea Yeom Soo-jung, dopo le polemiche scatenate dai commenti di p. Park Chang-shin riguardo la politica sudcoreana. Dopo questi commenti, un gruppo di veterani ha caricato la cattedrale Myeongdong della capitale: la polizia li ha respinti, ma poi ha circondato la struttura. E un allarme bomba ha costretto l'arcidiocesi a chiuderla in via precauzionale.

Tutto nasce lo scorso 22 novembre, quando p. Park ha celebrato una messa per chiedere alla presidente Park Geun-hye di fare luce sui presunti brogli elettorali e sulle ingerenze dei servizi segreti nazionali nella vita sociale e politica del Paese. Durante il suo discorso, p. Park ha parlato a lungo di "come si crea un nemico" e ha denunciato il "clima anti-democratico" che si respira in questi mesi in Corea del Sud. Verso la fine del suo intervento, ha aggiunto che "è naturale che la Corea del Nord abbia attaccato l'isola di Yeonpyeong, dato che Seoul e Washington continuano a compiere esercitazioni militari congiunte". Queste frasi hanno scatenato il governo e il Saenuri, Partito di maggioranza (conservatore) che sostiene la Park, che hanno aperto un'inchiesta su p. Park.

I nazionalisti sudcoreani hanno lanciato inoltre una campagna contro la Chiesa cattolica. Due giorni fa un falso allarme-bomba ha costretto l'arcidiocesi di Seoul a chiudere in via precauzionale la cattedrale Myeongdong, e sono "innumerevoli" le telefonate di protesta ricevute dagli uffici dell'arcidiocesi. Alcuni cattolici hanno persino espresso dei "dubbi" sulla propria fede. Ieri un gruppo di circa 700 persone - tutti membri dell'Associazione dei veterani coreani - ha caricato il luogo di culto dopo una manifestazione di protesta durata ore: la polizia li ha respinti e poi ha circondato l'edificio. Una fonte cattolica di AsiaNews ha definito l'aria "irrespirabile" e ha dichiarato che diversi passanti "hanno iniziato a guardare male i sacerdoti in giro per le strade di Seoul".

Per cercare di calmare la situazione, mons. Yeom ha chiarito la posizione della Chiesa. Citando papa Francesco, dichiara oggi: "Noi cristiani non possiamo fare come Pilato, ma dobbiamo impegnarci in politica in quanto proprio la politica è la forma più alta di carità, dato che lavora per il bene comune. Lavorare per il bene comune è uno dei compiti del cristiano, e spesso questo passa per la politica. Ma ci sono anche altre strade".

Il presule ricorda poi il Catechismo della Chiesa: "Non è il ruolo dei pastori della Chiesa intervenire in maniera diretta nella struttura politica e nell'organizzazione della vita sociale". Come scriveva Giovanni Paolo II, inoltre, "i sacerdoti che prendono un ruolo attivo nei Partiti politici possono costituire un grave pericolo di divisione nella comunione ecclesiale". Di conseguenza, conclude, "i sacerdoti devono agire sempre dopo attente considerazioni. Dobbiamo camminare sulla strada della verità, del bene comune e della coesistenza pacifica. Invece di divisioni e contraddizioni, dovremmo cercare riconciliazione, comprensione, perdono e amore".

(ha collaborato Stephany Sun, del Segretariato sociale dell'arcidiocesi)

 

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