30/10/2013, 00.00
COREA - MONGOLIA
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Seoul, il "grazie" della Chiesa mongola ai fratelli coreani

di Joseph Yun Li-sun
Il Prefetto apostolico di Ulaanbaatar, mons. Wenceslao Padilla, ha visitato la Corea del Sud per cercare fondi da destinare alle scuole cattoliche della Mongolia: "Non so immaginare come avremmo fatto senza l'aiuto dei fedeli di qui". L'arcivescovo di Seoul: "Abbiamo ricevuto tanto in passato, è il momento di ripagare. Faremo di tutto per diffondere il Vangelo nel vostro Paese".

Seoul (AsiaNews) - La missione cattolica in Mongolia "non può farcela da sola. Senza l'aiuto di organizzazioni esterne non saremo in grado di tenere vivo il nostro sforzo missionario. Abbiamo bisogno di aiuto, e la Chiesa coreana è sempre stata in prima linea. Non posso neanche pensare a come avremmo fatto senza di voi". Con queste parole mons. Wenceslao Padilla, Prefetto apostolico di Ulaanbaatar, ha concluso la sua visita all'arcidiocesi di Seoul.

L'incontro del presule con la Chiesa coreana rappresenta l'ultima tappa di un viaggio organizzato per raccogliere fondi destinate alle scuole cattoliche in Mongolia, la più giovane delle Chiese asiatiche nata appena 20 anni fa e che conta circa 800 fedeli: "Quando sono arrivato non c'erano chiese e non c'erano cattolici. Abbiamo affrontato molte sfide diverse ma quella finanziaria è la peggiore. I nostri fedeli non possono donare molto e non abbiamo attività commerciali".

Oltre all'economia c'è anche un problema culturale: "Dopo tanti anni ho ancora problemi con la lingua mongola, e come me anche i tanti missionari che vivono e lavorano nel Paese. E poi voglio ricordare che il cristianesimo è stato una novità assoluta per i mongoli, che non lo hanno mai conosciuto. Eppure, nonostante tutte queste sfide, la speranza è riposta nel lavoro missionario e nella collaborazione con i locali".

Parlando con l'arcivescovo della capitale, mons. Andrea Yeom Soo-jung, ha aggiunto: "Grazie per l'aiuto della Chiesa coreana, sempre in prima linea per il sostegno economico e per l'invio di tanti missionari. Non posso immaginare come sarebbe potuta nascere la Chiesa mongola senza il vostro aiuto".

Da parte sua, mons. Yeom ha risposto: "La missione in Corea è stata resa possibile grazie all'aiuto di tante altre nazioni. È arrivato il nostro momento di ripagare e fare in modo che la grazia del Signore arrivi a tutti. Consideriamo i cattolici mongoli nostri fratelli, e faremo di tutto per aiutare la diffusione del Vangelo nel vostro Paese".

(ha collaborato Stephany Sun, del Segretariato sociale dell'arcidiocesi)

 

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