03/02/2017, 10.22
COREA-USA

Seoul e Washington per lo scudo spaziale che non piace a Pechino, Mosca e alla Chiesa coreana

Mattis e il presidente coreano ad interim hanno ribadito la necessità del sistema anti-missilistico Thaad. Per i cinesi, Trump sta potenziando la presenza Usa nel Nordest dell’Asia. Chiesa cattolica: No alla penisola coreana come al centro di una nuova guerra fredda.

Seoul (AsiaNews) – Il nuovo Segretario Usa alla difesa James Mattis e il presidente coreano ad interim Hwang Kyo-ahn hanno riaffermato l’urgenza e la necessità di spiegare nella penisola il sistema di difesa anti-missilistico Thaad per contrastare il programma nucleare della Corea del Nord.

Mattis è al suo secondo e ultimo giorno di visita a Seoul e in serata volerà a Tokyo. Nel suo primo viaggio ufficiale egli vuole spingere i due alleati a sostenere di più le spese per la difesa dell’area.

Il sistema Thaad  (Terminal High Altitude Area Defence) – che costa 800 milioni di dollari Usa per unità – permetterebbe il monitoraggio radar ad alta quota e una “risposta automatica” contro minacce. Ma ha trovato da subito l’opposizione di Cina, Russia e della Chiesa cattolica coreana.

Pechino e Mosca temono che il monitoraggio sulla penisola sia rivolto anche contro di loro. La Russia, in più, teme un’escalation della tensione fra le due Coree con risultati imprevedibili dalla parte di Pyongyang.

Cui Zhiying, direttore del Centro di ricerche sulla penisola coreana alla Tongji University, fa notare che “mentre il programma di Trump ‘America first America al primo posto)’ potrebbe spingere gli Usa al ritiro da molti affari internazionali, di fatto [gli Usa] stanno potenziando la loro presenza nell’Asia del Nordest”.

La Chiesa cattolica coreana è da tempo contraria al Thaad, che potrebbe trasformare la penisola nel “centro di una nuova guerra fredda”.  Il 15 luglio scorso, in un documento ufficiale, i vescovi hanno ribadito che “la pace non si realizza mai con il potere delle armi, ma attraverso la fiducia”. Per questo essi chiedono a Seoul di fermare il progetto Thaad e a Pyongyang di fermare i progetti di arricchimento nucleare. In più, i vescovi domandano di accrescere le occasioni di comune sviluppo economico fra le due Coree. La strada - essi scrivono - non è quella della “pressione militare”, ma quella del “dialogo”, della “riconciliazione e della cooperazione”.

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