04/06/2018, 11.15
FILIPPINE
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Sette anni dopo, ancora nessun colpevole per l’omicidio di p. Tentorio

di Peter Geremia

Uno degli accusati ha chiesto di poter fornire una nuova deposizione, identificando il gruppo che ha pianificato l'uccisione e il movente. Missionario del Pime: “Dopo le ondate di assassinii e la lunga notte della legge marziale, preghiamo affinché il sole della giustizia e della pace risplenda a Mindanao e in tutto il Paese”.

Mindanao (AsiaNews) – A sette anni di distanza, resta ancora senza colpevole l’assassinio di p. Fausto “Pops” Tentorio, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) per oltre 32 anni nelle Filippine. Il sacerdote 59enne è stato ucciso la mattina del 17 ottobre 2011, presso la parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo soccorso ad Arakan, in North Cotabato (Mindanao). Per la sua attività a favore dei tribali Manobo minacciati dallo sfruttamento delle miniere, p. Tentorio era mal visto dall'esercito. Nel dicembre 2017, l’iscrizione di due alti ufficiali dell’esercito e di altri sospetti nel registro degli indagati aveva segnato una svolta nell’inchiesta. I rinnovati vertici del Dipartimento di giustizia (Doj) di Manila hanno nominato una nuova squadra di pubblici ministeri, che questo mese dovrebbe avviare le indagini preliminari e decidere per quali degli imputati saranno emessi mandati di arresto. A breve si attende l’inizio del dibattimento in tribunale. Pubblichiamo di seguito un aggiornamento sul caso a cura di p. Peter Geremia, missionario del Pime a Mindanao.

P. Fausto è stato ucciso il 17 ottobre 2011. Da allora, molte indagini sono state segnate da alti e bassi, ma in tribunale non si è giunti a nessuna conclusione. La nuova amministrazione del presidente Duterte si è insediata a giugno 2016 e ha promesso di riaprire il caso. Il 31 marzo 2017 il Dipartimento di Giustizia (Doj) ha incaricato il procuratore Peter L. Ong di condurre un'indagine approfondita, con l'assistenza finanziaria dell’Asia Foundation.

Questo nuovo pubblico ministero ha esaminato tutte le precedenti testimonianze e ne ha aggiunte di nuove. Per verificarle di persona, egli si è recato diverse volte ad Arakan e Kidapawan con la sua squadra e con grande abilità ha dimostrato la validità delle testimonianze chiave. Il 20 ottobre 2017 ha firmato un rapporto che contiene le sue scoperte e conclusioni:

-          Il necessario proscioglimento dei due sospetti musulmani, Jose e Dima Sampulna, indagati nella prima inchiesta del National Bureau of Investigation (Nbi), il 10 febbraio 2012.

-          L’iscrizione delle seguenti persone nel registro degli indagati per “omicidio”: Jimmy e Robert Ato (i sospetti killer); Jan Corbala, comandante di un gruppo di militanti tribali chiamato “Bagani”, e tre membri della sua unità; Nene Durado, appartenente al movimento “Ilaga”, composto da coloni cristiani “fanatici” che combattono contro musulmani e tribali sin dagli anni '70 e ancora oggi continuano a sottrarre terre ai tribali; l’ex sindaco di Arakan Romulo Tagpos e due uomini d’affari della città; il ten. col. Joven Gonzales e il magg. Mark Espiritu, ufficiali al comando del 57mo battaglione dell'esercito e delle unità delle Forze speciali al momento dell'uccisione di p. Fausto.

Il rapporto del procuratore Ong è stato pubblicato nel novembre 2017 e le notizie hanno suscitato reazioni sia nelle Filippine che all'estero. I testimoni chiave e le loro famiglie sono stati portati di corsa in luoghi sicuri, secondo il Programma di protezione dei testimoni (Wpp), e posti sotto costante osservazione come fossero prigionieri. In seguito, le indagini hanno subito un’ulteriore battuta d’arresto fino a maggio 2018, a causa del cambio ai vertici del Doj. Il nuovo segretario Menardo Guevarra ha nominato una nuova squadra di pubblici ministeri, che dovrebbe iniziare le indagini preliminari questo mese di giugno e decidere per quali degli imputati saranno emessi mandati di arresto. Di conseguenza, il processo in tribunale dovrebbe iniziare a breve. Sempre nel maggio di quest'anno, uno degli accusati ha chiesto di poter fornire una nuova deposizione, identificando il gruppo che ha pianificato l'uccisione di p. Fausto ed il movente. Ciò potrebbe contribuire a fermare quei gruppi che sono soliti uccidere in modo impunito e dimostrare che tale pratica non può durare per sempre. Siamo grati al procuratore di Stato Peter Ong e alla sua squadra, che sono stati in grado di riaprire il caso anche se stavamo per abbandonarlo come un altro caso irrisolto o una causa persa.

D'altra parte, siamo preoccupati perché il Doj sta dando priorità a molti altri casi che i militari hanno intentato contro presunti ribelli del New People’s Army (Npa) ed i loro sostenitori. Questo fa parte dell'attuazione della legge marziale a Mindanao, imposta con l'assedio di Marawi e prorogata fino al dicembre 2018. Molti dei soldati che hanno combattuto a Marawi sono stati inviati nelle nostre aree e sono ora schierati nelle comunità rurali in cerca di membri o fiancheggiatori dell’Npa, mentre nei centri urbani continuano le uccisioni di persone sospettate di reati legati alla droga.

L'11 gennaio 2018, il Doj ha pubblicato una lista di 600 sospetti terroristi. Tra questi vi sono molti agricoltori e leader tribali della comunità, in particolare ad Arakan e nelle aree vicine, compresi diversi amici di p. Fausto. Si tratta di civili sempre visti nelle loro fattorie e attività comunitarie, ma ora sono accusati di aver partecipato ad imboscate e attacchi guidati dai ribelli dell'Npa. Alcuni di loro sono stati arrestati, alcuni sono stati uccisi e molti si nascondono. Essi non possono lavorare nelle fattorie e le loro famiglie rischiano di morire di fame.

Anche persone di Chiesa vengono ora interrogate, come suor Patricia Fox, religiosa australiana che ha trascorso 27 anni tra i poveri di Mindanao. Suor Patricia rischia la deportazione per aver partecipato ad alcune manifestazioni indette dagli agricoltori. A Luzon, p. Mark Ventura, sacerdote diocesano di 37 anni, è stato ucciso vicino all'altare dopo la messa domenicale del 29 aprile 2018. Era noto per le sue attività a favore degli indigeni, proprio come p. Fausto. Un altro sacerdote è stato ucciso a Luzon lo scorso dicembre, p. Marcelito Paez, 72 anni, assassinato dopo aver facilitato il rilascio di un prigioniero politico.

In questo contesto di legge marziale a Mindanao e di omicidi a livello nazionale, quale significato può avere il caso di p. Fausto? Ci chiediamo ancora che tipo di giustizia si possa ottenere per Pops [il soprannome di p. Tentorio], speriamo di essere in grado di chiarire il vero movente del suo omicidio e identificare i gruppi responsabili. Può questo indurre un maggior numero di persone a cercare giustizia per le molte altre vittime di uccisioni extragiudiziali e violazioni dei diritti umani? Dopo le ondate di assassinii e la lunga notte della legge marziale, preghiamo affinché il sole della giustizia e della pace risplenda a Mindanao e in tutto il Paese, in particolare per la popolazione tribale, quella musulmana ed i poveri contadini e operai che sono vittime di ingiustizie e conflitti cronici.

La diocesi di Kidapawan, insieme ad altre chiese ed esponenti della società civile, il 29 novembre 2017 ha lanciato la Peoples’ Peace Summit (Ppa) e continua ad attuare la Peoples’ Peace Agenda (Ppa) con piani d'azione concreti che coinvolgono i settori civili in qualità di costruttori di pace. Iniziamo proponendo la nostra Ppa a tutti i gruppi armati, sia alle Forze governative che ai ribelli, e a tutte le autorità civili. Chiediamo dunque la loro agenda di pace, iniziative o suggerimenti, per la giustizia e la pace.

Può questo trasformare in modo graduale la cultura del conflitto e della violenza in una cultura di giustizia e pace? Se solo potessimo renderci conto che in guerra tutti sono perdenti, mentre in pace tutti possono essere vincitori... Crediamo di poter risolvere i problemi attraverso il dialogo e la partecipazione delle persone. Per la pace, noi civili possiamo fare molto di più di tutti i gruppi armati. Se potessimo mobilitare le nostre risorse umane e se potessimo utilizzare i fondi destinati alla guerra da entrambe le parti, allora potremmo salvare molte vite e sviluppare comunità in cui ognuno può contribuire ai bisogni ed alla felicità di tutti.

Continuiamo a pregare e spostare cielo e terra per la giustizia di Pops e di tutte le vittime delle uccisioni extragiudiziali.

In nome degli amici di Pops,

P. Peter Geremia, Pime

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