02/03/2011, 00.00
PAKISTAN
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Shahbaz Bhatti, cattolico difensore dei deboli e degli emarginati

Il ministro per le Minoranze veniva da una famiglia cattolica profondamente impegnata per la giustizia. Del suo lavoro diceva: “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”.

Islamabad (AsiaNews) - Shahbaz Bhatti, il ministro ucciso oggi dai Talebani pakistani, era nato il 9 settembre del 1968, in una famiglia cristiana originaria del villaggio di Kushpur. Suo padre Jacob, ha servito a lungo nell’esercito; poi si è impegnato nel campo dell’istruzione, ha insegnato a lungo ed è stato presidente del consiglio delle Chiese di Kushpur. Nell’autunno del 2010 è stato ospitalizzato a Islamabad. Secondo fonti locali, le sue condizioni sono peggiorate decisamente dopo la notizia dell’assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer, il 4 gennaio 2011. E’ entrato in una forma di depressione psicofisica che ha portato infine all’arresto cardiaco, e alla morte il 10 gennaio 2011.

L’importanza di Jacob Bhatti nella vita del figlio è stata grande. Una testimonianza apparsa sui giornali pakistani al momento della morte lo descriveva così: “Era un uomo coraggioso ed era la principale fonte di forza per suo figlio. Lo incoraggiava e lo aiutava a affrontare le situazioni più rischiose e precarie”.

Shahbaz Bhatti dopo aver completato i suoi studi ha intrapreso la carriera politica nel Pakistan People's Party, la formazione politica più riformatrice del Paese. Molto rapidamente si è imposto all’attenzione dei quadri dirigenti del partito, e in particolare di Benazir Bhutto, con cui ha lavorato a stretto contatto fino al momento dell’assassinio della leader carismatica pakistana. In un’intervista ad AsiaNews aveva definito “doverosa la creazione di una commissione indipendente Onu” destinata ad indagare sull’omicidio di Benariz Bhutto.

 Shahbaz era sul convoglio insieme alla Bhutto al momento dell’attentato e riportò solo ferite leggere. Ad AsiaNews raccontò quanto è successo: “A un certo punto, nella zona di Karsaz, si sono avute due enormi esplosioni, proprio vicino al veicolo che trasportava la signora Bhutto, in testa al corteo. L’ex premier era appena scesa nel compartimento inferiore per riposare, quando c’è stata l’esplosione. I vetri del veicolo sono andati in frantumi, una porta è stata distrutta, ma tutt’attorno vi erano morti e feriti. Quando sono sceso dal veicolo, vi era sangue e brandelli di corpi dappertutto. Questo atto vile di codardo terrorismo ci offende profondamente e rattrista tutto il popolo pakistano. Questi giorni sono di lutto e di dolore”.

Bhatti ha sempre avuto un’attenzione particolare per la situazione dei settori del Paese più discriminati. Era presidente dell'Apma (All Pakistan Minorities Alliance). Si tratta di un'organizzazione rappresentativa delle comunità emarginate e delle minoranze religiose del Pakistan, che opera su vari fronti in sostegno dei bisognosi, dei poveri, dei perseguitati. Del motivo del suo impegno egli dice semplicemente: “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”.

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