04/09/2006, 00.00
Cina
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Shandong, attivista cieco si appella contro il processo farsa che lo ha condannato

Gli avvocati di Chen Guangcheng, noto per aver smascherato gli aborti forzati nella provincia, denunciano illegalità nel procedimento e  testimonianze "ottenute con la tortura".

Linyi (AsiaNews/Scmp) – Cheng Guangcheng, attivista cieco impegnato nella lotta contro gli aborti forzati nello Shandong, si è appellato contro la condanna a quattro anni di carcere pronunciata contro di lui. Lo scorso 24 agosto, la Corte della contea di Yinan lo ha riconosciuto colpevole di "aver provocato danni alla proprietà in maniera intenzionale" e di "aver incitato la popolazione a bloccare il traffico locale".

Secondo uno dei suoi avvocati, la sentenza è da eliminare in quanto "pronunciata nel corso di un processo che ha visto molte procedure illegali". Li Fangping, avvocato, spiega che "tutto ciò che la Corte ha ascoltato sotto forma di testimonianza non può essere accettato perché ottenuto tramite tortura. Inoltre, i giudici hanno arrestato Xu Zhiyong, avvocato dell'attivista, a due giorni dal processo e lo hanno rimpiazzato con due legali che non hanno mai visto Chen".

Li Jingsong, altro legale che cura gli interessi dell'attivista, spiega che il ricorso sarà presentato oggi alla Corte intermedia del popolo di Linyi e che questo, se accettato, si terrà entro un mese. Secondo i familiari, la condanna "non ha senso, perché Chen era agli arresti domiciliari nel momento in cui avvenivano gli scontri di piazza".

Chen è famoso nel Paese per l'attività che svolge a favore dei disabili e per la campagna contro la politica governativa di pianificazione delle nascite. E' stato lui ad aiutare alcuni cronisti del Washington Post a trovare le prove della campagna di aborti forzati condotta contro le donne della sua città. Grazie ai suoi dati, il giornale americano ha potuto provare che nel corso dello scorso anno le autorità della provincia centro-orientale hanno sterilizzato con la forza oltre 7 mila persone.

Dopo la denuncia, l'Agenzia cinese per la pianificazione familiare è stata costretta ad ammettere, il 19 settembre 2006, che alcuni rappresentanti governativi "hanno effettuato aborti forzati e sterilizzazioni contrari ai diritti legali dei cittadini".

La settimana scorsa, la Xinhua ha reso nota la condanna di Chen: da quel momento, oltre 100 membri di corpi religiosi e di istituzioni per i diritti umani hanno scritto al presidente cinese Hu Jintao per protestare contro il trattamento ed il processo farsa dell'attivista.

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