24/05/2017, 12.52
VATICANO - CINA
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Simposio di AsiaNews, Richard Madsen: La cultura unilaterale del governo non prevarrà sulla religione

“La cultura unitaria coprirà solo in modo superficiale la diversità dinamica e multidimensionale delle vite cinesi”. Il sentimento religioso in Cina è riuscito a sopravvivere e vive ora una rinascita. “L’ideologia marxista era troppo sottile per sostituire le molteplici dimensioni della cultura cinese”. Il fallimento della “piatta ideologia ufficiale”. La Chiesa cattolica e il tentativo di “sinizzazione” di Xi Jinping.

Roma (AsiaNews) – Richard Madsen, sociologo delle religioni dell’università di San Diego (California), nel suo intervento al Simposio di AsiaNews, analizza l’impressionante rinascita religiosa della Cina di oggi. Secondo lo studioso, questo ritorno non è solo un “revival” o la re-invenzione delle forme tradizionali della religione cinese, ma è anche la creazione e l’adattamento di nuove forme.

Tutto ciò è ancor più sorprendente in quanto, sin dall’era di Mao Zedong, i leader cinesi hanno cercato di sopprimere tutte le forme di pratica religiosa in Cina. Tuttavia, quando nel 1979 Deng Xiaoping ha inaugurato un’era di “Riforma e di Porte aperte”, religioni di tutti i tipi hanno cominciato a crescere e svilupparsi in modo rapido, superando di molto i limiti imposti.

Una delle ragioni per cui il sentimento religioso in Cina è riuscito a sopravvivere, nonostante i vigorosi tentativi di sradicarlo, secondo Madsen è che “l’ideologia marxista era troppo esile per sostituire le molteplici dimensioni della cultura cinese”. Il marxismo e il capitalismo consumista tentano di appiattire questa “multidimensionalità”, ma sono destinati al fallimento.

Madsen prosegue analizzando gli ambiti in cui si manifesta il fallimento di quella che definisce una “piatta ideologia ufficiale”. Essa fallisce anzitutto quando si confronta con le realtà della morte. Altro ambito perdente è il rapporto con le vicissitudini del fato e la superstizione, alle quali la tradizione culturale cinese è molto legata. Infine, l’ideologia “a-una-dimensione” fallisce anche nel trovare risposte alle domande di significato e di giustizia che essa stessa ha fatto emergere. Il sociologo rileva infatti che il vuoto morale conduce a una richiesta di integrità a cui la superficiale ideologia Marxista-Leninista non riesce a provvedere. Questa domanda di integrità morale avvicina i cinesi al sentimento religioso e alle Chiese cristiane.

Il cattolicesimo, come altre forme di cristianesimo, per Madsen è “parte integrante dell’ecologia sociale cinese”. Esso afferma la sua identità in contrasto o in armonia con altre parti di tale ecologia. Seppur per ragioni storiche la Chiesa cattolica si è più diffusa nelle comunità rurali, tale innesto comunitario è sempre stato tuttavia “fonte di innovazione creativa come pure di resistenza a ostili forze esterne”. Tuttavia, nella misura in cui l’ecologia sociale cinese cambia, tutte le forme di pratica religiosa, compresa quella cattolica, continuano a cambiare ed adattarsi. I villaggi rurali si sono svuotati e i nuovi mezzi di comunicazione offrono opportunità per rapporti personali più estesi, ma anche per un maggior controllo e sorveglianza da parte del governo.

Questo consente al governo di applicare il “pieno potere di un apparato coercitivo” nei confronti delle pratiche religiose che esso considera pericolose, nel tentativo di impedirne la crescita. A tal proposito, Madsen afferma: “Per giungere a una legittimazione che il marxismo leninismo non riesce più a dare, il governo si appella dunque al nazionalismo e oggi incoraggia Taoismo, Buddismo e Confucianesimo. Essi sono infatti considerati migliori di una religione ‘straniera’ con legami globali, quali il cristianesimo, l’islam e il buddismo tibetano”.

In merito alla posizione della Chiesa cattolica nel panorama della politica religiosa delle autorità cinesi, il sociologo analizza la spaccatura interna fra la Chiesa dell’Associazione patriottica dei cattolici, controllata dal governo, e la Chiesa sotterranea, fedele a Roma. Madsen ritiene che a causa dei conflitti fra le comunità e di fronte alle rigidità del controllo statale, la Chiesa cattolica nella Repubblica popolare cinese abbia avuto difficoltà a sviluppare gli adattamenti teologici e pastorali al nuovo urbanesimo. “Ma la Cina culturale è più grande degli stretti confini della Repubblica popolare. Nelle differenti ecologie sociali di Hong Kong, Macao e Taiwan, l'interazione tra religione e vita sociale è diversa, come diversa è la posizione della Chiesa cattolica all’interno di questi quadri dinamici”, sostiene il professore dell’università di San Diego. “Così – afferma Madsen – sebbene tutte le aree del mondo cinese condividano la stessa basilare cultura cinese, esistono differenze nelle dimensioni politiche, sociali, economiche della loro ecologia sociale. Ciò porta come conseguenza che una stessa teologia cattolica sia ascoltata, praticata, istituzionalizzata in modi diversi. Il cattolicesimo globale viene localizzato in modi differenti nei differenti luoghi del mondo cinese”.

Quanto all’intenzione del presidente Xi Jinping di unire la società sotto una comune cultura in nome di un “grande rinascimento del popolo cinese”, essa viene definita dal sociologo delle religioni “un miscuglio di valori tradizionali omogenizzati e di ideologia marxista, sotto il controllo di uno Stato unitario”. Il leader comunista vuole dunque che anche il cristianesimo si “sinicizzi” in questa cultura. Tuttavia Madsen dichiara: “questa cultura rigidamente unificata, unidimensionale coprirà solo in modo superficiale la diversità dinamica e multidimensionale delle vite cinesi. Essa rischia di mantiene bloccato il popolo cinese, e certo, compresa la Chiesa cattolica, dal ricercare adattamenti creativi a una dinamica sociale ecologica. Ma come per un fiume che persiste, le forze della creatività locale e della diversità alla fine prevarranno”.

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