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» 20/06/2005 16:24
cina - australia
Spie cinesi chiedono asilo e mettono in crisi i rapporti fra Pechino e Canberra

Canberra (AsiaNews/Agenzie) - La richiesta di asilo politico da parte di un diplomatico cinese e di un ex poliziotto dei servizi segreti di Tianjin sta mettendo a dura prova il governo australiano, preoccupato di salvare i rapporti commerciali con la Repubblica Popolare.

Chen Yonglin, 37 anni, primo segretario del consolato cinese di Canberra (v. foto), è scomparso dal 26 maggio e ha chiesto asilo politico all'Australia. Egli afferma di essere contrario alla politica repressiva che il suo governo ha verso i dissidenti democratici e i membri della Falun Gong. Egli teme anche di essere perseguitato se ritorna in Cina. Nella sua richiesta di asilo Chen afferma che la Cina ha in Australia almeno 1000 spie dei servizi segreti che controllano tutta la rete dei dissidenti e della Falun Gong.

Alcuni giorni dopo, un ex poliziotto dei servizi segreti cinesi, Hao Fengjun, 32 anni, ha fatto anche lui richiesta di asilo politico in Australia e ha confermato le illazioni di Chen sulla presenza di 1000 spie cinesi sul suolo australiano.

Hao afferma che "le spie cinesi non sono solo nel consolato e nell'ambasciata, ma anche nelle organizzazioni commerciali cinesi  e nelle associazioni". Il lavoro fondamentale di tali spie è di "seguire e rapire" i dissidenti, ma anche di raccogliere informazioni militari ed economiche. Hao faceva parte del cosiddetto "Ufficio 610", fondato da Luo Gan, membro del Politburo, per perseguire i membri della Falun Gong. In seguito l'Ufficio 610 ha allargato il suo lavoro anche ad altri 14 gruppi religiosi e a 14 gruppi di "qigong".

Secondo Hao, ogni anno, i servizi segreti di Pechino e Shanghai spendono fino a 14 milioni di yuan (1,4 milioni di euro) per sostenere le loro attività di spionaggio all'estero.

La richiesta dei asilo politico e le rivelazioni dei fuggitivi hanno messo a rischio i rapporti commerciali dell'Australia con la Cina..

Il commercio fra Australia e Cina cresce in modo prodigioso. Nel 2002 Canberra ha firmato un poderoso contratto per la fornitura di gas a Pechino (da erogare a partire dal 2005). Nel 2003 la Cina è divenuto il secondo partner commerciale, prendendo il posto degli Stati Uniti. Il volume degli scambi è giunto a 21,1 miliardi di dollari Usa. In aprile le due nazioni hanno anche deciso di negoziare un accordo per costituire una zona di libero scambio, che permetterebbe all'Australia di innalzare il Prodotto Interno Lordo di altri 18 miliardi di dollari. In più è stato firmato un accordo per l'importazione di uranio australiano in Cina.

Dato il grande volume di affari, Canberra ritarda la sua decisione sull'asilo da concedere a Chen e a Hao. Le scorse settimane il governo è stato denunciato perché si è rivolta al consolato cinese per avere notizie su Chen, mettendo a rischio la sua incolumità.

Pechino, da parte sua ha affermato che le informazioni date da Chen e Hao sono "menzogne fabbricate ad arte". Liu Jianchao, portavoce del Ministero degli Esteri ha anche aggiunto come una velata minaccia che "le relazioni sino-australiane non dovrebbero essere colpite da questi due incidenti e da questi due tipi di persone".

Le sorti di Chen e Yao hanno ricevuto un inaspettato appoggio dai gruppi della Falun Gong in Australia. Kay Rubacek, portavoce del movimento di meditazione, dice che il loro gruppo conosceva Chen perché quando  essi organizzavano manifestazioni davanti al consolato cinese, Chen "prendeva foto a tutti noi per non so quali programmi del consolato".

Il 13 giugno scorso, Chen Yonglin ha espresso alla Falun Gong in Australia tutta la sua gratitudine. In un messaggio scritto, egli dice: "La coscienza mi ha spinto ad abbandonare il regime comunista cinese. Il vostro sostegno mi dona più forza e coraggio. Per molti anni ho lottato per la libertà. La mia azione dimostra che il partito comunista cinese non ha il potere di controllare la coscienza del popolo cinese".

In un'intervista alla televisione ABC egli ha anche spiegato il perchè della sua decisione di fuggire con sua moglie e la sua bambina di 6 anni: "ho perso ogni speranza nel Partito comunista – ha detto. Io amo la mia patria, ma odio il Partito comunista per ciò che ha fatto alla mia famiglia e al mio paese".

Ieri Mark Vaile, Ministro del Commercio, ha detto che Australia e Cina terranno separati i temi dei diritti umani e quelli economici. "Abbiamo i nostri dialoghi sui diritti umani - egli ha precisato – e abbiamo il nostro lavoro sui rapporti economici: terremo le due cose separate. E di certo, non svenderemo la nostra visione sui diritti umani nell'interesse di avere migliori contratti commerciali".

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