27/04/2017, 11.58
SRI LANKA

Sri Lanka, tonnellate di rifiuti non smaltiti. È emergenza nazionale

di Melani Manel Perera

La crisi dei rifiuti emerge in seguito alla valanga di immondizia che ha sepolto un’intera baraccopoli alla periferia di Colombo. Card. Ranjith lancia un appello al governo. Una nuova area di smaltimento individuata a Muthurajawela, ma la popolazione e leader cattolici si oppongono.

Colombo (AsiaNews) – Dopo la valanga di immondizia che ha seppellito un’intera baraccopoli alla periferia della capitale, nello Sri Lanka la questione dello smaltimento dei rifiuti è diventata una vera e propria emergenza nazionale. Tonnellate di materiale non riciclabile continuano ad essere ammassate nella discarica di Meethotamulla, da dove lo scorso 14 aprile si è staccata la valanga di 25mila tonnellate che ha sommerso persone e case, uccidendo 32 abitanti e lasciandone quasi mille all’addiaccio. Residenti, leader della Chiesa cattolica locale e ambientalisti stanno tentando di impedire l’ingresso in discarica ai camion pieni di spazzatura. Il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, ha lanciato un appello al governo affinchè trovi una soluzione compatibile sia con la sostenibilità ambientale che con il benessere e la salute della popolazione.

Lo scorso 24 aprile un team di esperti giapponesi, nominati dopo il disastro, ha presentato al presidente Maithripala Sirisena il rapporto sul centro di raccolta di Meethotamulla. Secondo lo studio, in prima battuta la discarica deve essere messa in sicurezza prima dell’arrivo delle piogge monsoniche; il suolo deve essere protetto con teli di polietilene; la massa dei rifiuti deve essere distribuita in modo simmetrico, così da garantire un bilanciamento del peso. Nel lungo periodo, il gruppo di esperti consiglia inoltre di adottare un sistema di riduzione, riuso e riciclo del materiale scartato.

Da tempo i residenti lamentavano l’inadeguatezza delle misure di sicurezza della discarica luogo della tragedia, oltre a vari problemi legati all’inquinamento ambientale e del sottosuolo. Il problema attuale, denuncia ad AsiaNews Basil Fernando, attivista cattolico ed ex direttore della Human Rights Commission di Hong Kong, “è che l’area di Muthurajawela, cioè il luogo suggerito dalle autorità per sostituire la discarica di Meethotamulla, è davvero inappropriata”. Infatti la zona, spiega il cattolico, “era la più grande risaia del Paese, dove si coltivava un riso di qualità superiore che serviva a nutrire tutta la popolazione. Ora invece si è trasformata in un ammasso di rifiuti a causa del canale Hamilton”.

L’attivista riporta che residenti e leader cattolici di Muthurajawela hanno già espresso la loro posizione contraria, e per queste loro proteste potrebbero essere perseguiti secondo le leggi per la sicurezza nazionale. Basil lamenta: “Ciò dimostra la mentalità anormale dell’amministrazione srilankese, che applica le leggi speciali lì dove non riesce a prevalere con quelle ordinarie”.

Tra coloro che si sono espressi contro la realizzazione del sito vi è mons. Maxwell Silva (v. foto), vescovo ausiliare di Colombo, che ha visitato la zona insieme ad una delegazione di sacerdoti. P. Sarath Iddamalgoda, membro del Christian Solidarity Movement (Csm), afferma che i cittadini di Muthurajawela hanno tutto il diritto di protestare, perché “essi hanno la responsabilità di proteggere la propria vita e l’ambiente in cui vivono”.

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