08/03/2018, 13.10
SRI LANKA
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Sri Lanka sull’orlo di una nuova guerra civile. Cristiani: Governo riporti l’ordine pubblico

di Melani Manel Perera

Il Paese è sotto stato d’emergenza. Social network bloccati per evitare la diffusione di “fake news”. I vescovi invitano “a non gettare benzina sul fuoco”. Imparare dalle lezioni del passato ed evitare di far ripiombare il Paese in un nuovo conflitto.

Colombo (AsiaNews) – Numerose associazioni attiviste e cristiane dello Sri Lanka chiedono che il governo di Colombo ristabilisca quanto prima l’ordine pubblico. Il Paese è sull’orlo di una nuova guerra civile, dopo che feroci violenze religiose si susseguono da giorni nel distretto di Kandy, provocate dalla morte di un singalese buddista. L’uccisione ha scatenato la vendetta dei singalesi, che stanno dando alle fiamme negozi e case abitate dai musulmani. Intanto oggi la polizia ha arrestato Amith Jeewan Weerasingha (v. foto 3), il principale sospettato di aizzare le violenze, e altri nove complici.

Stamattina nella capitale si è svolta una manifestazione contro il razzismo per chiedere il ripristino di una condizione di pace. Le sigle che hanno aderito sono: National Human Rights Commission of Sri Lanka (Nhrcsl), National Christian Council of Sri Lanka (Nccsl), National Christian Evangelical Alliance of Sri Lanka (Nceasl) e la Commissione episcopale dello Sri Lanka (Cbcsl).

Due giorni fa le autorità hanno dichiarato lo stato d’emergenza in tutta l’isola, e il coprifuoco nel distretto di Kandy. Sotto tale stato, le forze di sicurezza hanno la facoltà di condurre arresti sommari e per lunghi periodi di tempo. Ieri il governo ha anche sospeso l’accesso a internet e l’uso dei social media, per evitare la diffusione di “fake news”.

I vescovi cattolici chiedono “a tutti i leader politici e civili di cooperare nello spirito del dialogo e della comprensione per prevenire un disastroso conflitto”. “È disastroso – sottolineano – dare una piega religiosa ad incidenti isolati, lasciando campo libero ad estremisti di creare una conflagrazione. Non bisogna gettare benzina sul fuoco. Simili atti non proteggono il nostro Paese, la religione o la razza, bensì le insultano, screditano e ingannano. Dobbiamo promuovere e sostenere una vita di pace, a maggior ragione che questo Paese ha una composizione multi-etnica e multi-religiosa”. Alla luce della passata esperienza di 30 anni di guerra civile, continuano, “dobbiamo considerare che tutti questi incidenti potrebbero sfogare nella violenza. Perciò, siamo realistici, umani e compassionevoli nel trattate con eventi di questa natura”. Nella dichiarazione ufficiale, la Nceasl lancia “un appello a tutte le comunità ad astenersi dal prendere la legge nelle proprie mani” ed esprime solidarietà alle vittime degli scontri. L’organizzazione cristiana evangelica ricorda inoltre “al presidente, al primo ministro e a tutto il governo il loro impegno per la pace e l’armonia e la politica della tolleranza zero contro il discorso dell’odio e la violenza religiosa”. “Chiediamo – aggiunge – a tutte le comunità di unirsi in difesa dell’armonia settaria, del pluralismo e della giustizia. Invitiamo tutti i partiti politici a desistere dallo sfruttare l’attuale situazione per superflui scopi politici”.

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