21/08/2019, 08.46
MYANMAR
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Stato Shan, scuole chiuse e villaggi deserti per gli scontri tra esercito e ribelli

Nel nord della regione imperversano le schermaglie tra le truppe governative ed i miliziani dell'Alleanza del Nord. Le città di Naung Cho, Kyaukme, Lashio, Kutkai e Theinni sono ormai deserte. Le organizzazioni umanitarie temono l’aumento degli sfollati, ora accolti in monasteri buddisti. Il prezzo del riso sale alle stelle.

Naypyidaw (AsiaNews/Agenzie) – Scuole chiuse e nuovi profughi: scontri armati tra eserciti ribelli e forze armate del Myanmar (Tatmadaw) hanno spinto alla fuga oltre 3.400 persone residenti nelle municipalità di Lashio, Theinni e Kutkai – nel nord dello Stato Shan. Lo riferiscono organizzazioni umanitarie, che assistono gli sfollati presso i monasteri buddisti di Tayyar, Pannar, Makkinu, Hmine Tin e Mansu, a Lashio.

U Haung Dawng, segretario del Comitato congiunto dei gruppi di volontari, dichiara che oltre 2.700 civili hanno trovato rifugio nelle strutture d’accoglienza, allestite negli ultimi quattro giorni. Tra i profughi, 300 provengono da Kutkai e 480 da Theinni. Rilevati la sera di due giorni fa, questi numeri non includono le persone ospitate da amici e parenti. Le Ong sul luogo temono che nei prossimi giorni gli sfollati aumentino. “Per ora vi è abbastanza cibo, vestiti e spazio per accoglierli tutti, ma se il conflitto non si fermerà a breve saremo in grande difficoltà”, afferma il volontario U Than Zaw.

Fonti locali riferiscono di schermaglie diffuse tra i soldati del Tatmadaw ed i miliziani dell'Alleanza del Nord (Na). La coalizione raggruppa quattro milizie etniche ribelli, in guerra con il Tatmadaw nelle regioni lungo il confine settentrionale del Paese. Dell’alleanza del nord fanno parte il Kachin Independence Army (Kia), il Ta’ang Nationalities Liberation Army (Tnla), l’Arakan Army (Aa) ed il Kokang’s Myanmar National Democratic Alliance Army (Mndaa). A differenza di altre formazioni ribelli nel Paese, queste non hanno ancora sottoscritto l’Accordo nazionale per il cessate il fuoco (Nca), proposto dal governo nel 2015.

Tutte le scuole della regione al di fuori dei grandi centri urbani sono chiuse per motivi di sicurezza. Le città di Naung Cho, Kyaukme, Lashio, Kutkai e Theinni sono ormai deserte. I ponti che collegavano le municipalità di Kunlun e Hopan – sull'autostrada Lashio-Muse – sono distrutti: il commercio locale si è interrotto ed il prezzo dei beni primari è salito alle stelle. “Un sacco di riso, che di solito costa 30mila kyat (17,75 euro), ora è acquistabile per una cifra compresa tra i 100mila (59,25 euro) ed i 150mila kyat (88,85 euro). Alcuni negozi non ne hanno nemmeno da vendere. Questa è la principale difficoltà sul campo”, denuncia U Haung Dawng.

Nel frattempo, il governo di Aung San Suu Kyi tenta di trovare una soluzione diplomatica al conflitto. La Commissione per la pace ha invitato l'Alleanza del Nord ad incontrarsi questo mese per firmare un accordo bilaterale di cessate il fuoco. La Commissione e l'alleanza si sono incontrate più volte nell'ultimo anno, sia in modo formale che informale, ma le due parti devono ancora raggiungere un’intesa. Gli scontri armati sono divampati con rinnovato vigore la scorsa settimana, quando il Tnla ed i suoi alleati hanno attaccato un'accademia di militare nel distretto di Pyin Oo Lwin (regione di Mandalay), un casello autostradale nel distretto di Naung Cho (Shan) e un ponte lungo l’autostrada che collega il confine sino-birmano al Myanmar centrale. Secondo i militari, i combattimenti hanno causato la morte di nove soldati, tre poliziotti, altrettanti civili ed inflitto danni per circa 2,8 miliardi di kyat (1,65 milioni di euro).

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