13/05/2011, 00.00
INDONESIA
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Stop alle importazioni, dai cattolici vino da messa “made in Indonesia”

di Mathias Hariyadi
Per secoli l’Arcipelago si è rivolto all’estero per reperire il vino adatto alle funzioni religiose. Agronomi, religiosi e laici uniti per promuovere la produzione locale. Allo studio un’area adatta alle coltivazioni. L’iniziativa accolta con entusiasmo dal vescovo di Purwokerto e sostenuta dalle università cattoliche.
Jakarta (AsiaNews) – Produrre vino speciale per la messa in Indonesia, mettendo fine alla totale dipendenza dalle importazioni dall’estero. È l’ambizioso progetto promosso dalla Chiesa cattolica indonesiana, avviato in prima persona da mons. Julianus Sunarka SJ, vescovo di Purwokerto (isola di Java) che si dice “entusiasta” dell’iniziativa,  in collaborazione con sacerdoti, agronomi, studenti universitari e una suora trappista. Il primo vigneto dovrebbe essere piantato proprio nell’area antistante il monastero, che sorge su una collina dello Java centrale. 
 
Il progetto di produzione di vino da messa indonesiano intende interrompere la secolare dipendenza dalle importazioni. Un recente seminario promosso dall’università gesuita Sanata Dharma University (Usd), a Yogyakarta, ha delineato i primi passi per l’innesto di viti e vigneti, capaci di resistere al clima caldo-umido dell’arcipelago. Ospitata da p. P. Wirjono SJ, decano dell’istituto, l’iniziativa ha registrato il sostegno di mons. Sunarka, vescovo di Purwokerto e ha visto la partecipazione di dozzine di accademici, agronomi, teologi, sacerdoti, suore e uomini di affari. Tutti riuniti per un unico scopo: produrre vino “made in Indonesia”.
 
Interpellato da AsiaNews, mons. Sunarka è entusiasta della partecipazione all’incontro di “dozzine di studenti universitari” e “dell’ottimismo manifestato da tutti i partecipanti”. Il vescovo conferma che “stanno per essere avviati” fattori chiave quali “l’area prescelta per l’impianto della vite, il sistema di coltivazione e la produzione”. Il prelato si impegna a riferire di persona gli sviluppi alla Conferenza dei vescovi indonesiani (Kwi) ed è convinto che “i colleghi della Kwi non avanzeranno obiezioni al progetto”, sostenuto da diverse Ong e dall’associazione che riunisce le università cattoliche indonesiane (Aptik).
 
Per la fermentazione verrà utilizzato materiale specifico proveniente dall’Australia e affidato alle cure di agricoltori indonesiani, per favorire la produzione locale. Il progetto ha coinvolto anche una religiosa trappista indonesiana, suor Martha, del monastero di Gedono a Salatiga, sulle colline del monte Merbabu. Proprio in quest’area dello Java centrale, secondo gli esperti che si avvalgono della collaborazione di viticoltori austriaci, potrebbero essere impiantate le prime viti per la produzione di vino indonesiano.  
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