21/01/2015, 00.00
INDONESIA
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Sulawesi centrali, nuova ondata di violenze islamiste: Omicidi, sequestri, mutilazioni

di Mathias Hariyadi
Dal novembre scorso Poso e la provincia sono teatro di una escalation di attacchi mirati e barbarie. Polizia e autorità invitano i cittadini non uscire, i contadini non possono coltivare i campi. Attivisti accusano: “voci e dicerie” si diffondono in modo “incontrollato” e aumentano il “panico” fra la gente. Appello al governo perché sia garantita la sicurezza.

Jakarta (AsiaNews) - Poso e la provincia delle Sulawesi centrali sono teatro di una progressiva ondata di violenze, divampata nel novembre scorso e che nelle ultime settimane ha fatto registrare un'escalation di attacchi, sequestri, omicidi di matrice islamista, mutilazioni barbare di corpi. A dispetto della pace di Malino, siglata nel 2001 per mettere fine ad anni di scontri sanguinari fra musulmani e cristiani (protestanti), ora la regione sembra destinata a piombare di nuovo nel caos. La situazione è delicata, tanto che polizia e autorità locali invitano la cittadinanza - per motivi di sicurezza - a non lasciare le proprie abitazioni. Il divieto è esteso ai contadini, che non possono badare ai loro campi.

La nuova ondata di violenze è iniziata il 15 novembre scorso, quando un abitante della zona di nome Muhamad Fadli è stato assassinato da sconosciuti davanti agli occhi dei propri familiari. Egli era un semplice contadino, testimone - suo malgrado - di una una sparatoria fra polizia ed estremisti islamici attivi nell'area. Il 10 dicembre due abitanti del villaggio di Sedoa (Poso) sono stati sequestrati da un gruppo terrorista e sono ancora oggi nelle mani dei loro rapitori. 

Ancora, il 27 dicembre tre abitanti di Tamadue sono stati "prelevati" da terroristi islamici: uno dei tre uomini è stato ucciso, il secondo rilasciato mentre del terzo non vi sono al momento notizie più precise. Le violenze continuano anche a gennaio: il 17 sono scomparsi tre cittadini di Tangkura (Poso Pesisir), poi uccisi e i loro cadaveri vilipesi. Infine, altre due persone sono state uccise e mutilate in modo brutale. 

Nel tentativo di mettere fine alle violenze, attivisti e gruppi pro-diritti umani attivi nella zona hanno promosso una iniziativa di pace, chiedendo allo Stato di intervenire per garantire la sicurezza dei cittadini. Secondo l'Institute Mosintuwu Suara Perempuan Poso ("La voce femminile di Poso", ndr), proibire agli agricoltori di recarsi nei campi è un segnale sbagliato. Interpellata da AsiaNews l'attivista Lian Gogali parla di "voci e dicerie" che si stanno diffondendo in modo "incontrollato" e che contribuiscono ad alimentare "il panico" fra la gente. 

Per questo il gruppo ha diffuso un comunicato in cui sottolinea quattro aspetti essenziali per restituire pace e sicurezza alla popolazione: respingere ogni forma di violenza a sfondo confessionale; polizia e militari devono garantire la sicurezza e mantenere pace e armonia; assicurare il regolare svolgimento delle attività quotidiane; media e giornali devono evitare di fomentare le divisioni confessionali e non diffondere video o immagini cruente, che finiscono per esacerbare gli animi. 

Dal 1997 al 2001 l'isola di Sulawesi e le vicine Molucche sono state teatro di un conflitto sanguinoso fra cristiani e musulmani. Migliaia le vittime delle violenze; centinaia le chiese e le moschee distrutte; migliaia le case rase al suolo; quasi mezzo milione i profughi, di cui 25mila nella sola Poso. Il 20 dicembre 2001 è stata sottoscritta una tregua fra i due fronti - nella zona cristiani e musulmani si equivalgono - firmata a Malino, nelle Sulawesi del Sud, attraverso un piano di pace favorito dal governo. Tuttavia, la tregua non ha fermato episodi sporadici di terrore che hanno colpito spesso vittime innocenti; fra i vari casi ha sollevato scalpore e indignazione in tutto il mondo l'uccisione di alcuni pastori durante le funzioni del fine-settimana e la decapitazione di tre ragazzine mentre si recavano a scuola, compiuta da estremisti islamici nell'ottobre 2005. 

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