14/04/2009, 00.00
PAKISTAN
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Swat Valley, il presidente Zardari autorizza la legge islamica. Esultano i talebani

di Qaiser Felix
Deputati minacciati di morte dai fondamentalisti: un voto contrario è considerato “apostasia”. Attivista cattolico condanna la firma e apprezza il coraggio del Muttahida Qaumi Movement, l’unico partito che non ha votato a favore della legge.
Islamabad (AsiaNews) – Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha firmato il decreto che introduce la Sharia nella Swat Valley. Il sigillo posto dal capo di Stato segue l’approvazione unanime, da parte dell’Assemblea Nazionale, di un disegno di legge favorevole all’applicazione della legge islamica nella regione.
 
Sottoscritta fra il governo della North West Frontier Province (Nwfp) e il movimento Tahrik-e-Nifaz Shariat Muhammadi (Tnsm) per porre fine ad anni di guerra e violenze, la Sharia è entrata in vigore il 16 febbraio scorso. La scorsa notte è arrivata anche la firma del presidente, che ne sancisce la piena applicazione. Nelle scorse settimane sono già emersi i primi “frutti” della legge: centinaia di avvocati della zona sono rimasti senza lavoro, le organizzazioni non governative sono impossibilitate a operare, interrotte le vaccinazioni antipolio, scarcerazioni continue di guerriglieri talebani ed episodi di violenza nei confronti delle donne. Ha destato clamore il caso della ragazza di 17 anni presa a frustate, perché sorpresa a passeggiare in compagnia di un uomo che non era il marito.
 
La legge è stata approvata con il consenso della maggioranza dei parlamentari, compresi i non-musulmani. Solo un partito politico – il Muttahida Qaumi Movement (Mqm) – non ha votato a favore della Sharia, esprimendo riserve sulla sua legittimità.
 
Peter Jacob, segretario esecutivo della Commissione nazionale di Giustizia e Pace, condanna la firma del presidente Zardari ed esprime disappunto per la mancata opposizione dei parlamentari non-musulmani. “È scioccante e sorprendente – attacca l’attivista cattolico – che i deputati non-musulmani siano rimasti in silenzio”. Egli mostra apprezzamento per i membri del Mqm, per “non aver votato a favore” della legge. Il segretario esecutivo di Giustizia e Pace lancia l’allarme: a breve i talebani vorranno introdurre la Sharia anche in altre aree e dar vita a una “sistema di giustizia parallelo nel Paese”. Arrendersi alle violenze dei fondamentalisti vuol dire “lasciar loro mano libera”, continua l’attivista; essi, in futuro, potrebbero avanzare “sempre maggiori pretese”.
 
Domenica scorsa, alla vigilia del voto parlamentare, i talebani hanno minacciato i deputati di considerarli “non-musulmani” in caso di voto contrario. Per i fondamentalisti un voto negativo equivale “all’apostasia”, un reato che può essere punito anche con la morte secondo l’islam radicale. Muslim Khan, portavoce dei Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp) lancia un monito: i parlamentari contrari alla legge islamica nello Swat potranno candidarsi alle prossime elezioni “per i seggi di minoranza” sempre che “siano ancora vivi”.
 
Intanto nel Paese si discute ancora della fustigazione pubblica inflitta dai talebani alla 17enne Chand Bibi, ripresa con un telefonino e diffusa in tutto il mondo. Herman Roborgh Sj, gesuita ed esperto nei rapporti islamo-cristiani, ha vissuto per alcuni anni in Pakistan e conosce bene la Swat Valley. “Un tempo era un luogo accogliente – sottolinea il sacerdote – che richiamava moltissimi turisti. Le famiglie musulmane erano orgogliose dell’educazione impartita alle figlie”. La situazione è cambiata con la partenza dell’esercito e l’ascesa al potere dei talebani. “La distruzione delle scuole – spiega – è un segnale dell’opposizione all’istruzione femminile. I talebani hanno acconsentito alla fustigazione della ragazza. Quanto è successo è responsabilità loro”. Il fatto ha destato clamore ed è stato condannato con fermezza dalla maggioranza del Paese. “I talebani si sono spinti troppo oltre nel far rispettare i precetti dell’islam; la società pakistana dovrebbe respingere l’applicazione della Sharia”.
 
La firma del presidente Zardari sembra invece spegnere le ultime speranze di libertà nella regione; essa è stata accolta da grida di gioia da parte di gruppi fondamentalisti.  
 
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
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