23/04/2009, 00.00
PAKISTAN
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Talebani attaccano un gruppo di cristiani a Karachi

di Qaiser Felix
Sei persone sono state ferite con armi da fuoco. Fra essi un ragazzo di 11 anni, in condizioni critiche. La gente del quartiere è barricata in casa. Sui muri delle chiese vi sono scritte inneggianti ai Talebani e che domandano la conversione dei cristiani all’Islam.

Karachi (AsiaNews) -  Una folla di sconosciuti armati ha attaccato un gruppo di cristiani a Taiser Town, vicino a Karachi. Essi hanno bruciato 6 case di cristiani e feriti tre fedeli, fra cui un bambino di 11 anni che è in condizioni critiche all’ospedale. Le violenze sono avvenute ieri. Taiser Town ospita circa 700 famiglie cristiane, di cui 300 cattoliche, che appartengono alla parrocchia di S. Giuda, nell’arcidiocesi di Karachi il cui parroco è p. Richard D’Souza.

 Due poliziotti, che han tenuto l’anonimato, hanno rivelato ad AsiaNews che Qudoos Masih, uno dei feriti nell’incidente, ha già sporto denuncia contro ignoti alla stazione di polizia di Sarjani.

La polizia  conferma pure che 7 sospetti sono stati arrestati, e che portavano con loro armi pesanti. Le forze dell’ordine continuano a cercare e non sanno chi sia dietro le violenze.

Un poliziotto ha dichiarato che secondo loro solo 3 cristiani sono stati feriti, compreso un ragazzo, in condizioni molto critiche. Anche un uomo musulmano del gruppo avversario è rimasto ferito.

Il p. Pervez Khalid, viceparroco di san Giuda, ha detto ad AsiaNews che non vi sono morti, ma che 6 fedeli hanno ferite da armi da fuoco. La situazione – ha aggiunto – è sotto controllo e i rangers e la polizia pattugliano le strade. La gente è terrorizzata e non esce di casa, come consigliato anche dalle forze dell’ordine.

Il parroco, p. D’Souza racconta che ieri sera ha visitato la zona e ha visto scritte sui muri delle due chiese del quartiere. Le scritte dicono: “Taliban zindabad” (Lunga vita ai Talebani); “Islam zindabad” (Lunga vita all’Islam); “Christians Islam qabol karo” (Cristiani, convertitevi all’Islam”). Il p. D’Souza ha anche visitato le abitazioni cristiane bruciate, dove è stato distrutto tutto, anche le bibbie che i fedeli tenevano in casa.

Il parroco spiega che ieri mattina la gente ha visto gli slogan sui muri e ha radunato una folla di cristiani per protestare in strada. Subito dopo essi sono stati attaccati da un gruppo armato che ha poi appiccato il fuoco alle case. Essi poi hanno marciato per le strade, danneggiando i fili elettrici e i contatori del gas. P. D’Souza afferma che “gli uomini che hanno attaccato i cristiani sono venuti dal di fuori: i nostri fedeli non li conoscono per nulla”.

Kiran Sobya, 28 anni, cattolica, vive nel quartiere. Ella racconta ad AsiaNews che da giorni la situazione dell’area è tesa, tanto che lo scorso martedì, andando in chiesa, ha saputo che la messa era stata cancellata. Sobya è impiegata in una banca e oggi non è andata a lavorare per la tensione che si vive nel quartiere. Ella ha confermato però che ieri, molte donne, insieme a uomini e bambini hanno manifestato contro gli slogan fondamentalisti islamici sui muri delle chiese.

Nel quartiere vi sono tre chiese, tutte costruite dal governo e usate dalle differenti confessioni (cattolici e protestanti). Il parroco cattolico o il viceparroco viene ogni martedì per celebrare la messa. Secondo alcune fonti, la maggioranza dei fedeli appartengono alla fascia dei poveri.

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