09/10/2020, 08.00
IRAN
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Teheran libera Narges Mohammadi, firmataria della campagna contro la teocrazia

La 48enne giornalista e attivista, madre di due figli, era in prigione dal 2015. Nei mesi scorsi aveva contratto il nuovo coronavirus in prigione, facendo temere per le già precarie condizioni di salute. Al momento del rilascio ha invocato la libertà “per tutti i prigionieri”. Nel 2003 ha collaborato con la Nobel per la pace Shrin Ebadi.

Teheran (AsiaNews) - Le autorità iraniane hanno ridotto la pena e rilasciato la giornalista e attivista di lungo corso Narges Mohammadi, fra le firmatarie - quando già si trovava in prigione - di una campagna referendaria per la fine della teocrazia nel Paese. A darne conferma sui social è stato ieri il marito Taghi Rahmani, il quale riferisce che la donna “è stata liberata dalla prigione di Zanjan alle 3 del pomeriggio”. Al momento dell’uscita, la 48enne leader pro diritti umani e contro la pena di morte ha “augurato la liberazione per tutti i prigionieri”. 

Narges Mohammadi era stata arrestata nel maggio 2015 e, nei mesi scorsi, aveva destato più di un allarme per aver contratto il coronavirus in prigione a fronte di un quadro clinico e di salute già precario. Tuttavia, pur non avendo ricevuto particolari cure mediche - come denunciato dai familiari - è riuscita a superare il virus e guarire senza gravi conseguenze. 

Da sei mesi nel carcere femminile di Zanjan dove era stata trasferita dopo aver trascorso gran parte della pena nel famigerato carcere di Evin, alla periferia di Teheran, in passato ha collaborato con la premio Nobel per la pace iraniana (nel 2003) Shirin Ebadi. Fra gli incarichi ricoperti vi sono anche quelli di portavoce e vice-presidente del Centro iraniano per la difesa dei diritti umani e di presidente del comitato esecutivo del Consiglio Nazionale della pace dal 2008.

Madre di due figli e attiva nella difesa dei diritti umani fin dai tempi dell’università, la donna era stata condannata a 10 anni di prigione per aver “formato e guidato un gruppo illegale”, promosso campagne “contro la pena di morte” e “cospirazione per attentare alla sicurezza del Paese”. Fra i riconoscimenti ricevuti per la sua opera nel campo dei diritti troviamo il premio Alexander Langer 2009, conferito per aver preso “scelte coraggiose”, mostrato “indipendenza di pensiero e forte radicamento a livello sociale”. 

Secondo quanto riferisce l’ong internazionale Reporter senza frontiere (Rfs), Narges Mohammadi soffre di embolia polmonare e di un disturbo neurologico che ne hanno minato il fisico nel profondo. A giugno aveva chiesto la libertà provvisoria per poter ricevere cure mediche adeguate. Nei giorni scorsi l’alto commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet aveva lanciato un appello alle autorità di Teheran per il “rilascio immediato” di tutti i prigionieri politici esclusi dal provvedimento di grazia emesso per svuotare le carceri in tempo di pandemia di Covid-19. 

Secondo la speciale classifica 2020 del World Press Freedom Index elaborato da Rsf, la Repubblica islamica è piazzata al 173mo posto su 180 nazioni al mondo per libertà di stampa.

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