27/08/2020, 11.29
IRAN - ONU
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Teheran: ispettori Aiea potranno visitare due siti ‘sospetti’

In una nota congiunta i vertici della Repubblica islamica e l’agenzia Onu sul nucleare confermano l’accordo. Ma non vengono diffuse date e modalità della visita. Analisti ed esperti parlano di “apertura” di Teheran. Gli Stati Uniti continuano a premere per reintrodurre sanzioni grazie al meccanismo di “snapback”.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Teheran ha concesso il via libera agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che potranno visitare due siti da tempo al centro dell’attenzione degli esperti per possibili attività sospette in passato. L’autorizzazione da parte dei vertici della Repubblica islamica è giunta ieri ed è del tutto “volontaria”, come specificano in una rara e inusuale nota congiunta l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di nucleare e il governo iraniano. 

Analisti ed esperti parlano di segnale di “apertura” dell’Iran, nel contesto di una crescente tensione fra gli Stati Uniti e gli altri Paesi che hanno sottoscritto l’accordo nucleare del 2015, con Washington che insiste per reintrodurre tutte le sanzioni Onu. “Si è convenuto - si legge nella nota - sulle date di accesso dell’Aiea e sulle attività di verifica” che verranno svolte, senza peraltro precisare il calendario e i termini dell’accordo. 

L’annuncio dell’accordo è giunto ai margini della prima visita, ieri, del nuovo direttore generale Aiea in Iran giunto nel Paese proprio per spingere Teheran ad aprire agli ispettori. Il diplomatico argentino Mariano Grossi è alla guida dell’agenzia atomica dal 2019 e il dossier iraniano rappresenta una delle priorità da affrontare.

I due siti sospettati di contenere materiale nucleare non dichiarato risalgono all’inizio degli anni 2000, ben prima della firma dell’accordo sul nucleare sottoscritto a Vienna nel luglio 2015. A giugno il consiglio direttivo Aiea aveva adottato una risoluzione che chiedeva a Teheran di consentire l’accesso ai due siti controversi, per chiarire le attività svolte al suo interno.

Il governo iraniano ha sempre affermato di svolgere attività regolari e non finalizzate alla costruzione della bomba atomica, respingendo come “infondate” le accuse lanciate da Israele e Stati Uniti. Tuttavia, alcune prove raccolte in passato dagli esperti dell’agenzia atomica hanno rivelato “una serie di attività rilevanti per lo sviluppo di un ordigno esplosivo nucleare”. 

Intanto continuano le riunioni di alto livello in programma questa settimana, propedeutiche agli incontri della della commissione mista sul nucleare iraniano. A presiedere i lavori è l’Unione europea, che il prossimo primo settembre riunirà i rappresentanti di Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Germania e Iran, per discutere le sorti dell’accordo.

La scorsa settimana il segretario di Stato americano Mike Pompeo, in visita ufficiale in Israele, aveva accusato Parigi, Londra e Berlino di “aver scelto di allinearsi con gli ayatollah al potere nella Repubblica islamica”. Nella riunione del primo settembre si farà il punto della situazione, dopo il rifiuto degli altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di avallare la decisione dell’amministrazione Trump di innescare il controverso meccanismo di “snapback”. Esso prevede la riattivazione delle sanzioni internazionali contro Teheran nel giro di un mese.

Secondo il fronte anti-sanzioni, nel 2018 gli Stati Uniti sono usciti in modo unilaterale dall’accordo nucleare e, di conseguenza, non sono più – di fatto – un partecipante autorizzato ad attivare il meccanismo come previsto nell’accordo stesso. 

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