10/07/2006, 00.00
INDONESIA
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Terremotati di Java: il governo ci ha dimenticati

di Mathias Hariyadi
I sopravvissuti al sisma di maggio manifestano contro i ritardi sulla distribuzione degli aiuti promessi dal governo e mai arrivati. Giungono invece i soccorsi offerti da un gruppo di cattolici a Wedi.

Wedi (AsiaNews) – Corruzione e una burocrazia macchinosa ostacolano la distribuzione degli aiuti economici promessi dal governo alle vittime del terremoto a Java centrale, Indonesia. La maggior parte dei sopravvissuti al sisma del 27 maggio inizia a disperare; ma c'è anche chi ha ritrovato il sorriso grazie all'impegno di un gruppo di volontari cattolici a Wedi. Qui e in diverse zone di Gantiwarno e Bayat - reggenza di Klaten - dopo oltre un mese dal disastro, i terremotati vivono ancora in tende provvisorie e denunciano i forti ritardi sulle consegne dei pacchetti di aiuti governativi. Quasi metà dei villaggi colpiti in questa zona non sono ancora "toccati" da nessun programma di soccorso.

Subito dopo il terremoto, il vice presidente indonesiano Jusuf Kalla aveva promesso di distribuire denaro e beni per la sussistenza quotidiana, ma migliaia di sfollati dicono di essere ancora in attesa. Il piano di Jakarta prevede la consegna di 2.500 dollari per la riparazione delle case, 10 Kg di riso e un sussidio di 8 dollari al mese a famiglia.

La scorsa settimana circa 200 senza tetto provenienti da diversi villaggi hanno dimostrato nel centro di Klaten esprimendo la loro preoccupazione. I manifestanti dicono di sentirsi "dimenticati" e sopraffatti dall'"incertezza" del futuro, che li aspetta. "Non sappiamo ancora come ricostruiremo le nostre abitazioni – racconta Suwardi, un abitante di Wedi – in queste condizioni di vita i più a rischio sono i bambini esposti a varie malattie".

Un funzionario del governo locale, Samiadji, anche presidente dell'Agenzia di Klaten per i soccorsi, ammette che non è in grado di rispondere a chi chiede quando riceverà gli aiuti promessi: "Per quanto ne so, è responsabile Jakarta. Kalla ha detto che ogni vittima avrebbe ricevuto i pacchetti di aiuti dal governo centrale". Egli ha poi aggiunto che la distribuzione di beni primari alla popolazione va a rilento a causa di "problemi tecnici". Gli indonesiani usano questa espressione riferendosi alla lentezza del sistema burocratico. Ma il governo locale non ha ancora studiato piani per 158 dei 386 villaggi devastati dal sisma nei sottodistretti di Wedi e Gantiwarno. Samiadji spiega: "Abbiamo una lista di almeno 178.440 persone che non hanno ricevuto aiuti economici e ci mancano circa 16 miliardi di rupie". Sunarno, il sindaco di Klaten, lamenta la stessa situazione: "Ho fatto presente i nostri problemi a Jakarta, ma il denaro ancora non arriva". Oltre alla burocrazia, anche la corruzione è un fattore che ostacola la consegna degli aiuti, soprattutto quando questi vengono gestiti da uffici statali.

Nel disastro, però, c'è ancora chi continua a sperare. Sono i destinatari della campagna di intervento promossa dalla parrocchia Santa Vergine Maria, Madre di Dio, a Wedi. Un gruppo di volontari, che aumenta di giorno in giorno, continua a distribuire aiuti alle vittime "di ogni religione". "Al momento – dice il parroco, p. Francis Xavier Supriyono – stiamo distribuendo cemento e legno per ricostruire case, come anche cibo; la gente è felice ed è un continuo ringraziarci".

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