27/04/2015, 00.00
NEPAL – ASIA
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Terremoto in Nepal: la Chiesa e la comunità internazionale in campo per i superstiti

La Cei stanzia 3 milioni di euro per il primo soccorso. La Chiesa sudcoreana raccoglie fondi per gli sfollati. India, Pakistan e Cina sono già sul posto. Una compagnia aerea di Pechino moltiplica le tariffe dei biglietti per far evacuare i suoi connazionali. Gli aiuti “selettivi” di Israele: ponte aereo per 25 bambini nati da madri surrogate, figli biologici di coppie omosessuali.

Kathmandu (AsiaNews) – Papa Francesco ha assicurato “vicinanza alle popolazioni colpite”, preghiera “per le vittime, per i feriti e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità” e ha chiesto la mobilitazione della comunità internazionale perché “abbiano il sostegno della solidarietà fraterna”.

Con questo spirito, lunedì 27 aprile la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha prontamente deciso lo stanziamento dai fondi 8xmille di 3 milioni di euro, destinandoli alla prima emergenza attraverso S.E. Mons. Salvatore Pennacchio, Nunzio Apostolico in India e Nepal.

Al momento, il bilancio delle vittime parla di oltre 3.700 morti. Un numero destinato a salire e in continuo aggiornamento, anche a causa della difficoltà di accedere ad alcune zone del Paese. A due giorni dalla prima scossa, è tutt’ora impossibile raggiungere molti villaggi.

Intanto, iniziano ad arrivare i primi aiuti dalla comunità internazionale. Soccorritori da India, Pakistan, Cina e Israele sono già sul posto, mentre altri da Stati Uniti, Gran Bretagna,  Singapore, Emirati Arabi Uniti e Unione Europea sono in arrivo.

L’India ha inviato diversi aerei militari con a bordo medicinali e un’unità mobile ospedaliera. Sul posto c’è una squadra di 40 esperti in “gestione dei disastri”, alcuni anche con cani. Finora New Delhi ha evacuato 1.935 connazionali a bordo di 12 caccia. Una squadra militare del Rapid Action Medical Team è pronta ad allestire un centro di primo soccorso a Lagankhel, a otto chilometri dall’aeroporto di Kathmandu.

Il Pakistan ha inviato quattro C-130 trasportanti 30 letti da campo; medici dell’esercito; specialisti; una squadra di recupero, anch’essa equipaggiata con cani e radar; riserve di cibo sufficienti per 2mila pasti; 200 tende e 600 coperte.

Anche la Chiesa della Corea del Sud ha risposto in maniera immediata all’emergenza. Il vescovo di Daejeon, mons. Lazzaro You Heung-sik, ha contattato un sacerdote della sua area in missione a Pokhara (nei pressi di Kathmandu), che lavora con otto religiose sudcoreane: “Stanno tutti bene, grazie a Dio – racconta ad AsiaNews – ma la devastazione è terribile”.

In occasione della Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni, riprende mons. You, “c’erano ieri in cattedrale circa 7mila giovani, religiose e religiosi: abbiamo pregato per le vittime del terremoto. Questa mattina ci siamo incontrati con la Curia diocesana e abbiamo deciso di mandare 100mila dollari [92mila euro] tramite la Nunziatura in India, che poi li girerà al vescovo mons. Simick. Ho chiesto una preghiera per le vittime del Nepal, e ho deciso che domenica prossima faremo una seconda raccolta di fondi per le vittime e i sopravvissuti. Speriamo di raccogliere altri 100mila dollari”.

L’arcidiocesi di Seoul ha inviato altri 50mila dollari (46.546 euro) e il card. Yeom ha mandato un messaggio di cordoglio e sostegno alle vittime.

La Cina ha inviato una squadra di soccorritori. Finora più di 1.000 cittadini cinesi sono stati evacuati dal Nepal, ma ne restano ancora 4mila da riportare a casa. Le modalità con cui stanno avvenendo le evacuazioni hanno scatenato un dibattito nel Paese. Il ministero degli Esteri ha consigliato ai connazionali bloccati in Nepal di contattare le compagnie China Eastern Airlines, Air China, Sichuan Airlines e China Southern Airlines per tornare a casa.

Tuttavia, molti lamentano un aumento esagerato dei prezzi. Il biglietto più economico è ora disponibile – emesso da China Southern – a quasi 8mila yuan (1.186 euro). In media un biglietto di sola andata per la stessa tratta costa circa 2.500 yuan (370 euro). Intervistato dal portale online Sohu il colonnello Liu Xiaoguang, militare assegnato all’ambasciata cinese a Kathmandu, ha criticato – senza nominarla – “una compagnia nazionale” per aver “aver alzato il prezzo del biglietto al fine di guadagnare sul disastro di un altro Paese”. Il militare ha poi aggiunto che “chi possiede passaporto cinese potrà tornare a casa con le compagnie di bandiera gratuitamente”. Tuttavia il Ministero ha negato quest’ultima possibilità.

Anche il Tibet è stato colpito dal terremoto del 25 aprile scorso. Secondo le autorità almeno 18 persone hanno perso la vita e altre 55 sono rimaste ferite. Nelle contee di Nyalam e Gyrong, a circa 40 chilometri dal confine con il Nepal, più di 200mila persone sono state colpite dal sisma a vari livelli. L’amministrazione ha evacuato 7mila persone da Nyalam e 5mila da Gyirong, subito dopo il disastro. Gli oltre 400 scalatori che si trovavano sul lato tibetano del monte Qomolangma (l’Everest) sono “in gran parte al sicuro”, nonostante le valanghe. Più di 1.100 edifici e templi sono stati distrutti o danneggiati in modo grave.

La Croce rossa di Hong Kong ha già inviato 500mila dollari di HK (quasi 60mila euro) per la prima assistenza. Anche l’ufficio nazionale di World Vision ha donato 1,56 milioni di dollari di HK (circa 185.700 euro) e ha già mandato più di 200 volontari in Nepal per affiancare le autorità locali nelle operazioni di recupero. Sempre dalla città-Stato i membri della Non Resident Nepali Association (Nrna) hanno lanciato un appello per donazioni di generi di prima necessità. Finora il gruppo ha raccolto 1.000 coperte e 1.000 torce, che verranno spedite attraverso il consolato nepalese. L’associazione ha in programma di aprire un conto bancario dove raccogliere le donazioni destinate al disastro.

Diverso il tipo di “aiuto” prestato da Israele. Il governo ieri ha ordinato il recupero via aereo di 25 neonati, nati da madri surrogate indiane, e dei loro genitori biologici israeliani, per lo più coppie omosessuali. In totale sono circa 700 i connazionali bloccati in Nepal. Sabine Hadad, portavoce del ministero degli Interni, ha dichiarato: “I primi a salire sull’aereo saranno i bambini e le loro famiglie”.

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