19/08/2015, 00.00
CINA
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Tianjin, la pioggia diventa acida. Arrestato il capo delle operazioni di soccorso

Le esplosioni che hanno devastato l’area industriale potrebbero avere immesso nell’atmosfera agenti chimici e cianuro. L’acqua è contaminata e la pelle colpita dalla pioggia si arrossa e diviene urticante. Il governo non ha risposte per gli sfollati, costretti a vivere in aree di fortuna dopo la devastazione delle case. Aperta un’inchiesta contro Yang Dongliang, capo dell’Amministrazione statale per la sicurezza sul lavoro.

Pechino (AsiaNews) – La pioggia di Tianjin, devastata da una serie di esplosioni nell’area industriale che hanno coinvolto oltre 3mila tonnellate di materiale chimico (fra cui 700 tonnellate di cianuro), è divenuta acida. La pelle di chi viene toccato dall’acqua piovana si arrossa e diviene urticante, mentre il governo sostiene che i livelli di inquinamento di aria e acqua “rimangono nei limiti”. Tuttavia, un funzionario sulla scena invita giornalisti e soccorritori a “stare lontano, se possibile”. In alternativa, la cosa migliore è quella di procurarsi teli impermeabili.

La popolazione della zona è colpita anche dalla decisione di non intervenire sui danni riportati dalle abitazioni della zona. Centinaia di residenti continuano a manifestare per chiedere al governo di pagare dei risarcimenti, oppure ricomprare le case distrutte dalle 12 esplosioni che si sono susseguite lo scorso 12 agosto 2015 nel porto della città.

Il governo ha proposto di “riparare” le case colpite, ma i cittadini respingono la richiesta. “Riparare è un eufemismo – dice un manifestante che non vuole essere identificato – per dire che non faranno nulla. Non riparate, comprate le nostre case e saremo noi a decidere dove andare”. Un altro, che si fa chiamare Pei, racconta: “Non posso vivere lì ma pago le rate del mutuo. E a questo devo aggiungere l’affitto per la casa dove sta la mia famiglia. Volevamo avere un figlio, ma quest’anno sarà impossibile”.

I cittadini sono esasperati anche dalla mancanza di notizie certe su quanto avvenuto. Un funzionario della Ruihai International Logistics – proprietaria dei magazzini coinvolti nel disastro – ammette che le dosi di materiale chimico stipate nei capannoni “potrebbero aver superato i limiti di sicurezza”. Incertezza sull’acqua contaminata, con studi privati che indicano i valori di cianuro “più alti del doppio rispetto a quanto è considerato sicuro”.

Infine restano insolute le problematiche relative agli sfollati. Secondo le prime indagini, circa 17.500 abitazioni private hanno subito danni seri. Ci sono migliaia di residenti sfollati di imperio, che per il momento vivono in 12 scuole e in altri 3 complessi residenziali di proprietà del governo. I funzionari incaricati della loro gestione dicono di poter ospitare circa 15mila persone, ma non è chiaro se e come sarà consentito loro di tornare a casa.

Gli organi di stampa ufficiali hanno dato ampio risalto alla messa in stato di accusa di Yang Dongliang, capo dell’Amministrazione statale per la sicurezza sul lavoro di Tianjin. L’uomo, che fino a ora ha guidato le operazioni di soccorso, è accusato di “violazioni alla legge e alla disciplina del Partito”, eufemismo che indica corruzione. Tuttavia non è stato per ora messo in correlazione con le esplosioni. 

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