16/06/2006, 00.00
TIMOR EST
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Timor Est: ribelli riconsegnano le armi, ma la pace è lontana

La decisione è frutto di negoziati tra leader dei soldati ribelli e il rispettato presidente Xanana Gusamo. Analisti avvertono: situazione instabile, troppe le armi ancora in circolazione.

Dili (AsiaNews) – I soldati ribelli, da settimane accampati sulle colline intorno a Dili, hanno riconsegnato parte delle loro armi alle forze australiane. La decisione è ritenuta un passo importante per mettere fine ai disordini che da fine aprile hanno provocato la morte di almeno 30 persone. Ma a Timor Est non tutti sono convinti che questo porterà necessariamente alla fine degli scontri.

Ad annunciare la decisione oggi sono stati il generale di brigata Mick Slater, comandante australiano degli oltre 2000 peacekeeper internazionali presenti sull'isola, e il leader dei soldati ribelli, l'ex comandante della polizia militare Alfredo Reinado.

I ribelli, che chiedono le dimissioni del premier Mari Alkatiri, ritenuto responsabile della crisi, hanno accettato di cedere le armi dopo aver ricevuto una richiesta ufficiale dal presidente Xanana Gusmao. Il primo ministro, invece, malgrado settimane di pressioni da parte di avversari politici e società, non è intenzionato a cedere.

La crisi a Timor Est è scoppiata in aprile dopo la decisione di Alkatiri di radiare dall'esercito 600 soldati, che "scioperavano", lamentando discriminazioni su base etnica. I soldati ribelli si sono scontrati con quelli lealisti alla periferia di Dili, mentre bande armate rivali hanno preso possesso delle strade della città, nell'assenza di forze di sicurezza.

Oggi i ribelli, accampati sulle colline della capitale, hanno consegnato 12 fucili automatici, 4 pistole e una non ben definita quantità di munizioni. Le armi saranno custodite in un grande container marittimo e sorvegliate dalle truppe australiane. Slater ha dichiarato di aspettare nei prossimi giorni la riconsegna di altre 45 – 50 armi da parte dei ribelli.

La speranza è che lungo questo percorso si possa presto arrivare a proficui colloqui di riconciliazione fra le parti in conflitto. Analisti locali, però, avvertono di non vedere la riconsegna di oggi come una garanzia di pace futura, perché "le armi in circolazione sono ancora troppe". Lo stesso Slater ha ammesso che numerose armi rimarranno nascoste sulle colline "per anni". E gli abitanti di Dili, con oltre 100 mila sfollati, si sentono ancora insicuri e non accennano a voler tornare a casa. 

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