24/11/2006, 00.00
TURCHIA - VATICANO
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Tra indifferenza, antipatia e poca approvazione la Turchia aspetta il Papa

di Mavi Zambak

La stampa nazionalista cerca ogni giorno pretesti per far sì che la visita infastidisca anche chi non è contro il viaggio papale. Secondo un sondaggio, solo il 10% dei turchi approva la visita, il 38% è decisamente contrario, un altrettanto 38% è indifferente e il 14% preferisce non esprimersi. Ma ora Erdogan dice che farà di tutto per incontrare, il 30, Benedetto XVI.

Ankara (AsiaNews) - Non è un mistero la poca simpatia della popolazione turca nei confronti di Benedetto XVI.  Ai turchi, spiace dirlo, papa Ratzinger non piace. E non solo per il discorso pronunciato a metà settembre a Ratisbona. Accanto al "problema religioso" persiste una sempre meno velata antipatia verso colui che, da cardinale, emise un giudizio "pesante" nei confronti di una Turchia che chiedeva di entrare in Europa.

A questo Paese a maggioranza musulmana e nazionalista, sia a livello popolare che governativo, la visita di questo Pontefice infastidisce. Anche perché è una visita dichiaratamente legata all'invito del Patriarca ecumenico Bartolomeo I e di chiaro taglio religioso.

Così sui giornali è uno stillicidio continuo nello sminuire e calunniare le figure di queste due personalità del mondo cristiano (che vengono dipinte coalizzate contro l'Islam e la Turchia), nel provocare polemiche e stizza anche su aspetti estremamente secondari. Allora se un giorno la rabbia è focalizzata contro l'affronto del Patriarca greco ortodosso a voler "fondare una chiesa" nell'hotel Hilton, semplicemente perché lì sarà la sala stampa voluta da Bartolomeo I con anche possibilità di seguire su grandi schermi le cerimonie religiose che si svolgeranno ad Istanbul il 30 novembre; il giorno dopo ci si scaglia contro il Papa che ha "rifiutato" l'invito alla tradizionale cena di Stato offerta dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer il 28 novembre. E poi ancora, si sottolineano i disagi che avranno gli abitanti di Istanbul nella zona dove si muoverà in auto il Papa, impedendo loro l'accesso alle proprie abitazioni e la possibilità di parcheggio, se non con uno speciale permesso rilasciato dalla polizia. Di nuovo è la curiosità che rasenta il ridicolo e il pettegolezzo sull'abbigliamento del Papa ad occupare le pagine dei giornali, come il cercare di capire perché sulla sua veste ci sono proprio 33 bottoni, perché indossa scarpe rosse e porta un anello d'oro.

Poco spazio, invece viene dato alle manifestazioni di protesta contro la visita di Ratzinger.

E se i giornali più fanatici, come Vakit, ancora domenica scorsa, in prima pagina riportavano la sollecitazione ad annullare l'invito di un Papa "che ha disprezzato il nostro profeta Maometto e anche la nostra nazionalità turca", di nuovo oggi, anziché sottolineare il gesto di un centinaio di militanti della Grande Unione (partito di estrema destra, vicino ai Lupi Grigi)  che hanno osato pregare nel museo di santa Sofia per protestare contro il papa, hanno preferito dare rilievo, ancora una volta, con titoli a tutta pagina al rifiuto del Papa alla "cena di rito", ridicolizzando Benedetto XVI che "non si lascia andare ai piaceri terreni".

A tutto ciò si affiancano le varie manifestazioni di sparuti gruppuscoli che, con cartelloni prestampati girano per le piazze di Istanbul con il solito slogan: "Non vogliamo il Papa in Turchia" oppure con quello, con una forte connotazione di protesta contro il ruolo dei due capi religiosi cristiani coalizzati, "Il Patriarca e il Papa sono nel Fanar. Cosa c'entrano con la nazione turca? Non vogliamo Benedetto XVI tra noi".

E una grande manifestazione, organizzata dal partito della Felicità è prevista per domenica prossima a Istanbul, con lo slogan "Il Papa falso e ignorante non è il benvenuto".

Lo soglia di allarme sta passando il limite. Così di fronte a tutto ciò, il governo sembra ora intenzionato a calmare le acque.

I giorni scorsi pareva che non solo il premier turco Tayyip Erdogan sarebbe stato assente durante la visita del Papa, ma anche gli altri esponenti governativi più rappresentativi non avrebbero dato il benvenuto al Santo Padre. Confermati gli impegni all'estero per il ministro degli esteri Abdullah Gul, impegnato anch'egli in Lettonia per il vertice Nato, del ministro degli affari religiosi Mehmet Aydin, in trasferta in Germania per partecipare ad un summit bilaterale turco-tedesco e poi in Olanda per un incontro sull'Integrazione con il ministro olandese. Neppure presente il sindaco di Istanbul, Kadir Topbas, in visita a Bruxelles. E così, assente ogni ministro, l'accoglienza all'aeroporto di Ankara sembra spettare ad una donna, Oya Tuzcuoglu, direttrice generale del protocollo del ministero degli Affari Esteri, con un cerimoniale molto semplificato rispetto a quello destinato ai capi di Stato.

Ieri dalle pagine di Posta, però, un colpo di scena: in un trafiletto si scrive che, visto lo stato attuale delle cose, il primo ministro Erdogan farà di tutto per incontrare il Pontefice ad Istanbul il 30 novembre. "Per non dare l'impressione che lui e il suo governo vogliano scappare dal Papa".

E anche Alì Bardakoglu, il responsabile del culto islamico in Turchia, che tanto si era infuriato subito dopo il discorso di Ratisbona, ora si dichiara ben disposto ad accogliere il Papa, sostenendo che - pur ribadendo che il dialogo e l'incontro con Ratzinger non vuol dire che condividano gli stessi pareri e dogmi -  vede "questa visita come un passo positivo per quanto riguarda lo sviluppo del rispetto e del dialogo fra i membri delle diverse religioni e culture del mondo. Questo incontro sarà un passo positivo per costruire un futuro sulla via della pace".

Ma la gente cosa pensa realmente di questa visita?

Dagli ultimi sondaggi riportati sui maggiori quotidiani turchi di tiratura nazionale, risulta che solo il 10% dei turchi approva la visita del Papa, il 38% è decisamente contrario, mentre un altrettanto 38% è indifferente e il 14% preferisce non esprimersi.

Tanti, pur non dichiarandosi ostili al Papa, ammettono di aver paura che possa succedere qualcosa. Nonostante le continue assicurazioni della polizia e degli agenti di sicurezza, molti non sono così certi che tutto andrà liscio, temono imprevisti negativi. Mehmet Ali Solak, alevita, direttore della rivista "Guvey Ruzgari (Vento del sud)", confessa che la paura è che ci sia qualcuno che voglia attentare alla vita del Papa o anche solo creare disordine per discreditare la Turchia e far cadere la colpa sui turchi. Questo è uno dei motivi, ammette facendosi portavoce di buona parte della popolazione turca (soprattutto delle minoranze religiose ed etniche, ma anche di alcuni cristiani), per cui si preferisce che Benedetto XVI se ne stia a casa sua.

Ma c'è anche chi si aspetta dal Papa una parola forte di sostegno verso un'autentica libertà e democrazia, contro un'islamizzazione che pare distruggere sempre più la vera laicità del Paese. Così il quotidiano Sabah, di estrema destra kemalista, martedì scorso, in prima pagina concentra tutto il suo pensiero in una vignetta in cui una folla indefinita di persone si appella alla figura del Papa invocando: "Salvaci tu". 

I cristiani, intanto, hanno già preso d'assalto tutti i biglietti disponibili per poter partecipare alle cerimonie liturgiche che il Papa celebrerà ad Efeso e a Istanbul. Se non ci sarà bisogno di un pass speciale per entrare nel Fanar (sede del Patriarcato greco ortodosso) la mattina del 30 dicembre, per le due celebrazioni eucaristiche, la prima alla casa della Madonna ad Efeso il 29 novembre, la seconda presso la Cattedrale di santo Spirito ad Istanbul, la mattina del 1 dicembre occorre avere un biglietto personale d'ingresso.

A farne "incetta" sono stati soprattutto i cattolici di riti orientali: armeni, siriani, caldei e maroniti, molti dei quali rifugiati da tutto il Medio Oriente, soprattutto Irak, Libano, Siria e Turchia dell'est. Chiese profondamente cattoliche e molto legate alla figura del Papa, sono soprattutto loro ad attendere il loro Pastore con grande gioia e devozione e a chiedere da Lui una parola di conforto, di incoraggiamento, di vicinanza.

Chiese a lungo ignorate dall'Occidente, ci tengono ad essere presenti alla venuta di Benedetto XVI, per dimostrargli tutto il loro affetto e cattolicità.

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