15/07/2020, 08.42
HONG KONG-USA-CINA
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Trump punisce Pechino per le (perdute) libertà di Hong Kong

di Paul Wang

Firmata la legge che elimina i privilegi fiscali di Hong Kong e punisce banche e organizzazioni che sono legati a personalità cinesi che attentano alle libertà del territorio. Pechino risponde minacciando sanzioni “per difendere i legittimi interessi della Cina”. Regina Ip: la decisione di Trump è “barbara e irragionevole”. Il New York Times sposta la sede digitale da Hong Kong a Seoul.

Hong Kong (AsiaNews) – Ieri il presidente Usa Donald Trump ha messo fine allo status economico speciale di Hong Kong, accusando la Cina di “azioni oppressive” verso l’ex colonia britannica, e citando in particolare la legge sulla sicurezza nazionale voluta da Pechino, che secondo molti penalizza lo stile di vita liberale del territorio.

Durante una conferenza stampa nel “Giardino delle rose” alla Casa Bianca, Trump ha spiegato: “Nessun privilegio speciale, nessun trattamento economico speciale, nessuna esportazione di tecnologie sensibili”. D’ora in poi, ha ribadito, “Hong Kong sarà trattata allo stesso modo della Cina”.

Hong Kong godeva di speciali privilegi fiscali da molto tempo; negli ultimi anni, a causa della guerra dei dazi, molte compagnie cinesi avevano spostato la sede nel territorio per sfuggire alle tasse imposte ai prodotti del continente.

Trump ha anche firmato una legge approvata dal Congresso che impone sanzioni su banche e organizzazioni che trattano con personalità cinesi responsabili di attuare la legge sulla sicurezza. Anche verso tali personalità cinesi vi saranno sanzioni e divieti.

La risposta di Pechino non si è fatta attendere: stamane il ministero degli esteri ha dichiarato che imporrà sanzioni contro individui e organizzazioni degli Stati Uniti, “per difendere i legittimi interessi della Cina”. Nella dichiarazione si rivendica pure che “gli affari di Hong Kong sono affari puramente interni della Cina e nessun Paese straniero ha il diritto di interferire”.

Regina Ip, parlamentare di Hong Kong fortemente pro-Pechino ha definito “barbara e irragionevole” la mossa di Washington, ammettendo che essa avrà conseguenze sui visti per gli scambi accademici e su aspetti fiscali. In ogni caso, per la Ip non vi sarà nessuna conseguenza sul carattere internazionale di Hong Kong come centro finanziario.

Intanto però, è di oggi la decisione del New York Times di spostare il proprio staff per l’edizione digitale da Hong Kong a Seoul.

Nel territorio rimarranno alcuni giornalisti, ma per il NYT, la nuova legge sulla sicurezza “scuote le organizzazioni giornalistiche e crea incertezza sulle prospettive della città come centro per il giornalismo”. Fino ad ora, molti giornalisti e testate che trovavano difficoltà e blocchi in Cina, si spostavano ad Hong Kong dove potevano seguire i fatti della Cina senza problemi. La nuova legge, che combatte azioni di sovversione, secessione, terrorismo e collaborazione con forze straniere, penalizza anche la diffusione di notizie che possono essere interpretate come sostegno a tali azioni.

La nuova legge sulla sicurezza e la firma di Trump aggiungono un elemento in più al braccio di ferro che da alcuni anni caratterizza il rapporto fra Stati Uniti e Cina, dopo le accuse a Pechino sulla pandemia da coronavirus, l’escalation militare nel Mar Cinese meridionale, il soffocamento della libertà religiosa e in particolare il trattamento degli uiguri nello Xinjiang.

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