16/07/2016, 10.39
TURCHIA
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Turchia, fallito golpe dei militari. Erdogan vacilla, poi annuncia il pugno di ferro

Il presidente turco è rientrato a Istanbul circondato dai sostenitori. Per ore ha vagato sui cieli del Paese, in attesa di capire l’evolvere della situazione. Mistero sulla mente dietro il tentato colpo di Stato. Negli scontri morte 90 persone e 1200 feriti. Arrestati almeno 200 soldati che hanno partecipato all’azione. Preoccupazione nelle cancellerie internazionali.

 

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Circondato dai suoi sostenitori, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è rientrato a Istanbul dopo che nella tarda serata di ieri una parte dell’esercito ha tentato un colpo di Stato, sventato da polizia e lealisti. In un intervento trasmesso dalla tv nazionale, egli ha definito il tentativo un “atto di tradimento” e ha annunciato una operazione di pulizia all’interno dell’apparato militare. Le ultime ore sono state le più difficili degli ultimi 13 anni, da quando Erdogan è salito ai vertici del potere in Turchia. A bordo di un aereo privato, egli ha sorvolato a lungo i cieli del Paese nei momenti più convulsi, chiedendo asilo - negato - a Germania e Gran Bretagna mentre invitava i suoi sostenitori a “lottare per la democrazia”.

Secondo le prime informazioni il tentato colpo di Stato - che non ha ricevuto il sostegno dei partiti di opposizione - ha causato circa 90 morti e quasi 1200 feriti; sporadici colpi di arma da fuoco si sono registrati per tutta la notte e nelle prima mattinata di oggi in diverse città turche.

Finora almeno 200 soldati, che hanno partecipato a vario titolo all’azione, si sono consegnati alle forze di polizia; si tratta di soldati semplici che si sono arresi quando hanno capito che il tentato golpe era stata sventato dalle forze di polizia.

Un funzionario del governo turco riferisce che la sicurezza ha arrestato 1563 militari, mentre il premier Binali Yildirin ha confermato che ora la situazione è in gran parte sotto controllo. Nel frattempo il Parlamento turco si è riunito in mattinata in seduta straordinaria ad Ankara per discutere della questione.

Resta invece avvolta nel mistero la sorte del capo dell’esercito turco, il generale Hulusi Akar. In un primo momento era circolata la notizia che egli era stato preso in ostaggio dai soldati ribelli, ma non vi sono conferme ufficiali. Lo sostituisce il comandante del primo battaglione generale Umit Dundar, che guiderà l’esercito sino a nuove istruzioni.

Per alcune ore i golpisti avevano assunto il controllo dell’aeroporto di Istanbul, sospendendo le attività dello scalo. Rientrata l’emergenza sono riprese anche le operazioni di decollo e atterraggio.

In una nota ufficiale il ministero turco degli Esteri ha affermato che il tentativo di colpo di Stato “è stato sventato dal popolo turco, unito e solidale. Il nostro presidente e il governo hanno il controllo della situazione”. “Le forze armate turche - prosegue il comunicato - non sono coinvolte nel loro complesso nel tentativo di golpe […] condotto da una cricca di persone all’interno delle forze armate, che hanno ricevuto la risposta che meritavano dalla nazione”.

Finora non vi sono certezze sulla mente che ha ideato e promosso l’operazione militare, e del sostegno di cui gode realmente in seno al Paese e all’esercito. Nelle prime ore, quando sembrava che il golpe dovesse riuscire, il gruppo si era ribattezzato “consiglio di pace” alla guida del Paese per ripristinare democrazia e diritti calpestati da Erdogan e dal suo esecutivo con leggi liberticide.

In un primo momento il presidente aveva indicato nel leader islamico, in esilio negli Stati Uniti, Fetullah Gulen - un tempo alleato di ferro, oggi nemico numero uno di Erdogan - quale mente del colpo di Stato. Tuttavia in queste ore Gulen ha smentito con forza ogni coinvolgimento nell’azione, “condannando nei termini più forti possibili in tentativo di colpo militare in Turchia”.

Le cancellerie internazionali hanno seguito per diverse ore col fiato sospeso l’evolversi della vicenda, e solo nelle prime ore di oggi - rientrata l’emergenza - hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali. Il presidente Usa Barack Obama ha invitato tutte le parti in Turchia a sostenere “il governo democraticamente eletto”. La Nato, di cui Ankara è membro, ha chiesto il “pieno rispetto” delle istituzioni democratiche. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha sottolineato che il Paese - che negozia da tempo l’ingresso nell’Ue - “è un partner chiave per l’Unione europea”.

 

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