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    » 12/01/2007, 00.00

    IRAQ

    Uccisi, rapiti, minacciati: vita dei cristiani a Mosul



    Crescono ogni giorno le violenze ai danni della comunità; donne assassinate per strada, uomini rapiti nelle loro case, parroci che continuano a ricevere intimidazioni telefoniche.
    Mosul (AsiaNews) – Non si placa il calvario della comunità cristiana di Mosul . Né il periodo natalizio, né il nuovo anno hanno portato sollievo alla prostrata comunità cristiana in Iraq. Il 2007 si è aperto con un’escalation di minacce e uccisioni. Dalla città, roccaforte sunnita, AsiaNews ha ricevuto il resoconto delle ultime due settimane, fatto di rapimenti, intimidazioni e assassini. Gli ultimi due episodi risalgono a pochi giorni fa. Alcuni cristiani del luogo raccontano che lo scorso 9 gennaio la giovane segretaria di una clinica medica di Mosul è stata uccisa senza motivo apparente, mentre stava rientrando a caso nella piccola cittadina di Bartella. Il giorno successivo, un uomo della parrocchia di San Paolo è stato assassinato sulla soglia di casa, mentre resisteva ad un tentativo di rapimento.
     
    Negli ultimi 15 giorni – continuano le fonti, che chiedono l’anonimato – decine di famiglie cristiane, che ancora resistono alla tentazione di emigrare, hanno ricevuto intimidazioni telefoniche, in cui si chiede loro di pagare un “contributo alla resistenza [sunnita], pena la vita”. Poi ci sono le minacce fisiche e i sequestri di persona a scopo di lucro. La comunità ogni volta è costretta a raccogliere somme ingenti che vanno a pesare su una situazione economica già ai limiti; per di più, senza avere la certezza di rivedere in vita i propri cari.
     
    Nel mirino anche le chiese. I parroci locali hanno vissuto il Natale sotto continua minaccia. A questo si aggiungono le difficoltà materiali: insicurezza nelle strade, mancanza di elettricità, carburante e il freddo da cui non si riesce a trovare scampo. Ormai i cristiani di Mosul sono convinti: “La situazione è tale che nessun governo sarà mai in grado di aiutarci”.
    Prima dell’inizio della guerra nel 2003 a Mosul vivevano tra gli 80mila e i 90mila cristiani. Al momento è difficile dare stime esatte sul numero di chi è rimasto. Fonti della diocesi dicono che in media un cristiano al giorno lascia la città per non farvi ritorno.
    L'insicurezza e i rapimenti dominno anche Baghdad. A causa di ciò nelle scorse settimane il Patriarcato caldeo ha trasferito in Kurdistan, il Babel College e il Seminario maggiore di San Pietro.
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