06/12/2007, 00.00
CINA - USA - UNIONE EUROPEA
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Usa e Ue premono su Pechino, rivalutare lo yuan

Il segretario Usa al Tesoro alla vigilia della sua partenza per la Cina rinnova l’invito a rivalutare lo yuan. L’Ue ora accusa Pechino di favorire le proprie ditte con sussidi per l’acciaio, rendendole più competitive di quelle europee. Per contenere l’inflazione, Pechino annuncia che cambierà la politica monetaria.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Stati Uniti e Unione Europea rinnovano la richiesta alla Cina  di rivalutare lo yuan e non dare benefici “sleali” alle sue aziende. Pechino non accoglie le richieste ma annuncia una più efficace politica monetaria, per frenare l’inflazione e controllare lo sviluppo.

Ieri Henry Paulson, segretario Usa al Tesoro, parlando all’Asia Society a Washington ha ribadito che la rivalutazione dello yuan non è “abbastanza veloce”, “per ridurre il surplus commerciale” a favore di Pechino. Paulson, che il 12 dicembre sarà in Cina per la quinta volta come capo del Tesoro, ha ammonito che la tensione tra i due Paesi può causare un “crescente nazionalismo economico e protezionismo”. Ritiene che la crescita della Cina “sia un aiuto per l’intero mondo ed è anche nostro interesse che continui, ma deve evolvere in una crescita più bilanciata”, tramite riforme come la liberalizzazione della valuta. Esperti ritengono che ciò sia anche nell’interesse della Cina, per contenere la crescente  inflazione.

Il surplus tra i due Stati è giunto a 27 miliardi di dollari a novembre. Lo yuan si è apprezzato dell’11,7% sul dollaro dal luglio 2005, ma ha anche perso oltre l’8% sull’euro, rendendo i prodotti europei meno competitivi di quelli di Usa e Giappone.

L’Unione europea, dopo avere molto insistito per una rivalutazione dello yuan, accusa ora Pechino di fornire alle proprie aziende acciaio a prezzo inferiore a quello di mercato: cosa che ha permesso a parti di autoveicoli e altri prodotti cinesi del settore di avere prezzi inferiori anche del 25% e di “inondare” il mercato europeo. A novembre Pechino ha risolto una disputa simile, intentata da Stati Uniti e Messico, accettando di cessare dal 1° gennaio analoghi sussidi ed esenzioni fiscali a proprie imprese che esportano in questi Paesi.

Ma la Cina ha il problema di contenere la crescita, che è stata dell’11,5% nel terzo trimestre del 2007, e ha portato l’inflazione al massimo livello dal 1997. C’è il timore che i forti aumenti di prezzo avvenuti per gli alimentari colpiscano anche altri settori: intanto si prevede un nuovo boom del mercato immobiliare, dopo che il governo ha annunciato la costruzione di più abitazioni a basso costo per consentire una ridistribuzione dei benefici della crescita economica. Pechino ha annunciato ieri che la politica monetaria nel 2008 passerà da un atteggiamento “prudente” a uno più “stretto”: a conferma della volontà di un deciso intervento contro l’inflazione. Esperti osservano l’insufficienza delle misure finora adottate, quali il ripetuto aumento del costo del denaro e restrizioni nei finanziamenti bancari. (PB)

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