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  • » 16/01/2008, 00.00

    ASIA CENTRALE

    Uzbekistan e Turkmenistan innalzano il prezzo del gas in pieno inverno



    A dicembre i due governi concordano un’azione per far aumentare il prezzo del gas, minacciando di interrompere le forniture. I poveri Paesi vicini costretti a pagare. Ma l’Iran si rifiuta e medita ritorsioni.

    Tashkent (AsiaNews/Agenzie) – Quando arriva il gelido inverno nell’Asia centrale, Uzbekistan e Turkmenistan “chiudono” i rubinetti del gas, di cui sono ricchi, per ottenere un prezzo più alto dagli Stati vicini. Quest’anno nella zona la temperatura è scesa a meno 20 gradi e molti governi non hanno scorte adeguate di energia per l’elettricità e il riscaldamento.

    Il Servizio statale di notizie turkmeno spiega che il 18 dicembre il presidente turkmeno Kurbanguly Berdimukhamedov e quello uzbeko Islam Karimov si sono scambiati una telefonata nella quale, “trovandosi d’accordo che le risorse energetiche sono un fattore strategico per lo stabile sviluppo di entrambi gli Stati e la crescita del benessere delle popolazioni, si sono detti pronti a un’azione congiunta”. In questo periodo i 2 Paesi hanno ridotto del 50% l’esportazione di energia elettrica verso i confinanti Tagikistan e Kirghizistan. Pochi giorni dopo la telefonata, l’Uzbekistan  ha imposto a questi 2 Stati un aumento del prezzo del gas, da 100-115 dollari per mille metri cubi a 145. Nel 2006 costava 55 dollari. Negli stessi giorni Tashkent ha chiesto un aumento anche a Mosca. La Russia acquista l’economico gas uzbeko per il consumo interno, mentre vende i propri gas e petrolio all’estero a prezzo elevato, soprattutto nell’Europa occidentale. Per cui la richiesta di aumento non la preoccupa, anche perché può traslarlo sugli acquirenti europei. Fonti locali riferiscono che a fine dicembre Mosca ha concordato un maggior prezzo, pari circa a quello che già paga al Turkmenistan. Non ci sono stati annunci ufficiali, cosa che ha fatto ritenere a molti che sia in corso una trattativa più complessa, che coinvolga anche altri Paesi produttori come Turkmenistan e Kazakistan. Mosca vuole, infatti, assicurarsi l’energia degli Stati ex sovietici, per evitare che sia convogliata ad Oriente verso Cina e India oppure in Europa attraverso il Mar Caspio e la Turchia.

    Ma l’aumento è stato grave per Tagikistan e Kirghizistan, che hanno aumentato i prezzi al consumo rispettivamente del 30% e del 50%. In questi Paesi la povertà è diffusa e si teme un incremento dei lavoratori migranti dal Tagikistan ai più ricchi Russia e Kazakistan.

    Analisti ritengono che Karimov voglia anche aumentare la sua influenza politica sui 2 Stati vicini, ricattandoli con il prezzo del gas. 

    Il Turkmenistan, a sua volta, ha cercato di agire in identico modo verso l’Iran, aumentando il prezzo del gas e minacciando di interrompere le forniture. Ma Tehran si è rifiutata e ha minacciato di fare del tutto a meno dell’energia turkmena. Da oltre 2 settimane parte dell’Iran settentrionale non importa più energia da Ashgabat. Il viceministro iraniano per il Petrolio, Akbar Torkan, ha commentato sulla radio statale che è “immorale” tagliare le forniture di energia durante il pieno inverno. E’ stato annunciato il ricorso a un “tribunale internazionale” per chiedere sanzioni contro il Turkmenistan.

    Analisti osservano che questi aumenti non recano alcun beneficio alle popolazioni di Uzbekistan e Turkmenistan le quali, anzi, hanno penuria di gas e di elettricità, perché i loro governi privilegiano l’esportazione rispetto alle necessità interne. Interi villaggi abbattono ogni albero e bruciano tutto quanto è possibile, per potere avere un po' di caldo.

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