23/04/2009, 00.00
SRI LANKA
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Verso la fine il destino del capo delle Tigri tamil: vivo o morto

di Melani Manel Perera
L’esercito afferma di conoscere il nascondiglio del leader del Ltte, Velupillai Prabhakaran. Intanto il Paese si interroga sul futuro del capo delle Tigri. La maggior parte della popolazione si augura che venga ucciso. Sarath Fernando, analista politico: i ribelli devono arrendersi, ma i tamil devono continuare a lottare per i loro diritti.
Colombo (AsiaNews) - Vivo o morto. Velupillai Prabhakaran (nella foto), capo supremo del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte), sembra avere le ore contate. L’esercito di Colombo afferma di aver individuato il nascondiglio del leader delle Tigri tamil nella zona di guerra. Il generale Sarath Fonseka, comandante dello Sri Lankan Army, ha dichiarato che le truppe gli danno la caccia “per annientarlo”.
 
Il presidente Mahinda Rajapaksa ha offerto a Prabhakaran la resa per salvarsi dall’avanzata dell’esercito, ma ha aggiunto che non avendo ricevuto nessuna risposta il leader del Ltte ora “deve accettare le conseguenze della sua scelta”. Intanto il portavoce dell’esercito, Udaya Nanayakkara, ha reso noto che nessuna decisione è stata presa sulla sorte delle figure di primo piano delle Tigri tamil che si sono arrese alle forze governative.
 
Mentre continuano le operazioni di guerra e si aggrava l’emergenza degli sfollati in fuga dalla no fire zone, lo Sri Lanka si interroga sul futuro del leader dei ribelli asserragliato con alcune centinaia di guerriglieri -  il ministero della Difesa parla di almeno 700 ribelli - e imputato numero uno per la guerra che da 25 anni insanguina il Paese.
 
Tra la popolazione del sud dell’isola la maggior parte si augura che Prabhakaran ed i leader del Ltte vengano uccisi nelle operazioni militari. L’offerta al capo ribelle fatta dal presidente ha trovato molti detrattori, irritati dal fatto che Rajapaksa avesse parlato anche di un possibile reinserimento di Prabhakaran nella società, come in passato è avvenuto per Karuna Amman e Pilleyan, nomi di battaglia di due quadri del Ltte oggi ministro e chief minister del governo. I monaci buddisti, principali sostenitori di uno Sri Lanka interamente singalese, non accettano che si parli di perdono dei capi del Ltte e tra loro c’è anche chi auspica che Prabhakaran si suicidi prima di finire nelle mani dell’esercito.
 
Sarath Fernando, analista politico e membro del Movement for National Land and Agricultural Reform (Monlar), interpellato da AsiaNews, è convinto che “Prabhakaran non può e non vuole seguire la strada di Karuna Amman e Pilleyan perché non ha ricevuto nessuna garanzia che la giusta causa della sua comunità potrà essere difesa”.
 
“Molte persone, inclusi molti tamil, non vogliono che la guerra continui - afferma Fernando - e la fine del conflitto è benvenuta. Ma porre fine ai combattimenti tradendo la giusta causa della popolazione tamil, che combatte per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti, uguale cittadinanza e pari dignità nella società dello Sri Lanka, non è solo il fallimento di Prabhakaran, ma di tutti noi”.
Per Fernando “il movimento della popolazione tamil, di cui Ltte e solo una parte, non dovrebbe arrendersi e noi, che non siamo tamil, cittadini comuni e disarmati dello Sri Lanka dovremmo giocare un ruolo più importante in questa lotta”.
 
“L’offerta fatta [dal presidente Rajapaksa] a Prabhakaran non è stata accompagnata da nessuna assicurazione che le ragionevoli richieste dei tamil troveranno risposta”. Il membro del Monlar afferma che “un qualche tipo di accordo era possibile se non fosse stato legato alla disfatta militare del Ltte”. Per Fernando, la scelta del governo di Colombo di puntare all’annientamento delle Tigri mette tutti i tamil in una posizione di totale debolezza.: “Come potremo assicurare ora che la popolazione tamil abbia l’opportunità di trattare da una posizione di forza per raggiungere un accordo garante dei suoi diritti e della sua autodeterminazione?”.
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