12/11/2012, 00.00
SRI LANKA
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Vescovi dello Sri Lanka: Il governo deve rispettare l’indipendenza della magistratura

di Melani Manel Perera
La Conferenza episcopale ammonisce il parlamento sul caso di impeachment contro Shirani Bandaranayake, presidente della Corte suprema. Nella mozione approvata contro la donna non si specificano i reati commessi. Società civile, leader cattolici e buddisti criticano la mossa: un tentativo di interferire con la magistratura. Per i vescovi è “necessario” separare i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario.

Colombo (AsiaNews) - Una minaccia all'indipendenza della magistratura: così la Conferenza episcopale dello Sri Lanka (Cbcsl) definisce la mozione di impeachment approvata dal governo contro Shirani Bandaranayake (v. foto), presidente della Corte suprema e prima donna a ricoprire tale carica. Presentata dalla coalizione in carica (United People's Freedom Alliance - Upfa) e firmata da 117 deputati, la mozione è stata accettata dal presidente del Parlamento. L'interpellanza parla di 14 capi di imputazione, tra cui patrimoni non dichiarati e violazione di disposizioni costituzionali, senza però scendere in ulteriori dettagli. La donna ha sempre negato le accuse. Società civile, leader cattolici e buddisti e membri della comunità internazionale hanno criticato la mossa, vista come l'ennesimo tentativo da parte del governo di interferire con la magistratura. Intanto, su indicazione del card. Malcolm Ranjith il Comitato affari interni dell'arcidiocesi di Colombo ha emesso un comunicato ufficiale sulla mozione.

Nella nota, i vescovi dichiarano di "attendere con ansia" la pubblicazione delle accuse contro la Bandaranayake, e si augurano che "la mozione non dipenda dal possibile disappunto legato ad alcune sentenze emesse contro lo Stato", ma "si basi su veri atti di cattiva condotta". Di recente infatti, la Corte suprema ha rallentato l'iter burocratico per l'approvazione di un disegno di legge, che proponeva il trasferimento  dei poteri delle province al governo centrale. In un caso analogo, la donna ha ritardato il passaggio di una bozza di legge, che stabiliva il passaggio dei fondi destinati allo sviluppo sotto il controllo del ministero dello Sviluppo economico. Dicastero guidato da Basil Rajapaksa, fratello del presidente Mahinda Rajapaksa.

"Secondo la Costituzione - notano i vescovi cattolici - il Parlamento ha il potere di accusare un giudice per cattiva condotta. La nostra Carta conferisce la sovranità al popolo e non al parlamento. Ma a differenza delle altre repubbliche presidenziali, dove c'è una chiara divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, [in Sri Lanka] è il parlamento a esercitare il potere giudiziario attraverso i tribunali. Le autorità costituzionali considerano la separazione dei poteri essenziale per la salvaguardia dell'indipendenza della magistratura. Questa mancanza nella nostra Costituzione chiede di essere sanata al più presto".

Per il Comitato, il presidente della Corte suprema "deve avere gli stessi diritti di difesa riconosciuti ai cittadini accusati di un crimine". Questo, sottolinea, include "la possibilità di difendere se stessa, essere rappresentata da un consiglio, l'esame incrociato di testimoni". Infine, sottolineano i vescovi firmatari, "speriamo che questa mozione non distolga l'attenzione del governo da problemi più urgenti, come la riconciliazione tra le comunità e la ricerca di una soluzione politica alle richieste del popolo tamil".

La Costituzione dello Sri Lanka conferisce al presidente l'autorità di nominare il capo della Corte suprema, ma non quella di revocarlo dalla carica. Solo un'interpellanza parlamentare - come nel caso della Bandaranayake - può destituirlo dall'incarico.

 

 

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