07/02/2007, 00.00
LIBANO
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Vescovi maroniti: incidenti provocati per bloccare i risultati della conferenza di Parigi

di Youssef Hourany
Implicita, ma chiara critica dell’opposizione che ha osteggiato l’incontro di coloro che “vogliono aiutare il Libano”. L’Onu annuncia la firma dell’accordo per il tribunale internazionale.

Beirut (AsiaNews) – Dura condanna dei vescovi maroniti  contro i responsabili dei sanguinosi  scontri del “martedì nero” e del “giovedì nero”, giudicati un tentativo di bloccare i risultati della Conferenza dei “donatori” di Parigi. Una implicita, ma evidente, critica all’opposizione da parte dei presuli, resa nota al termine della riunione mensile, svoltasi, come in ogni primo mercoledì del mese, a Bkerke, sotto la presidenza del patriarca maronita il cardinale Nasrallah Sfeir. Nel comunicato finale, i vescovi hanno anche rinnovato il loro appello per la ripresa del dialogo tra le parti ed hanno ringraziato i leader cristiani di maggioranza ed opposizione, che hanno sottoscritto il “patto di Bkerke”.Nel loro comunicato finale i vescovi, dunque, tornano ad esprimere un giudizio positivo sulla conferenza di Parigi del 25 gennaio – osteggiata e criticata dall’opposizione libanese – ringraziando coloro che hanno offerto sostegno al Libano, il che riflette  “l'interesse ed il posto privilegiato che occupa il Libano nei loro Paesi”, ed in particolare il presidente francese Jacques Chirac “che non risparmia nessuno sforzo per aiutare il Libano ad uscire dalla sua crisi”. In proposito, il comunicato di Bkerke critica quei responsabili politici libanesi che non hanno voluto usufruire dell’interesse del mondo verso il Paese dei cedri.

Il documento dei vescovi cade in una giornata segnata, sul piano internazionale dalla firma da parte delle Nazioni Unite dell’accordo con il Libano per la formazione del tribunale internazionale che deve giudicare i responsabili dei delitti politici nel Paese dei cedri e dagli incontri in Russia del segretario generale della Lega araba per ottenere che Mosca prema su Iran e Siria

Fonti dell’Onu hanno reso nota ieri sera la firma dell’accordo per l’istituzione del tribunale internazionale, avvenuta con il consenso di tutti e cinque i membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia). L’accordo prevede ora la ratifica della convenzione, già sottoscritta dal direttore generale del Ministero della giustizia, da parte del Parlamento libanese. Contro l’accordo si è già scagliato a più riprese il presidente della Repubblica, Emile Lahoud, che nega al governo la legittimazione a firmare impegni internazionali. Il governo Siniora, dal canto suo, ha bisogno che della questione sia investito il Parlamento – nel quale ha la maggioranza - ma il suo presidente Nabih Berri – che è anche il capo del movimento sciita di Amal, all’opposizione - si è finora rifiutato di convocarlo.

La questione del tribunale internazionale è forse la – non ufficiale - causa principale della crisi libanese, visto che alla sua prima approvazione da parte del governo sono seguite le dimissioni dei ministri sciiti e di uno facente riferimento a Lahoud. L’inchiesta dell’Onu sta evidenziando come negli omicidi politici – a partire da quello dell’ex primo ministro Rafic Hariri – siano coinvolti quanto meno altissimi responsabili dei servizi segreti di Libano e Siria, che all’epoca controllava il Paese dei cedri.

Nel tentativo di trovare uno sbocco alla crisi, intanto, il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, è andato a Mosca. L’obiettivo, non dichiarato, è ottenere che la Russia faccia pressioni su Siria ed Iran perché indichino all’opposizione libanese - che ad esse fa riferimento – maggiore disponibilità per uscire dalla attuale situazione di blocco totale.

 

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